
- Prima Notizia 24
- Venerdì 24 Aprile 2026
Giallo di Pietracatella (Cb), l'ombra della ricina: "Possibile degradazione della sostanza nel sangue del padre"
La Procura di Larino chiarisce il responso dei test su Gianni Di Vita. Se per la moglie e la figlia la causa del decesso è "intossicazione acuta", per l'uomo la negatività potrebbe essere legata ai tempi delle analisi.
Le indagini sulla tragica morte di Sara e Antonella Di Ielsi, avvenuta nel periodo natalizio a Pietracatella, si arricchiscono di un nuovo, complesso tassello tecnico.
La Procura di Larino, attraverso le parole della procuratrice Elvira Antonelli, ha reso noti alcuni dettagli cruciali emersi dalle perizie del Centro antiveleni di Pavia, focalizzandosi sulla posizione di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, sopravvissuto all'evento.
Mentre per le due donne le analisi hanno confermato senza ombra di dubbio l'"intossicazione acuta" da ricina, i test biologici effettuati sull'uomo avevano dato esito negativo.
Tuttavia, i tossicologi invitano alla cautela: tale risultato non esclude necessariamente l'esposizione al veleno. Secondo l'esperto, infatti, "la negatività dei campioni biologici riferibili a Giovanni Di Vita può ritenersi compatibile sia con l'eventuale assenza della proteina nel sangue al momento del prelievo, sia con la possibile degradazione, anche completa, dell'analita, in ragione del tempo trascorso tra il prelievo e l'esecuzione delle analisi".
In sostanza, la natura stessa della ricina e la sua tendenza a degradarsi rapidamente nel tempo potrebbero aver "cancellato" le tracce della sostanza prima che i tecnici potessero rilevarla nel sangue del Di Vita.
Nonostante questa incertezza scientifica, la linea della Procura non subisce scossoni. La procuratrice ha ribadito che, alla luce delle risultanze attuali, non mutano le ipotesi accusatorie né le posizioni giuridiche delle persone coinvolte.
Il fronte investigativo resta dunque apertissimo. "Le indagini procedono a tutto campo alla ricerca di elementi probatori e di riscontro su quanto acquisito allo stato", ha concluso la Antonelli, sottolineando l'impegno costante nel ricostruire l'esatta dinamica dell'avvelenamento e l'origine della letale proteina che ha distrutto la famiglia Di Ielsi.
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