Thailandia: l’Alta Corte di Giustizia valuta l’accusa di alto tradimento per tre leader della protesta per la riforma della Monarchia
Un Tribunale thailandese ha stabilito ieri che i discorsi dei tre leader della protesta per la riforma della Monarchia potrebbero essere equiparati ad un tentativo di rovesciarla.
di Francesco Tortora
Giovedì 11 Novembre 2021
Roma - 11 nov 2021 (Prima Notizia 24)
Un Tribunale thailandese ha stabilito ieri che i discorsi dei tre leader della protesta per la riforma della Monarchia potrebbero essere equiparati ad un tentativo di rovesciarla.
Un alto tribunale thailandese ha stabilito ieri che i discorsi di tre leader della protesta che chiedono riforme reali equivalgono a un tentativo di rovesciare la Monarchia del Paese, aprendo potenzialmente la strada verso accuse di tradimento contro di loro.

La famiglia reale thailandese -notoriamente molto ricca- esercita un'enorme influenza nella società ed è protetta da varie forme giuridico-legali nei confronti delle critiche e applica attenti controlli attraverso leggi draconiane sulla diffamazione che prevedono pene detentive fino a 15 anni per questa specifica accusa.

Durante le principali manifestazioni di piazza tenutesi nell'agosto dello scorso anno, Panusaya Sithijirawattanakul, popolarmente conosciuta con il soprannome di "Rung", ha letto un elenco di 10 richieste tra cui una maggiore trasparenza delle finanze reali e l'abolizione delle leggi sulla lesa maestà.

Il controverso discorso ed altri similari tenuti da altri due leader della protesta -l'avvocato Anon Numpa e Panupong "Mike" Jadnok- al raduno della Thammasat University hanno messo alla prova i confini della libertà di parola in Thailandia. Ieri, la Corte costituzionale thailandese ha stabilito che i discorsi "mirano a rovesciare la monarchia costituzionale".

"Se permettiamo al primo, al secondo e al terzo imputato e alle loro reti di continuare a fare questa azione, non passerà molto tempo per portare al rovesciamento della monarchia costituzionale", ha affermato il giudice Chiranit Havanond.

La Corte ha affermato che i discorsi sono stati un "abuso dei diritti e delle libertà e hanno danneggiato la sicurezza dello Stato". Il giudice Wiroon Sangtian ha affermato che la modifica della legge reale sulla diffamazione "porterà la monarchia a uno status successivamente non rispettato e potrebbe portare alla disobbedienza tra il popolo".

Secondo Human Rights Watch, la sentenza vieta di fatto qualsiasi campagna per la riforma della monarchia. In base a questa interpretazione delle leggi vigenti in tema di espressione nei confronti della Monarchia, per Human Right Watch, qualsiasi azione che richieda la riforma della monarchia è illegale e questo significa che le persone saranno perseguite.

Una preoccupazione successiva, poi, è che essa apre la porta a favore di accuse più gravi, compreso il tradimento che comporta la pena di morte. Per esperti locali di Diritto, questa sentenza non è affatto sorprendente, anzi, è in linea con la filosofia giuridica vigente.

Per questa linea di Diritto, la Monarchia è sacra ed inviolabile. Tutte queste tematiche -affermano- non faranno altro che surriscaldare l’ambiente politico nazionale.

La Thailandia è una Monarchia costituzionale dalla fine del governo reale assoluto nel 1932 ma la democrazia è stata punteggiata da regolari colpi di stato militari, l'ultimo nel 2014.

La continua influenza esercitata dal Palazzo e dai militari è stata un obiettivo importante per le proteste guidate dagli studenti che hanno attanagliato Bangkok alla fine dello scorso anno. Decine di migliaia hanno affollato le strade al culmine delle manifestazioni ma ora decine di manifestanti e i loro leader stanno affrontando molteplici accuse penali, tra cui la diffamazione reale contenuta nella Legge sulla lesa maestà.

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