
- Prima Notizia 24
- Venerdì 24 Aprile 2026
Wendy Duffy, la scelta estrema di una madre: in Svizzera per il suicidio assistito dopo la morte del figlio
L'ex operatrice sociosanitaria britannica ha deciso di porre fine alle proprie sofferenze psicologiche. Il caso riaccende lo scontro politico nel Regno Unito, dove la legge sul fine vita resta bloccata alla Camera dei Lord.
La storia di Wendy Duffy, 56 anni, ha scosso profondamente l'opinione pubblica britannica, riaprendo una ferita mai rimarginata nel dibattito etico e politico del Paese.
L'ex operatrice sociosanitaria delle West Midlands ha deciso di recarsi questa settimana in Svizzera, presso la clinica Pegasos, per accedere al suicidio assistito.
Una scelta dettata dall'impossibilità di superare il trauma psicologico per la perdita del suo unico figlio, Marcus, morto tragicamente quattro anni fa a soli 23 anni.
"La mia vita, la mia scelta. Vorrei che questa possibilità esistesse nel Regno Unito", ha dichiarato la donna al Daily Mail, denunciando l'assenza di una cornice legale nel proprio Paese.
Nonostante il recente via libera della Camera dei Comuni, la proposta di legge sul fine vita — che comunque sarebbe limitata ai soli malati terminali — si è arenata alla Camera dei Lord a causa di un duro ostruzionismo.
Duffy, che per il servizio in Svizzera ha versato 10.000 sterline, ha spiegato con lucidità la volontà di evitare gesti disperati che possano traumatizzare terzi: "Potrei gettarmi da un cavalcavia o da un palazzo, ma questo lascerebbe chiunque mi trovasse a fare i conti con quella scena per il resto della vita".
Il dramma affonda le radici in un tragico incidente domestico: Marcus morì soffocato mentre mangiava un panino al formaggio. Da allora, la vita di Wendy è diventata un calvario psicologico che l'ha portata a tentare il suicidio già in passato, rischiando l'invalidità permanente.
Ora, dopo aver informato le quattro sorelle e i due fratelli della sua decisione irrevocabile, si prepara a compiere l'ultimo viaggio verso la Svizzera.
Il suo caso rappresenta un unicum nel dibattito attuale: a differenza dei malati terminali affetti da patologie fisiche incurabili, la richiesta di Duffy si basa su una sofferenza mentale e un dolore esistenziale che la donna ritiene ormai insopportabili.
Questa distinzione sta alimentando polemiche e riflessioni sulla necessità di ampliare o restringere i confini del diritto all'eutanasia, mentre il sistema politico britannico resta diviso tra la tutela della vita e l'autodeterminazione individuale.
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