"L'ondata di violenza sulle donne e di femminicidi non si fermerà con una legge". Così, in un post sui suoi profili social, Carlo Calenda, leader di Azione.
"Capirlo, ammetterlo e agire di conseguenza è il primo doveroso segno di rispetto nei confronti delle donne vittime di violenza e delle famiglie in lutto. Il compito a cui siamo chiamati tutti - famiglie, politica, media, scuola, cultura - è molto più arduo e complesso", scrive Calenda. " Uno dei grandi inganni della politica è far credere ai cittadini che le leggi riescano a modificare sempre e immediatamente i comportamenti umani. Raramente è così, quasi mai accade quando si chiede alla legge di cambiare usi, abusi, costumi e strutture sociali", continua. .
"La legge è uno strumento amato dalla politica perché è un titolo di giornale e la politica impotente cerca solo titoli di giornale. La legge, quando pensata in questo modo, non costa molto di più dell'inchiostro con cui è scritta, perché troverà raramente implementazione; la sua funzione si esaurisce nella risposta mediatica alla cronaca. Tante leggi il governo Meloni (e non solo) ha fatto in questo modo.
La violenza sulle donne è un fatto molto più complesso. Nasce dalla confusione tra amore e dominio e dalla posizione subordinata e dunque dipendente che la donna continua ad avere, al di là della legge, nella realtà della nostra società. Cogliere i segni malati della pretesa di dominio non è facile", conclude il leader di Azione.
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