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- Roma - Martedì 23 Giugno 2026
Ucraina, Lavrov chiude ai tavoli negoziali: "Nessuna speranza nei mediatori occidentali, anche Washington si sta allontanando"
Il ministro degli Esteri russo esprime forte scetticismo sugli esiti del vertice di Anchorage del 2025 tra Putin e Trump, paventando il rischio che la diplomazia sia stata utilizzata per consentire il riarmo delle forze ucraine.
La diplomazia del Cremlino lancia un segnale di totale chiusura rispetto ai tentativi di mediazione internazionale promossi dai blocchi continentali e transatlantici per la risoluzione della crisi in Europa orientale.
In occasione di un vertice con i rappresentanti diplomatici esteri di stanza nella capitale russa, il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha delineato la strategia attuale di Mosca, azzerando le residue aspettative su un possibile ruolo pacificatore delle potenze occidentali, giudicate ormai prive dei requisiti di neutralità necessari per condurre le trattative.
La Russia ora è concentrata "sul raggiungimento degli obiettivi" del conflitto in Ucraina, ritenendo che "tutte le speranze nell'Occidente come mediatore onesto siano fallite da tempo".
La critica del capo della diplomazia russa si è indirizzata in modo particolare verso l'atteggiamento dei vertici di Washington, accusati di aver progressivamente inasprito l'ostilità economica e politica nei confronti della Federazione, rinnegando qualsiasi funzione di equilibrio.
"Semplicemente non c'è bisogno di prenderli sul serio", ha aggiunto Lavrov, sottolineando che anche gli Usa sembra si stiano allontanando dal ruolo di "mediatore imparziale e seguano il corso di rafforzare la pressione sanzionatoria sulla Russia".
Il ministro ha ribadito la posizione del proprio governo spiegando che, "per quanto riguarda gli Usa, per quanto possiamo valutare le loro azioni - ha sottolineato Lavrov - sembra che si stiano allontanando dal rivendicare il ruolo di un mediatore imparziale e seguano il corso di rafforzare la pressione sanzionatoria sulla Russia". Un passaggio centrale dell'intervento è stato dedicato all'analisi dei retroscena e degli impegni assunti durante i colloqui bilaterali di altissimo livello svoltisi nella passata stagione estiva tra i leader delle due superpotenze.
Parlando poi del vertice tra i presidente Donald Trump e Vladimir Putin a Ferragosto del 2025 in Alaska, il ministro degli Esteri russo ha aggiunto: "La dichiarazione fatta dal presidente Usa immediatamente dopo il vertice di Anchorage, che in Ucraina era necessaria una pace di lunga durata piuttosto che una tregua di un paio di anni, e che in Alaska erano state gettate le basi per muoversi in quella direzione, è stata dimenticata".
Secondo la prospettiva di Mosca, quegli storici accordi preliminari sarebbero stati di fatto accantonati dalle successive scelte geopolitiche dell'amministrazione statunitense. L'esponente del Cremlino ha infine manifestato forti riserve sulle reali intenzioni sottese ai passati canali diplomatici, evocando lo spettro di manovre dilatorie finalizzate unicamente ad agevolare la resistenza militare sul campo delle truppe di Kiev.
"Non voglio nemmeno sospettare - ha affermato ancora Lavrov - che l'Alaska, come le azioni europee, fosse stata progettata per guadagnare tempo per il riarmo del regime di Kiev, non voglio nemmeno pensarci. Ma in realtà è andata come è andata". Le parole del ministro confermano un irrigidimento della postura di Mosca, intenzionata a proseguire le operazioni sul terreno senza concedere spazio a nuove sponde negoziali con l'Occidente.
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