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Putin accelera sul nucleare mentre il bollettino di guerra registra morti a Odessa e Zaporizhzhia. Zelensky: "Nato colpisca i missili in Bielorussia".
Putin accelera sul nucleare mentre il bollettino di guerra registra morti a Odessa e Zaporizhzhia. Zelensky: "Nato colpisca i missili in Bielorussia".
La diplomazia di Bruxelles si schianta contro la postura inflessibile di Budapest, innescando una crisi di nervi nel cuore dell'Unione Europea proprio mentre il conflitto ucraino si avvia verso il suo quarto anno.
L’Alta rappresentante della politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, al termine di una giornata di trattative estenuanti, ha dovuto ammettere l'incapacità dei Ventisette di trovare una quadra sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino, definendo lo stallo un arretramento strategico pericoloso.
La Kallas ha affidato ai media una riflessione amara e carica di tensione: "Purtroppo non abbiamo raggiunto un accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Questo è un passo indietro e un messaggio che non volevamo inviare oggi, ma il lavoro continua. Tutti comprendono che la diplomazia è preferibile alla guerra. Tuttavia, dopo un anno di negoziati, non abbiamo ancora raggiunto nemmeno un cessate il fuoco. Non è l'Ucraina l'ostacolo alla pace, ma la Russia.
Dobbiamo invertire la tendenza, passando dalla pressione sull'Ucraina affinché ceda il proprio territorio a ciò che la Russia deve fare per soddisfare le condizioni fondamentali per una pace giusta e duratura. Prima di parlare con Mosca, dovremmo essere chiari su ciò di cui vogliamo discutere. Le richieste massimaliste della Russia non possono ricevere una risposta minima".
Il veto dell'Ungheria non ha paralizzato solo le misure restrittive, ma ha anche congelato il maxi-prestito da 90 miliardi di euro destinato a Kiev.
Una mossa che il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha criticato aspramente: "Non condividiamo il veto, noi siamo favorevoli alle nuove sanzioni, al finanziamento di 90 miliardi, alla linea ultramaggioritaria all'interno dell'Ue. Noi siamo dalla parte dell'Ucraina, continueremo a sostenerla in tutti i modi possibili. Continuiamo a dire che sbaglia chi non vuole fare delle scelte che spingano Mosca a venire a più miti consigli. Il nostro obiettivo è la pace".
Di contro, il ministro ungherese Péter Szijjártó ha rivendicato la linea del rigetto definendo i colleghi europei come "fanatici della guerra": "Oggi ci sarà una grande battaglia, vorranno tutti il nostro sangue, ma nessuno può scherzare con l'Ungheria, nessuno può mettere in pericolo la nostra sicurezza energetica. Il 24 febbraio si avvicina e i fanatici di Bruxelles non hanno idea migliore che approvare nuove sanzioni. Non gli importa nemmeno se l'economia europea va in pezzi. È come quando un uomo magrolino cerca di mostrare i suoi bicipiti, è ridicolo e triste".
In questo scenario di frammentazione occidentale, Vladimir Putin ha scelto la solennità della giornata dei Difensori della Patria per ribadire la superiorità strategica russa, ponendo l'accento sul potenziamento dell'arsenale atomico: "Lo sviluppo della triade nucleare, che garantisce la sicurezza della Russia e consente di assicurare efficacemente la deterrenza strategica e l'equilibrio delle forze nel mondo, rimane una priorità assoluta. Rafforzeremo in modo qualitativo il potenziale di tutti i tipi e generi di forze armate, miglioreremo la loro preparazione al combattimento, la loro mobilità e la loro capacità di agire in tutte le condizioni. Continueremo i nostri sforzi su larga scala per rafforzare l'esercito e la marina, tenendo conto dell'esperienza militare acquisita durante l'operazione militare speciale. La Russia sta combattendo per il suo futuro, per l'indipendenza, per la verità e la giustizia".
Alle parole del leader del Cremlino hanno fatto eco le minacce di Dmitry Medvedev, che ha evocato una fine violenta per il governo di Kiev, citando i precedenti di Mussolini e Hitler e ipotizzando esecuzioni pubbliche sulla Maidan.
