
- Prima Notizia 24
- Roma - Venerdì 19 Giugno 2026
Tfr: da luglio cambia il meccanismo di assegnazione, scatta il silenzio-assenso per i nuovi assunti
In assenza di una esplicita comunicazione entro due mesi dall'inizio del rapporto di lavoro, le quote non rimarranno più all'interno del bilancio aziendale ma confluiranno in via automatica nella previdenza integrativa.
Il quadro normativo che regola il Trattamento di Fine Rapporto si appresta a subire una profonda trasformazione strutturale, segnando uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni per il mercato del lavoro italiano: a partire dal primo luglio, entreranno in vigore le nuove disposizioni sulla destinazione delle quote di liquidazione per i lavoratori di nuova assunzione.
L'intervento del legislatore mira a imprimere un'accelerazione allo sviluppo della previdenza complementare, spingendo i dipendenti all'avvio precoce di una posizione pensionistica integrativa e riducendo al minimo i casi di accantonamento passivo e non consapevole delle somme.
La novità principale risiede nel superamento del vecchio automatismo che favoriva la permanenza delle risorse presso il datore di lavoro. Fino ad oggi, qualora il dipendente non esprimesse una preferenza formale, il Tfr restava di diritto nelle casse dell'azienda. Con l'introduzione della riforma l'approccio viene invertito: i lavoratori disporranno di una finestra temporale di due mesi per formalizzare la propria decisione; decorso inutilmente tale termine senza alcuna comunicazione, si attiverà la procedura del silenzio-assenso. In caso di mancata selezione da parte del dipendente, il silenzio non si tradurrà quindi nel mantenimento dello status quo aziendale, bensì nel trasferimento immediato e automatico del Tfr verso una forma pensionistica complementare.
La riserva finanziaria confluirà nel fondo pensione negoziale di riferimento stabilito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) applicato al settore d'impiego. Qualora la categoria di riferimento non disponga di un fondo bilaterale specifico, la normativa prevede il reindirizzamento verso i principali strumenti negoziali istituiti a livello nazionale, tra cui il Fondo Cometa. La titolarità delle somme rimarrà pienamente in capo al lavoratore, che conserverà la facoltà di modificare le linee di investimento o di integrare la posizione con versamenti volontari nel corso della carriera.
Il riassetto normativo introduce importanti variazioni gestionali anche per le strutture aziendali di grandi dimensioni. Per questa specifica tipologia di imprese, le quote di Tfr non rimarranno più nell'alveo della disponibilità liquida societaria, ma dovranno essere convogliate all'interno di una gestione previdenziale pubblica facente capo all'Inps.
Si tratta di una modifica di carattere prettamente contabile e amministrativo che lascia inalterati i diritti del personale: il capitale maturato continuerà a rappresentare un diritto certo del lavoratore, liquidato secondo le consuete modalità di legge alla cessazione del contratto di impiego.
L'operazione configura una vera e propria transizione culturale, oltre che tecnica. Per decenni il sistema ha eletto l'azienda come custode naturale del trattamento di fine rapporto, relegando l'opzione dei fondi integrativi a una scelta individuale e attiva. Dal 2026 l'adesione ai canali previdenziali secondari diventa l'opzione predefinita del sistema in assenza di un diniego esplicito, un tentativo politico di rispondere ai mutamenti demografici e alle future sfide di sostenibilità delle gestioni pensionistiche pubbliche.
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