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- Roma - Sabato 20 Giugno 2026
L'Iran chiude di nuovo Hormuz: "Israele viola l'accordo bombardando il Libano"
Nonostante l'escalation e il rinvio dei tavoli, gli inviati di Trump, Witkoff e Kushner, restano in Svizzera in attesa del ministro degli Esteri Araghchi per tentare di salvare il memorandum.
La fragile intesa diplomatica faticosamente raggiunta tra Washington e Teheran rischia il collasso definitivo a poche ore dall'avvio dei tavoli negoziali. Il comando militare centrale dell'Iran ha ufficializzato il blocco totale del transito marittimo all'interno dello Stretto di Hormuz, lo snodo energetico più strategico del pianeta. Secondo la nota diramata dallo stato maggiore di Teheran, la decisione configura una risposta immediata alle pesanti operazioni belliche condotte dalle forze israeliane nel quadrante meridionale del Libano, considerate una palese infrazione delle intese bilaterali sottoscritte con la mediazione internazionale.
Nel comunicato trasmesso dalla televisione di Stato, i vertici militari hanno chiarito la postura del Paese: “Si annuncia la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico marittimo. Questo primo passo è una risposta alla violazione delle promesse da parte del nemico”. Il comando ha inoltre lanciato un severo monito all'indirizzo degli alleati occidentali, avvertendo che qualora le ostilità sul terreno non dovessero cessare, “saranno pianificate e adottate ulteriori misure per costringere il nemico a rispettare i propri obblighi”.
La decisione giunge nel mezzo di una sanguinosa ripresa delle ostilità sul fronte libanese, dove i raid aerei dello Stato ebraico hanno bersagliato oltre una decina di località subito dopo la mezzanotte. Nella provincia meridionale di Nabatieh la Protezione Civile locale ha registrato un bilancio di almeno 16 vittime, a cui si aggiungono altri 7 morti e 13 feriti accertati dall'agenzia statale Nna a Qannarit, nei pressi di Sidone. Tra le vittime dei bombardamenti figura anche un militare dell'esercito regolare libanese, colpito lungo l'asse stradale tra Kfar Rumman e Nabatieh.
Il comando di Beirut ha denunciato l'episodio sottolineando che “la continuazione dei brutali attacchi israeliani punta a ostacolare qualsiasi soluzione che permetta di ripristinare la stabilità in Libano”. Dal canto suo, il comando delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha giustificato la violenta controffensiva aerea parlando di una reazione d'emergenza alle provocazioni delle milizie sciite: “Durante la notte, l'organizzazione terroristica Hezbollah ha lanciato oltre 50 proiettili contro le forze israeliane nella zona di sicurezza nel sud del Libano. A seguito di questi attacchi, l'Idf stanno colpendo obiettivi dell'organizzazione terroristica Hezbollah nel sud del Paese”.
Dal fronte politico della resistenza libanese, il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha rivendicato la legittimità delle azioni di contrasto armato, evidenziando che il movimento non arretrerà di fronte alle incursioni di Tel Aviv: “Si parla di cessate il fuoco. Per noi, ciò che ci preoccupa è che il nemico rispetti pienamente e in modo completo la tregua e non tenti di attaccare il nostro Paese e i nostri villaggi o di occupare nuove posizioni. La resistenza ha il pieno diritto di contrastare questo nemico quando ci attacca, poiché è l'aggressore e l'occupante”.
Una linea ribadita dalle milizie sul campo, che hanno riferito di aver intercettato e respinto un tentativo di infiltrazione notturna della fanteria israeliana verso l'avamposto collinare di Ali Taher, sovrastante la città di Nabatieh: “Ancora una volta, approfittando del cessate il fuoco, la scorsa notte il nemico ha tentato un'infiltrazione verso le colline di Ali Taher. Pur essendo impegnato nel cessate il fuoco, (Hezbollah) mostrerà tolleranza zero per qualsiasi tentativo israeliano di estendere la sua occupazione”.
Nonostante il rinvio dei colloqui tecnici bilaterali, inizialmente previsti per la giornata di ieri e slittati proprio a causa delle proteste iraniane per i raid di Israele, la diplomazia internazionale tenta una disperata corsa contro il tempo in territorio elvetico. Gli emissari speciali della Casa Bianca e della transizione di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, si trovano già in Svizzera per coordinare le prossime mosse insieme al primo ministro del Qatar, nel tentativo di sbloccare la prima tranche da 24 miliardi di dollari legata ai 100 miliardi di asset iraniani congelati all'estero, che Teheran conta di destinare alle reti umanitarie e allo sviluppo logistico interno.
Il Dipartimento degli Affari Esteri elvetico ha confermato lo svolgimento delle attività diplomatiche a Bürgenstock: “La Svizzera continua a offrire un contesto discreto e affidabile per facilitare i colloqui a Bürgenstock sull'attuazione del memorandum d'intesa tra gli Stati Uniti e l'Iran. I diplomatici di vari Paesi attualmente presenti stanno proseguendo i loro sforzi per mantenere vivo il dialogo. Per motivi di riservatezza, non è possibile fornire ulteriori informazioni sui partecipanti o sulle discussioni”.
Nelle prossime ore è atteso nel Paese anche l'arrivo del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, mentre fonti vicine ai mediatori in Pakistan prevedono l'apertura formale dei tavoli negoziali nel giro di quarantotto ore.
Da Teheran, il viceministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh ha condizionato il buon esito del piano alla condotta americana: “Teheran è pronta a procedere passo dopo passo e a continuare il processo diplomatico con Washington, se l'altra parte dimostrerà la stessa serietà e garantirà che Israele rispetti i termini del recente memorandum d'intesa firmato tra Iran e Stati Uniti”.
Sullo sfondo delle tensioni geopolitiche internazionali, il ministero dell'Intelligence di Teheran continua a mantenere una linea di estrema fermezza sul fronte della sicurezza interna, procedendo all'arresto di 17 attivisti accusati di sabotaggio e legati ai passati disordini nella provincia occidentale di Ilam. L'ateneo tecnico Shari ha inoltre ufficializzato l'espulsione di sei studenti universitari accusati di aver guidato manifestazioni illegali, diffuso slogan sovversivi ed esposto i simboli dell'ex dinastia monarchica dei Pahlavi in contrasto con le istituzioni della Repubblica Islamica.
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