Nel frattempo, la prima ministra ucraina Yulia Svyrydenko ha presentato una stima drammatica sui costi della ricostruzione: "A quattro anni dall'inizio dell'invasione russa su vasta scala, il costo totale della ricostruzione e della ripresa dell'Ucraina è ora stimato in quasi 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio, quasi tre volte il Pil nominale del Paese atteso per il 2025. Nel mezzo agli attacchi russi senza precedenti alle infrastrutture energetiche e alle abitazioni in tutta l'Ucraina quest'inverno, la nostra gente mostra resilienza. L'assistenza ci aiuta a riparare urgentemente le nostre infrastrutture critiche per mantenere il Paese in funzione".
L’urgenza di questo sostegno è confermata da un bollettino di guerra che nelle ultime 24 ore ha registrato vittime civili a Odessa e Zaporizhzhia, dove droni e missili russi hanno spezzato la vita di almeno tre persone. A Leopoli, intanto, la giustizia ha stretto il cerchio attorno alla sospettata dell'attentato dinamitardo del 22 febbraio, disponendo 60 giorni di carcere per una trentatreenne accusata dell'uccisione di una giovane poliziotta.
Sul fronte strategico, Volodymyr Zelensky ha alzato la posta chiedendo alla NATO di neutralizzare preventivamente i missili Oreshnik in Bielorussia: "Dal mio punto di vista, la Nato dovrebbe considerare l'Oreshnik come un obiettivo legittimo. L'Ucraina valuterà questa minaccia. Lukashenko sta commettendo un grave errore".
Mentre circa 10.000 volontari internazionali rinforzano le fila di Kiev, i colloqui di Ginevra provano a discutere di zone cuscinetto e gestione nucleare a Zaporizhzhia, ma lo scetticismo regna sovrano.
Infine, l'ambasciatore Valeriy Zaluzhny da Londra ha categoricamente negato ogni ambizione politica personale: "È molto brutto quando la politica interna dell'Ucraina raggiunge il livello internazionale: dovrebbe essere un tabù. Al momento non ho modo di pensarci", ironizzando su come il suo nome compaia sui giornali "più spesso di quanto cambino le previsioni del tempo a Londra".
Il destino del conflitto ucraino si sposta dai campi di battaglia ai tavoli della diplomazia svizzera. Kyrylo Budanov, figura chiave dello staff presidenziale di Kiev, ha rotto gli indugi annunciando la possibile ripresa dei colloqui in formato trilaterale (Ucraina-Russia-USA) entro la fine di questa settimana.
Con la data del 26-27 febbraio indicata come finestra per il confronto e Ginevra come sede più accreditata, la macchina dei preparativi corre contro il tempo per definire gli aspetti procedurali. Budanov è stato lapidario sulla portata dell'evento: "Siamo vicini alla fase decisiva. Le parti dovranno scegliere se continuare la guerra o fare la pace", ha detto, delineando un aut-aut che non lascia spazio a compromessi intermedi.
Mentre si attende il via libera formale per il vertice, la politica europea si compatta attorno a Kiev. Domani, in coincidenza con l'anniversario dell'invasione, Volodymyr Zelensky interverrà in videocollegamento davanti alla sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo. Un appuntamento fortemente voluto dalla presidente Roberta Metsola, che ha ribadito la necessità di una pace che garantisca sicurezza a lungo termine: "Continueremo a lottare per una pace giusta e duratura", ha dichiarato, confermando l'impegno dell'Unione Europea come garante della stabilità post-bellica.
Tuttavia, il clima resta pesantissimo. In un’intervista rilasciata alla Bbc, Zelensky ha alzato la posta geopolitica, sostenendo che l’Ucraina non stia combattendo solo per i propri confini, ma per la sicurezza dell'intero pianeta. "Putin ha già scatenato la Terza Guerra Mondiale", ha avvertito il leader ucraino, "e noi siamo l’unica linea di contenimento che gli impedisce di trasformarla in un conflitto su vasta scala".
Per Zelensky, Kiev è oggi un "avamposto" fondamentale: la capacità di fermare l'avanzata russa è l'unico argine rimasto prima di una deflagrazione mondiale totale. Il possibile incontro di Ginevra diventa così l'ultima speranza per evitare che la visione profetica di Zelensky si compia definitivamente.
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