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- Roma - Giovedì 9 Luglio 2026
Volkswagen, media: ipotesi taglio di 120 mila posti e chiusura di 4 stabilimenti
La Bild svela il piano interno "Visione Obiettivo 2030". Lavoratori in piazza, smentita della Bassa Sassonia.
Il gruppo automobilistico tedesco Volkswagen si prepara ad affrontare una delle ristrutturazioni più drastiche della sua storia recente. Secondo quanto rivelato dal quotidiano Bild, entrato in possesso di un documento interno riservato intitolato "Visione Obiettivo 2030", il management del colosso di Wolfsburg starebbe pianificando il taglio di ben 120mila posti di lavoro sui circa 657.000 complessivi a livello globale.
Il piano di austerità, definito per ora in sede di bozza di delibera, descrive la situazione finanziaria del gruppo come "critica" e come una vera e propria "minaccia per la sopravvivenza" dell'azienda, a causa della forte contrazione delle vendite, degli utili e dei flussi di cassa. Nel 2025 Volkswagen ha consegnato circa 9 milioni di veicoli, registrando un calo del 20% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019, con un crollo particolarmente pesante sul mercato cinese.
Il documento strategico, che l'amministratore delegato Oliver Blume presenterà al consiglio di sorveglianza per una prima discussione, prevede una riduzione dell'organico di ulteriori 55-70mila dipendenti. Questi esuberi andrebbero a sommarsi ai circa 50mila già previsti dai precedenti accordi con le parti sociali.
La riduzione del personale, secondo i piani del management, dovrebbe concretizzarsi principalmente attraverso pensionamenti anticipati, uscite volontarie incentivate, scorpori societari e l'ausilio di aziende per il ricollocamento, sebbene il testo preveda anche la revisione delle attuali garanzie occupazionali e l'avvio di trattative stringenti con i sindacati.
Sul fronte produttivo, l'allarme è scattato per la possibile chiusura a lungo termine di quattro importanti siti industriali in Germania, motivata dall'eccesso di capacità produttiva in Europa e dagli elevati costi dei siti tedeschi.
Nello specifico, il piano ipotizza il termine della produzione negli impianti di Emden e Zwickau nel 2031, a Hannover nel 2032 e a Neckarsulm nel 2034. Tra le ipotesi alternative per salvaguardare l'occupazione figurerebbe la riconversione di alcuni stabilimenti verso attività nel settore della difesa (sul modello di Osnabrück).
Al contempo, le indiscrezioni di stampa relative a una presunta apertura del Land della Bassa Sassonia — azionista di riferimento del gruppo — ad accettare la dismissione dei siti in cambio di tutele lavorative sono state fermamente smentite dal governo regionale, che le ha definite "completamente prive di fondamento".
I dettagli emersi sulla ristrutturazione aziendale, che ipotizza anche uno scorporo tra le attività di produzione auto e la divisione componenti a scapito del peso dei lavoratori nella governance, hanno immediatamente innescato un'ondata di proteste. Il sindacato IG Metall ha promosso una massiccia giornata di mobilitazione e sciopero nei principali stabilimenti tedeschi, che ha visto la partecipazione unitaria dei delegati e dei consigli di fabbrica di Volkswagen, Audi, Porsche, Man e Cariad.
La presidente di IG Metall, Christiane Benner, ha contestato la linea del consiglio di amministrazione chiedendo "nuove idee per garantire il pieno utilizzo degli impianti e prodotti competitivi", invocando inoltre un intervento della politica. Forte preoccupazione è stata espressa anche da Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica del gruppo Volkswagen, la quale ha accusato il management di minare il morale dei dipendenti lasciando crescere l'incertezza sul futuro occupazionale di decine di migliaia di famiglie.
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