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  • Roma - Martedì 4 Agosto 2026

Casal Selce, il caso arriva a Strasburgo: il ricorso riaccende il dibattito sulla tutela dell'Agro Romano

Biodigestore, patrimonio storico e ambiente: la vicenda approda davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo mentre prosegue il confronto sul futuro del quadrante occidentale della Capitale.

 

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La realizzazione del biodigestore di Casal Selce continua ad alimentare il confronto sul futuro del quadrante occidentale della Capitale. Accanto all'iter amministrativo e ai lavori in corso, la vicenda registra anche uno sviluppo sul piano europeo: secondo quanto riferito dai promotori dell'iniziativa, il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è stato dichiarato ammissibile, aprendo una nuova fase del contenzioso.

Il tema del dibattito non riguarda la necessità di dotare Roma di un sistema moderno per la gestione della frazione organica dei rifiuti, esigenza ampiamente riconosciuta nell'ambito delle politiche ambientali, bensì la localizzazione dell'impianto in un'area che da decenni ospita infrastrutture legate al ciclo dei rifiuti.

Il quadrante di Malagrotta, Casal Selce e della Valle Galeria è infatti storicamente associato alla presenza della grande discarica che per molti anni ha rappresentato uno dei principali siti di smaltimento della Capitale. Proprio questa lunga presenza costituisce uno degli elementi richiamati da cittadini e associazioni che contestano la scelta dell'area, sostenendo la necessità di una diversa distribuzione territoriale degli impianti.

Accanto agli aspetti ambientali, il ricorso richiama il valore storico e paesaggistico dell'Agro Romano occidentale. L'area conserva testimonianze archeologiche riconducibili all'antica Lorium, lungo la Via Aurelia, dove sorgeva la villa imperiale di Antonino Pio, frequentata – secondo la ricostruzione storica – anche dagli imperatori Adriano e Marco Aurelio.

Negli ultimi anni il territorio è stato inoltre interessato da ulteriori ritrovamenti archeologici nell'area di Castel di Guido. Il comprensorio comprende anche la Tenuta di Castel di Guido, tra le principali aziende agricole pubbliche italiane, la Polledrara di Cecanibbio, importante sito paleontologico, e l'Oasi LIPU di Castel di Guido, considerata un'area di rilievo per la sosta e il transito dell'avifauna migratoria lungo le rotte tra Africa ed Europa.

Secondo i promotori del ricorso, tali caratteristiche renderebbero necessario un approfondimento degli effetti cumulativi che nuove infrastrutture potrebbero determinare sul territorio, richiamando il principio di precauzione previsto dalla normativa europea e la tutela degli habitat naturali.

Tra gli aspetti indicati vengono richiamati, in particolare, il possibile incremento del traffico veicolare, delle emissioni acustiche, dell'illuminazione artificiale e degli altri fattori connessi alla gestione dell'impianto, elementi che – secondo i ricorrenti – meriterebbero una valutazione complessiva nell'ambito della pianificazione territoriale.

La vicenda si inserisce in un confronto più ampio che interessa numerose realtà italiane chiamate a conciliare le esigenze dell'economia circolare con la tutela del patrimonio ambientale e culturale. Da un lato vi è l'obiettivo di rendere Roma sempre più autonoma nella gestione dei propri rifiuti; dall'altro permane il dibattito sull'individuazione delle aree ritenute più idonee ad accogliere infrastrutture di questo tipo.

Il ricorso europeo non rappresenta una decisione sul merito della controversia, ma conferma che la questione prosegue anche nelle sedi giudiziarie sovranazionali. Saranno i successivi sviluppi del procedimento e gli eventuali pronunciamenti delle autorità competenti a delineare il quadro definitivo della vicenda.

Nel frattempo il confronto resta aperto e continua a coinvolgere istituzioni, cittadini e associazioni, chiamati a misurarsi con una sfida che intreccia gestione dei rifiuti, pianificazione del territorio, tutela del paesaggio e valorizzazione di uno dei quadranti storicamente più significativi dell'Agro Romano.

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