Brasile: migliaia di indigeni marciano a Brasilia contro il "Marco Temporale"

Oltre 7 mila manifestanti hanno sfilato nella capitale federale per chiedere la demarcazione di nuovi territori e contestare le leggi del Congresso. Sotto accusa la proposta che limita i diritti sulle terre occupate prima del 1988.

(Prima Notizia 24)
Martedì 07 Aprile 2026
Roma - 07 apr 2026 (Prima Notizia 24)

Oltre 7 mila manifestanti hanno sfilato nella capitale federale per chiedere la demarcazione di nuovi territori e contestare le leggi del Congresso. Sotto accusa la proposta che limita i diritti sulle terre occupate prima del 1988.

Migliaia di indigeni provenienti da ogni regione del Brasile hanno invaso oggi le strade di Brasilia per la 22esima edizione dell'Accampamento Terra Libera (Atl 2026), dando vita alla più imponente mobilitazione del movimento nel Paese con oltre 7 mila partecipanti.

Secondo quanto riportato da "Agencia Brasil", i manifestanti hanno percorso sei chilometri fino al Congresso nazionale per protestare contro le politiche parlamentari che minacciano i diritti dei popoli originari a favore di progetti infrastrutturali e dello sfruttamento economico dei territori tradizionali.

Durante il corteo sono stati esibiti striscioni con slogan espliciti come "Il nostro territorio non è in vendita" e "Il Marco Temporale è un golpe", in riferimento alla controversa tesi giuridica che vorrebbe limitare il diritto alle terre solo a quelle occupate alla data di entrata in vigore della Costituzione del 1988.

Nonostante la Corte Suprema avesse dichiarato incostituzionale tale principio nel 2023, il Senato federale ha approvato nel dicembre 2025 un emendamento per reintrodurlo, spostando ora la battaglia politica alla Camera dei deputati.

Oltre alla disputa normativa, il movimento reclama con urgenza la demarcazione di nuove aree: sebbene il governo abbia omologato 20 territori tra il 2023 e il novembre 2025, il coordinatore dell'Apib, Dinamam Tuxa, ha ricordato che rimangono circa 110 zone in attesa di riconoscimento ufficiale.

Tuxa ha denunciato con forza la gravità della situazione attuale, dichiarando: "Abbiamo un arretrato molto alto nelle demarcazioni e uno scenario di molta violenza e vulnerabilità nelle terre indigene che nessun governo è riuscito a superare".


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