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  • Roma - Venerdì 6 Novembre 2026, 11:30

AID, dai conti in perdita all’utile verso i 41 milioni: la svolta della gestione Salmoni

Dai risultati del 2022-2023 ai 37,6 milioni di utile netto nei primi nove mesi del 2026: cambia il quadro economico dell’Agenzia Industrie Difesa. Investimenti, trasparenza e valorizzazione del personale al centro del rilancio. Con il piano industriale proiettato al 2027, si apre il tema della continuità alla guida dell’ente.

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di Stefano Orlandi

Il cambiamento dell’Agenzia Industrie Difesa emerge con chiarezza mettendo in fila i numeri. Nel 2022 il valore della produzione si attestava intorno ai 75,8 milioni di euro; nel 2023 saliva a circa 81,7 milioni, ma il consuntivo rettificato di quell’esercizio evidenziava una perdita di circa 6,74 milioni. Al 30 settembre 2026 il quadro è profondamente diverso: 109,5 milioni di valore della produzione e 37,62 milioni di utile netto, con una previsione aggiornata di chiusura dell’anno a 41,47 milioni di utile.

È in questa trasformazione che si misura il lavoro di Fiammetta Salmoni (NELLA FOTO), alla guida dell’Agenzia dalla fine del 2023. Una gestione chiamata ad affrontare squilibri economici, necessità di ammodernamento e problemi organizzativi di una rete industriale pubblica che custodisce capacità strategiche per il Paese.

Per comprendere la portata del risultato occorre partire proprio dalla situazione precedente. Fra il 2022 e il 2023 l’Agenzia aveva aumentato il valore della produzione e avviato iniziative di potenziamento industriale e inserimento di apprendisti in alcune unità produttive. Quella crescita, tuttavia, non aveva ancora assicurato un equilibrio economico consolidato.

Il bilancio 2023, interessato da rettifiche e accantonamenti per rischi legati anche a rapporti contrattuali e convenzioni, restituiva una situazione che richiedeva interventi di risanamento. L’aumento delle attività doveva tradursi in redditività, controllo dei costi e maggiore solidità gestionale.

Il passaggio decisivo della gestione Salmoni è aver accompagnato l’Agenzia verso risultati economici che danno basi più robuste alla sua prospettiva industriale. I dati del 2026 documentano un’accelerazione significativa, pur richiedendo di distinguere i risultati già acquisiti dalle previsioni e di considerare il diverso perimetro temporale dei confronti.

Nei primi nove mesi dell’anno il risultato operativo raggiunge 35,45 milioni di euro, mentre il patrimonio netto si attesta a 86,05 milioni. L’utile di 37,62 milioni è un risultato già registrato al 30 settembre; i 41,47 milioni rappresentano invece la previsione annuale aggiornata contenuta nella relazione semestrale.

Anche il confronto omogeneo fra i primi sei mesi del 2025 e del 2026 conferma il cambiamento. Il valore della produzione passa da 42,2 a 57,9 milioni, con un incremento di circa il 37%. I costi della produzione crescono più lentamente, da 39,3 a 41,3 milioni. L’utile netto semestrale sale così da 2,36 a 16,42 milioni di euro.

La documentazione attribuisce il miglioramento all’aumento del valore della produzione e all’efficientamento dei costi operativi. Nei risultati dei nove mesi assume rilievo anche la maggiore valorizzazione del surplus militare: una componente che contribuisce a spiegare la redditività e della quale occorrerà valutare la continuità negli esercizi successivi.

Dietro i conti emerge un’impostazione manageriale che lega programmazione, responsabilità e valorizzazione delle competenze. Trasparenza amministrativa e attenzione alle professionalità costituiscono due pilastri del percorso di rilancio, perché la solidità di un’industria pubblica dipende dalla qualità delle decisioni e dalle persone chiamate ad attuarle.

