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  • Roma - Venerdì 17 Luglio 2026

Usa, Trump evoca brogli: "Cina ha rubato dati di 220 milioni di elettori". Pechino respinge le accuse

Il presidente americano attacca il sistema elettorale in vista del voto d'autunno: "Debole e vulnerabile".

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Si apre un nuovo fronte di scontro diplomatico sull'asse Washington-Pechino. Il presidente Donald Trump, parlando alla nazione, ha espresso fortissimi dubbi sulla regolarità dei prossimi scrutini d'autunno, paventando scenari di manipolazione: "Le elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate", ha ammonito il capo della Casa Bianca, impegnandosi a collaborare con le amministrazioni locali per mettere in sicurezza le urne.

Nel suo discorso, Trump ha dedicato pochissimo spazio alla geopolitica e all'economia, limitandosi a rivendicare: "Abbiamo vinto in Venezuela. Stiamo vincendo in Iran e presto vedrete i frutti di questo lavoro". Ha poi concentrato l'attenzione sulle falle del sistema di voto. Per tutelare il futuro del Paese "dobbiamo avere un sistema di voto sicuro e affidabile, quello che abbiamo ora è debole ed è ben lungi dal soddisfare gli standard di sicurezza", ha incalzato il leader statunitense, preannunciando la desecretazione di documenti relativi a intromissioni straniere.

L'affondo più pesante è stato indirizzato proprio contro il governo cinese, ritenuto responsabile di "quella che è ritenuta la più vasta violazione di dati elettorali della storia" avviata nel 2020, che avrebbe portato a sottrarre "illecitamente i dati di 220 milioni di elettori statunitensi". Trump ha sostenuto che la leadership asiatica "non voleva che Trump vincesse le elezioni" e che avrebbe provato a stampare schede false a beneficio di Joe Biden. Un'operazione che i funzionari del "Deep State hanno cercato di sopprimere", costringendolo a ordinare accertamenti urgenti sull'insabbiamento delle manovre cinesi.

La dura reazione di Pechino non si è fatta attendere ed è arrivata tramite il ministero degli Esteri, che ha rispedito al mittente le tesi della Casa Bianca bollate come speculazioni prive di fondamento. "Le affermazioni fatte dagli Stati Uniti sono pure invenzioni e calunnie malevole che si sono dimostrate da tempo infondate", ha scandito il portavoce Lin Jian durante la conferenza stampa quotidiana, accusando di fatto il presidente americano di aver costruito una narrazione falsa per scopi politici.

Sul versante interno, le parole di Trump hanno sollevato forti perplessità. Il governatore democratico della California, Gavin Newsom, ha argomentato che "le frodi elettorali sono estremamente rare, e quasi sempre commesse da cittadini americani", mentre i cronisti dell'emittente conservatrice Fox News hanno ammesso apertamente di non essere in grado di "corroborare le dichiarazioni" del presidente.

L'intervento si è concluso con una durissima polemica contro le emittenti televisive colpevoli di non aver trasmesso l'evento in diretta. "Abc e Nbc hanno deciso di non trasmetterlo" poiché "sanno quanto è corrotto il sistema e sono parte del complotto. Vogliono proteggere la sinistra", ha concluso Trump, arrivando a ipotizzare la revoca delle licenze per i canali televisivi finiti nel mirino.

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