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  • Roma - Martedì 23 Giugno 2026

Via libera della Camera al Piano Casa: il provvedimento passa con 165 voti favorevoli

Il voto finale è stato preceduto da un durissimo scontro politico tra il centrosinistra e i deputati di Futuro Nazionale, scatenato dai criteri di assegnazione degli alloggi e da accese dichiarazioni sull'origine degli inquilini.

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Il testo legislativo per il riordino delle politiche abitative supera il primo fondamentale esame parlamentare, incassando il benestare dell'emiciclo di Montecitorio.

L'approvazione è giunta al termine di una votazione che ha visto 165 voti a favore, 117 contrari e 5 astensioni.

La riforma, il cui iter proseguirà ora a Palazzo Madama, introduce una serie di misure cruciali per il settore tra cui spicca l'avvio di un piano d'azione nazionale finalizzato alla ristrutturazione e alla manutenzione degli immobili destinati all'edilizia popolare e sociale. Per garantire la rapida attuazione di questi interventi strutturali, la legge prevede inoltre l'istituzione di una figura commissariale straordinaria dotata di poteri operativi dedicati.

La fase immediatamente precedente al voto finale è stata tuttavia contrassegnata da una fortissima tensione politica tra i partiti di opposizione e i rappresentanti di Futuro Nazionale, a causa delle discussioni legate agli ordini del giorno presentati la sera precedente. Gli esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle hanno espresso una ferma condanna verso le argomentazioni della maggioranza, giudicate discriminatorie.

Dal fronte dem si è sollevata la denuncia secondo cui i deputati di FnV avrebbero superato i limiti della dialettica democratica, utilizzando l'anagrafe e il credo religioso dei cittadini stranieri o di origine straniera come un marchio negativo, evocando parallelismi storici con le leggi razziali. Di contro, i parlamentari della destra sovranista hanno respinto ogni addebito, rivendicando la natura prettamente politica delle loro posizioni a tutela dei residenti di nazionalità italiana.

Le polemiche in aula si sono focalizzate in particolare su un episodio che ha visto il richiamo formale di una deputata dell'opposizione, Ouidad Bakkali, rea di aver protestato vivacemente durante l'illustrazione degli odg. I banchi delle minoranze hanno stigmatizzato l'accaduto, definendo intollerabili i discorsi pronunciati dalla fazione avversa e accusandoli di veicolare messaggi d'odio estranei ai valori della Carta Costituzionale.

Al centro della contesa sono finite le affermazioni del deputato Sasso, che aveva descritto il mutamento dei residenti nei complessi di edilizia pubblica con parole esplicite: "Nelle nostre case popolari, sui citofoni, non abbiamo più Giuseppe, non abbiamo più Maria, non abbiamo più Francesco. Abbiamo Omar, abbiamo Mohamed, abbiamo Abdul. E questo, cari colleghi della sinistra, a noi di Futuro nazionale non va giù".

Il parlamentare di FnV ha voluto riprendere la parola all'apertura dei lavori per confermare integralmente la propria posizione, respingendo l'etichetta di razzismo e rivendicando il pieno diritto alla libertà di espressione all'interno dell'aula legislativa. "Noi chiediamo semplicemente di mettere nell'assegnazione delle case popolari prima gli italiani e molto dopo bengalesi, pachistani e marocchini, questo non è razzismo, è un'opinione politica. Allo stesso modo - ha contrattaccato - potrei dire che loro sono razzisti contro gli italiani, se vogliono mettere sempre ai primi posti gli stranieri. Fatevene una ragione, abbiamo diritto di parola!".

In difesa della legittimità del dibattito è intervenuta anche la dirigenza del gruppo di maggioranza, facendo notare come la presidenza dell'assemblea, in quel momento affidata alla dem Anna Ascani, non avesse ritenuto di dover interrompere o sanzionare il discorso contestato, dimostrando l'assenza di violazioni del regolamento d'aula.

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