Al 30 settembre 2026 l’Agenzia conta 844 unità di personale, comprendendo i militari comandati. Il consuntivo riferisce inoltre del rafforzamento delle relazioni sindacali promosso dalla direttrice generale, improntato alla correttezza e alla buona fede.

A Gaeta questa attenzione assume un significato concreto: 17 lavoratori sono passati dall’apprendistato al contratto a tempo indeterminato. La stabilizzazione accompagna il consolidamento delle competenze del Centro di dematerializzazione e conservazione documentale, che ha completato entro il 30 giugno 2026 la commessa PNRR per la digitalizzazione del Ministero della Difesa.

Il miglioramento dei risultati si accompagna a un programma di ammodernamento degli stabilimenti. La programmazione infrastrutturale triennale contempla interventi per circa 110 milioni di euro; le risorse indicate come disponibili o programmate per il potenziamento infrastrutturale e i progetti strategici ammontano complessivamente a 95,5 milioni, distribuiti su più annualità.

Si tratta di reti elettriche e idriche, sistemi antincendio, adeguamenti ambientali, sicurezza degli ambienti di lavoro e nuove linee produttive. Interventi dai quali dipende la capacità degli stabilimenti di rispondere alla domanda e rispettare gli impegni industriali.

A Firenze, il progetto da 3,15 milioni di euro per il nuovo reparto di solidi orali rafforza la prospettiva dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare. A Fontana Liri, il riavvio delle produzioni strategiche richiede progettazione, bonifiche e investimenti pluriennali. A Capua restano carenze di personale, mentre a Messina le condizioni infrastrutturali limitano alcune possibilità operative.

Sono criticità ancora aperte, che rendono decisiva la capacità di trasformare i risultati economici in miglioramenti strutturali.

Il valore del rilancio si estende inoltre alle imprese che lavorano attorno agli stabilimenti. Il memorandum sull’impatto territoriale stima in circa 70 milioni di euro il volume economico direttamente attivato al 30 settembre 2026, senza includere gli effetti moltiplicativi sull’indotto.

A Messina circa l’80% della spesa dell’Arsenale destinata alle imprese ricade nella provincia, per un valore indicativo di 4 milioni annui. A Castellammare di Stabia circa il 70% degli acquisti coinvolge fornitori campani; a Firenze la domanda verso le imprese toscane è stimata intorno ai 3 milioni di euro l’anno. Il consolidamento dell’Agenzia sostiene dunque una rete di forniture, servizi e mestieri che appartiene all’economia dei territori.

Su questi risultati si innesta il tema della continuità della direzione. Il piano industriale 2025-2027 proietta gli obiettivi oltre l’orizzonte dell’incarico triennale affidato a Salmoni nel dicembre 2023. La documentazione istituzionale conferma la durata triennale del mandato.

La questione riguarda la coerenza fra il tempo necessario a realizzare una strategia industriale e quello assegnato a chi deve guidarne l’attuazione. Modernizzare impianti, recuperare capacità produttive e formare personale richiede continuità nelle decisioni, verifica dei risultati e responsabilità riconoscibili.

Alla luce dei risultati acquisiti, la conferma di Salmoni avrebbe una motivazione industriale precisa: consentire alla direzione che ha impostato e accompagnato il rilancio di completarne il percorso. È una valutazione che compete alle istituzioni responsabili, ma che difficilmente può prescindere dal cambiamento documentato nei conti e dalle attività ancora da portare a compimento.

Il successo di una gestione pubblica si misura nella capacità di rendere duraturi i risultati. Per AID significa consolidare la redditività, ammodernare le fabbriche e valorizzare le donne e gli uomini che ne custodiscono il patrimonio professionale. Il passaggio dalla perdita del 2023 agli utili del 2026 offre una base concreta per questa prospettiva. Portarla fino al compimento del piano industriale è la sfida sulla quale si giocherà la prossima fase dell’Agenzia.

 

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