Carlo Maria Martini diceva che la “Pasqua è di tutti, anche dei non credenti”.
Il Cardinale Carlo Maria Martini, biblista di fama mondiale- ricorda per noi lo scrittore Mimmo Nannari- scomparso dieci anni fa, s’interrogava su cosa potrebbe dire la Pasqua (“mistero nascosto e difficile”) per chi non credente, o è di una fede diversa da quella cristiana.
(Prima Notizia 24) | Lunedì 18 Aprile 2022
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18 apr 2022 (Prima Notizia 24)
Il Cardinale Carlo Maria Martini, biblista di fama mondiale- ricorda per noi lo scrittore Mimmo Nannari- scomparso dieci anni fa, s’interrogava su cosa potrebbe dire la Pasqua (“mistero nascosto e difficile”) per chi non credente, o è di una fede diversa da quella cristiana.
Buona Pasqua, diciamo tutti, per il senso, non solo religioso, che ha questa festa, la più solenne dei cristiani, che ha radici mondo ebraico. Pasqua, dal greco pascha, nasce dall'aramaico pasah e significa letteralmente “passare oltre”: “passaggio”. L’origine del termine è però legato alla festa ebraica di Pesach, che celebrava il passaggio di Israele, attraverso il mar Rosso, dalla schiavitù d’Egitto alla libertà. Ma Pasqua col suo significato profondamente ecumenico, diceva il cardinale Carlo Maria Martini, è prima di tutto segno di speranza, anche per chi non crede o è ateo: “E’ la vicenda di una vita passata attraverso la sofferenza e la morte, di un’esistenza ridonata a chi l’aveva perduta”.
Martini, biblista di fama mondiale, figura tra le più importanti della Chiesa nel secolo scorso, scomparso dieci anni fa, s’interrogava su cosa potrebbe dire la Pasqua (“mistero nascosto e difficile”) per chi non credente, o è di una fede diversa da quella cristiana. Chi, “curvo sotto i pesi della vita”, credente o no, nella Pasqua trovava la risposta alle sue sofferenze, per le quali sarebbe difficile trovare una causa o una ragione, “se non si guardasse oltre il muro della morte”.
Nei suoi esempi Martini - che nel 1987 ebbe, con l’istituzione della cattedra dei non credenti, l’intuizione più caratterizzante del suo lungo episcopato - metteva insieme nel senso della celebrazione pasquale tutte le sofferenze del genere umano: “Personali o collettive, che gravano sull’umanità, causate o dalla cecità della natura o dalla cattiveria o negligenza degli uomini”. Invitava a pensare alle “energie di ricostruzione” che sorgono come dal nulla dopo la tempesta delle guerre; energie e testimonianze nelle quali egli vedeva la risurrezione quotidiana di tutti.
Anche per queste vecchie riflessioni di Martini, sulle “energie” da mettere in campo per superare la drammaticità delle guerre, ci è apparsa incomprensibile e inappropriata la critica al papa dell’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, per avere Francesco chiamato una famiglia ucraina e una russa, per la via crucis al Colosseo. E’ stato invece uno straordinario gesto di pace che famiglie amiche ferite dalla guerra e dall’odio abbiano meditato e pregato insieme, davanti agli occhi del mondo. Nessuno, che voglia la pace, dovrebbe pensare che è inopportuno che i cristiani s’inchinino insieme davanti al Crocifisso e chiedano pace che gli uomini - soprattutto i cosiddetti potenti del mondo - non sanno fare, o non vogliono fare. La Pasqua, oltre al religioso, ha significati spirituali e simbolici che in tempi di insicurezza, paura e fragilità, servono a tutti.
Dice don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli. “La notte non è infinita, e la pietra del sepolcro di Cristo rotola sconfiggendo la morte”.
Si arriva alla Pasqua “con la notte nel cuore”, come i discepoli del Cristo crocifisso, riflette Battaglia, ricordando i tanti mali che ci affliggono, ma, osserva, non possiamo chiudere la nostra vita nella tomba dello scoraggiamento. “A Pasqua Dio trasforma la notte in luce, la storia ricomincia, all’insegna della speranza e della rinascita. Pasqua, è la festa dei macigni rotolati via”, dice il vescovo di Napoli, prima, a lungo “prete di strada” (termine che a lui non piace) in Calabria. Cuore, non solo della religione cattolica, ma anche di quella ebraica, la Pasqua ha affascinato da sempre scrittori e poeti di ogni epoca, credenti e non, che si sono cimentati in rielaborazioni letterarie della vicenda biblica e dei sentimenti che essa provoca.
Da Tolstoj a Dostoevskij, a Mauriac, a Brecht, Camus, Saramago, Kazantzakis, Charles Singer, agli italiani Manzoni, Pascoli, Gozzano, Montale, Ada Negri, Pasolini, Rodari, la Pasqua è stata sempre descritta in maniera suggestiva.
Nel romanzo “Resurrezione” di Lev Tolstoj che secondo alcuni è persino superiore a “Guerra e pace” e ad “Anna Karenina”, c’è la volontà di capire con la ragione la fede, ma anche la volontà di fronte al mistero di sottomettersi alla volontà divina.
Bellissime sono le citazioni della Pasqua di scrittori contemporanei amati dal pubblico dei lettori, come Erri de Luca, narratore non credente, affascinato dalla Bibbia, che dice: “Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace”. Ma la più attuale, in questi giorni di guerra, ci sembra una poesia di Gianni Rodari, celebre scrittore di fiabe e di poesie: “Dall’uovo di Pasqua/è uscito un pulcino/ di gesso arancione/ col becco turchino/ Ha detto: “Vado, mi metto in viaggio/ e porto a tutti/ un grande messaggio”/E volteggiando/ di qua e di là/ attraversando/ paesi e città/ ha scritto sui muri/ nel cielo e per terra/ “Viva la pace/abbasso la guerra”.
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