“Non chiamateli eroi”, il saggio di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso diventa ora una Serie TV.
Gli episodi della nuova serie televisiva saranno scritti a quattro mani. da Giulia Zanfino, regista e autrice calabrese molto brava, e da Antonio Nicaso, coautore insieme al Procuratore Nicola Gratteri di uno dei loro tanti libri di successo.
di Pino Nano
Domenica 11 Dicembre 2022
Roma - 11 dic 2022 (Prima Notizia 24)
Gli episodi della nuova serie televisiva saranno scritti a quattro mani. da Giulia Zanfino, regista e autrice calabrese molto brava, e da Antonio Nicaso, coautore insieme al Procuratore Nicola Gratteri di uno dei loro tanti libri di successo.

Per il mondo del cinema si parla già di una “serie TV” di forte impatto mediatico e di grande successo di pubblico, un nuovo format televisivo che ricostruisce e racconta i protagonisti dell’ultimo libro del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri e dello scrittore calabro canadese Antonio Nicaso “Non chiamateli Eroi”

 

La nuova serie televisiva – spiega Giulia Zanfino- racconterà le storie di Giuseppe Letizia pastore dodicenne che nella Corleone del ’48 la mafia, per mano di un giovane Luciano Liggio, decise di uccidere perché aveva assistito all’omicidio del sindacalista Placido Rizzotto. Ma racconterà anche la storia di Gelsomina Vono che tornando a casa, dopo una giornata tra Scampia e Secondigliano a fare volontariato con i bambini delle famiglie difficili, venne rapita da tre giovani balordi, appartenenti a famiglie di malavita napoletane, che la seviziarono per tre giorni per poi ucciderla. E sempre a Napoli qualche mese prima Annalisa Durante aveva perso la vita. Era nei vicoli di Forcella, era uscita di casa per raggiungere un’amica e tutto accade in fretta. Un motorino le passa accanto veloce. Gli spari squarciano il silenzio di un quartiere semi deserto. La ragazza non fa in tempo a girarsi. Un proiettile destinato all’inseguitore la colpisce in pieno. La mafia uccide anche così. Per sbaglio”.

 

Ma la nuova serie TV scritta a quattro mani da Giulia Zanfino e Antonio Nicaso ricostruisce anche i tentacoli delle mafie che arrivano fino al salotto buono della sfavillante Milano anni Settanta, “dove Giorgio Ambrosoli- ricorda Giulia Zanfino-, chiuso nel suo studio, lavora fino a notte fonda per cercare di trovare i duecento miliardi che mancano nelle casse della banca di Michele Sindona. È una calda sera di luglio e l’avvocato sta raggiungendo una trattoria. Cinque amici lo aspettano per cena. Parcheggia e scende dalla macchina. “Il signor Ambrosoli?”. Una voce dall’accento straniero attira la sua attenzione. L’avvocato si gira. “Mi scusi signor Ambrosoli”. I tre colpi di arma da fuoco vibrano nell’aria”.

 

Così come vibrano i colpi sparati a don Pino Puglisi il 13 settembre 1993 nelle vie di Palermo, il giorno del suo compleanno. “Questa è una rapina!”, urla Gaspare Spatuzza, lì insieme a tre complici, mentre strappa il portafoglio al parroco degli ultimi.

 

Don Pino Puglisi capisce subito e sorride, guardando dritto negli occhi il suo assassino. “Me l’aspettavo”, dice. “Invece Lea Garofalo non se lo aspettava. Non dal padre di sua figlia, che aveva denunciato anni prima. Quando quella sera del novembre 2009 sta attraversando la strada che corre lungo il cimitero monumentale- non immagina quale sarà la sua sorte. E quando la mattina dopo una lunga colonna di fumo nero taglia in due il cielo grigio di quel gennaio 2014, nessuno immagina che tra i resti carbonizzati ci sia anche quello di Cocò Campolongo, tre anni, tutta la vita davanti. Morto perché usato come scudo umano contro una barbarie più grande di lui.

 

Ma c’è dell’altro ancora in questa nuova avventura di Emanuele Bertucci produttore di Mediano Film, come per esempio la storia terribile di Giuseppe Di Matteo, 15 anni, colpevole di essere figlio di un pentito. Quella mattina del novembre 1994 voleva andare a cavallo, ma è stato prelevato da 5 uomini travestiti da forze dell’ordine. E ancora, gli sberleffi alla mafia di Peppino Impastato, le battaglie del mugnaio calabrese Rocco Gatto che diceva alla sua gente: “Loro sono pochi, noi siamo tanti. Possiamo batterli!”. E infine Libero Grassi, che non si è mai piegato alle richieste di estorsione. Le loro storie di umanità e coraggio mostrano come condurre una vita onesta, in alcuni territori, sia un gesto forte quanto un atto eroico.

 

Saranno tutte storie forti- anticipa Giulia Zanfino- ma alcune lo saranno di più. Tra queste quella del piccolo Cocò Campilongo di soli tre anni, che nel 2014 ha avuto larga risonanza mondiale, tanto coinvolgere Papa Francesco che, sceso in Calabria proprio nella spianata di Sibari, alla presenza di circa 250 mila persone scomunicò i mafiosi. E proprio per la produzione di questo episodio, il Comune di Cassano, ha sottoscritto una lettera di partenariato con la Mediano Film per la realizzazione del progetto in linea con la cultura della legalità ad ogni livello e che mira a conservare la memoria di tutte le vittime innocenti di mafia. Il Comune di Cassano- sottolinea una nota della produzione- “fornirà, in particolare, il proprio supporto organizzativo e finanziario per contribuire in modo efficiente ed efficace, a favorire un migliore perfezionamento progettuale per la realizzazione dell’episodio sulla vicenda del piccolo Cocò…”

L’accordo con Mondadori per l’acquisto dei diritti televisivi del libro, la presentazione del progetto al MiBact prima ed alla Calabria Film Commission dopo, sono quindi le fasi propedeutiche alla realizzazione delle dieci puntate che comporranno la serie “che mira a ricordare-ripete Emanuele Bertucci- o meglio a non far dimenticare, le vittime di mafia che con la mafia non avevano nulla a che fare. Vittime collaterali dunque. Vittime che spesso si sono trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato o che con il loro atteggiamento hanno dato fastidio a chi si sentiva “minacciato” dal bene.


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