Sei sicuro di voler sbloccare questo articolo?
Il ministro Barrot trascina il caso al Consiglio dei Diritti Umani: richiesta formale di dimissioni per il 23 febbraio.
Il ministro Barrot trascina il caso al Consiglio dei Diritti Umani: richiesta formale di dimissioni per il 23 febbraio.
Non si placa la tempesta diplomatica tra la Francia e la Relatrice speciale delle Nazioni Unite, Francesca Albanese. Il governo francese ha alzato i toni, trasformando le critiche in un vero e proprio ultimatum: il prossimo 23 febbraio, Parigi chiederà ufficialmente le dimissioni della funzionaria italiana davanti al Consiglio dei diritti umani dell'Onu.
L'annuncio è arrivato dal Ministro degli Esteri, Jean-Noël Barrot, durante un intervento durissimo all'Assemblea Nazionale. Al centro della contesa, le parole pronunciate dalla Albanese lo scorso 7 febbraio a Doha, durante un forum di Al Jazeera.
Il titolare del Quai d'Orsay ha motivato la richiesta di rimozione distinguendo tra il diritto alla critica politica e l'attacco ai popoli: le parole della Albanese sono state definite "oltraggiose e irresponsabili".
Secondo Barrot, la Relatrice non si è limitata a criticare il governo Netanyahu, ma ha preso di mira "Israele in quanto popolo e in quanto nazione".
La Francia ha espresso una condanna "senza riserva alcuna", ritenendo le posizioni della giurista incompatibili con l'imparzialità richiesta dal suo ruolo. La manovra diplomatica non è un'iniziativa isolata di Barrot, ma il frutto di una forte pressione parlamentare.
Una lettera aperta, firmata da circa quaranta deputati del campo macroniano, aveva tracciato la strada nei giorni scorsi. Tra i firmatari spiccano nomi di primo piano della politica francese, come l'ex Prima Ministra Élisabeth Borne e i deputati Constance Le Grip, Olivia Grégoire e Sylvain Maillard.
La compattezza della maggioranza di governo su questo tema segnala la volontà di Parigi di marcare una distanza netta dalle posizioni espresse dalla Albanese nei territori palestinesi.
APPUNTAMENTI IN AGENDA