
- Prima Notizia 24
- Martedì 21 Aprile 2026
Ungheria, la Corte UE boccia la legge anti-Lgbtq+: "Viola i valori fondanti dell'Unione"
Storica sentenza della CGUE contro il provvedimento del 2021 che vietava contenuti sull'omosessualità ai minori. I giudici: "Lesa la dignità umana e il pluralismo".
La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha inferto un colpo decisivo alla normativa ungherese del 2021, voluta dal governo Orbán, che limitava la rappresentazione dell'omosessualità e dell'identità di genere ai minori.
Secondo i giudici di Lussemburgo, tale legge stigmatizza ed emargina le persone Lgbtq+, ponendosi in netto contrasto con il diritto europeo e, per la prima volta in un ricorso diretto, con l'articolo 2 del Trattato sull'Unione Europea, che sancisce i valori fondamentali di dignità e uguaglianza su cui si regge l'UE.
La sentenza arriva in un momento di profondo cambiamento politico per Budapest, segnato dalla recente ascesa di Péter Magyar e dalla crisi del sistema di potere legato a Viktor Orbán.
Il provvedimento, che era stato originariamente presentato come una misura per la tutela dei minori e il contrasto alla pedofilia, aveva introdotto divieti severi all'accesso a contenuti audiovisivi e pubblicitari riguardanti il cambiamento di sesso o l'orientamento sessuale.
La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, aveva definito "vergognoso" il testo, dando il via alla più grande procedura per violazione dei diritti umani mai portata davanti al Giudice europeo, con l'adesione di ben 15 Stati membri.
La Corte ha stabilito che, sebbene gli Stati abbiano discrezionalità nel proteggere i minori, tale potere deve essere esercitato rispettando la Carta dei diritti fondamentali dell'UE e il divieto di discriminazione.
La CGUE ha chiarito che la legge magiara costituisce un'ingerenza gravissima nella vita privata, familiare e nella libertà di espressione, risultando contraria all'identità stessa dell'Unione intesa come società pluralista.
I giudici hanno inoltre respinto la tesi di Budapest secondo cui tali restrizioni sarebbero giustificate dalla difesa dell'identità nazionale: l'Ungheria non può invocare tradizioni proprie per violare l'ordinamento giuridico comune e i principi di non discriminazione fondati sul sesso e sull'orientamento sessuale.
Questa pronuncia sancisce un obbligo di cambio di passo per il Paese, allineandolo ai valori di rispetto e tolleranza richiesti dall'appartenenza alla comunità europea.
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24
















