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  • Imperia - Giovedì 9 Luglio 2026

Bimba morta a Bordighera, l'autopsia rileva trauma cranico e denutrizione: "Si poteva salvare"

Emergono i primi dettagli sulla morte della piccola Beatrice: letale un colpo alla testa. Restano in carcere la madre e il compagno.

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La piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata morta la mattina del 9 febbraio scorso a Bordighera, si sarebbe potuta salvare se solo fosse stata allertata tempestivamente un'ambulanza. È il drammatico scenario che emerge dai primi esiti dell'esame autoptico, i cui dettagli peritali, sebbene non ancora depositati formalmente in Procura, delineano un quadro di severe violenze e privazioni.

Per il decesso della minore si trovano attualmente in carcere, con l'accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte, la madre Emanuela Aiello (44 anni) e il compagno di quest'ultima, Manuel Iannuzzi, i quali continuano a dichiararsi innocenti.

Secondo quanto trapelato dall'ispezione medico-legale, a causare il decesso della bambina è stata un'emorragia cerebrale acuta provocata da un violento colpo alla testa, inferto al massimo 48 ore prima della morte. In quel lasso di tempo, la piccola si trovava nell'abitazione di Perinaldo insieme alla madre, alle sorelline e al compagno della donna. I periti hanno inoltre riscontrato altre due emorragie interne, localizzate sulla parete intestinale e sui reni.

Ad aggravare il quadro clinico è stata la diagnosi di steatosi epatica da malnutrizione grave, una patologia legata a digiuni drastici e carenze proteiche croniche che, secondo i medici, si protraeva da circa un anno, a testimonianza di uno stato di prolungato abbandono e mancata cura.

L'inchiesta della Procura di Imperia era scattata la mattina del 9 febbraio 2026, quando la madre aveva richiesto l'intervento del 118 segnalando una crisi respiratoria della figlia. I sanitari avevano però riscontrato sul corpo della vittima numerosi lividi sospetti. Secondo la ricostruzione del gip, la bambina sarebbe deceduta nella notte tra l'8 e il 9 febbraio e la madre avrebbe viaggiato in auto per diverse ore con il cadavere a bordo prima di dare l'allarme.

Una svolta decisiva nelle indagini si è registrata a inizio giugno grazie alle testimonianze delle due sorelle maggiori di Beatrice, le quali, ascoltate dagli inquirenti, hanno riferito di percosse e vessazioni sistematiche all'interno delle mura domestiche. I racconti sono stati incrociati con i rilievi tecnici effettuati sul telefono cellulare di Iannuzzi, dove la Digos e i Carabinieri hanno rinvenuto fotografie della piccola con il volto visibilmente tumefatto e messaggi intimidatori.

Attualmente le sorelline sono state collocate in una struttura protetta, in attesa che l'autorità giudiziaria valuti l'istanza di affidamento presentata dalla zia paterna, Sonia Rao. A metà giugno la Procura ha concesso il nulla osta provvisorio alla madre, detenuta a Torino, per partecipare alle esequie della figlia, la cui data ufficiale sarà fissata non appena verrà consegnata la relazione medico-legale definitiva.

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