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  • Venerdì 24 Aprile 2026

Crisi Iran, gli Usa pronti a colpire Hormuz. Giallo Nato: mail del Pentagono ipotizza la sospensione della Spagna

Kallas e Costa: "Hormuz deve essere libero e senza pedaggi". Allarme arsenali: la guerra costa un miliardo di dollari al giorno.

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Le forze armate americane stanno mettendo a punto piani di emergenza per neutralizzare le difese iraniane nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferito dalla CNN, l'obiettivo è colpire mine, imbarcazioni d'attacco rapido e minacce costiere per garantire il transito del 20% del petrolio mondiale qualora il cessate il fuoco dovesse fallire.

"Le forze armate americane continuano a fornire opzioni al presidente Trump e tutte le opzioni restano sul tavolo", ha confermato un funzionario del Pentagono.

Nel frattempo, Donald Trump ha impartito un ordine perentorio: sparare a vista contro qualsiasi nave sorpresa a posare mine nello Stretto.

Una rivelazione di Reuters scuote l'Alleanza Atlantica: un'email interna del Pentagono ipotizzerebbe sospensioni per gli alleati ritenuti "difficili" nel conflitto con l'Iran, citando esplicitamente la Spagna. Tra le ritorsioni allo studio figurerebbe anche la revisione del sostegno USA al Regno Unito sulle Isole Falkland.

La nota esprime frustrazione per il rifiuto di alcuni partner di concedere basi e diritti di sorvolo. Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha replicato con fermezza: "Non ci basiamo sulle e-mail. Ci basiamo su documenti ufficiali e posizioni governative. Siamo buoni alleati della Nato, stiamo adempiendo ai nostri obblighi".

Sulla vicenda è intervenuta anche Giorgia Meloni: "Non vedo positivamente la tensione tra Usa e Spagna. È necessario lavorare per rafforzare la colonna europea dell'Alleanza".

Trump ha annunciato l'estensione di altre tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Libano. Tuttavia, l'aviazione israeliana ha colpito nelle ultime ore le località di Touline e Khirbet Selm.

L'ambasciatore israeliano all'ONU, Danny Danon, ha frenato gli entusiasmi: "Il cessate il fuoco non è al 100%. Il governo libanese non ha alcun controllo su Hezbollah. Ogni volta che percepiamo una minaccia, agiamo".

Sul fronte Unifil, si registra il decesso del caporale indonesiano Rico Pramudia per ferite riportate a fine marzo; il comando ONU ha ribadito che gli attacchi ai peacekeeper "possono equivalere a crimini di guerra".

Un'inchiesta del New York Times svela un quadro allarmante per le finanze e le scorte americane: il conflitto costa quasi un miliardo di dollari al giorno (tra i 28 e i 35 miliardi totali finora). Gli USA hanno già consumato circa 1.100 missili stealth JASSM-ER e oltre 1.000 Tomahawk, quantità pari a 10 anni di produzione ordinaria. Anche le scorte di Patriot (1.200 intercettori usati) sono a livelli preoccupanti.

Pete Hegseth, capo del Pentagono, ha avvertito l'Europa: "Il tempo di approfittare gratuitamente della nostra protezione è finito".

Dal vertice di Cipro, il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa ha chiesto la riapertura immediata di Hormuz "senza restrizioni e senza pedaggi", definendo la diplomazia "l'unica via sostenibile". L'Alta rappresentante Kaja Kallas ha proposto di potenziare le missioni Aspidas e Atalanta per proteggere i mercantili.

Intanto, il Regno Unito si è detto pronto a schierare caccia Typhoon e droni cacciamine in una missione multinazionale, coordinandosi con la Francia per garantire la navigazione post-conflitto.

L'Iran annuncia la ripresa dei voli civili da Teheran verso Muscat e Istanbul per domenica, parte di un piano di riapertura graduale dello spazio aereo. Contemporaneamente, la NATO ha deciso di non affidarsi più alla Boeing per i nuovi aerei Awacs, scegliendo i velivoli canadesi Bombardier equipaggiati con sistemi svedesi Saab GlobalEye.

Infine, sul fronte dell'intelligence, gli USA offrono 10 milioni di dollari per informazioni su Hashim Finyan Rahim al Saraji, leader della milizia irachena Kata'ib Sayyid al Shuhada, accusata di attacchi contro basi e civili: "I membri del Kss hanno ucciso civili iracheni e attaccato sedi diplomatiche statunitensi".

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