Cuore. Massimo Fioranelli anticipa i risultati di una ricerca avanzata
Il processo di autoguarigione è stato da sempre un sogno che ha affascinato generazioni di medici. Oggi intravediamo la possibile realizzazione di una visione terapeutica in cui il cuore cura sé stesso.
di Angela Marocco
Martedì 20 Giugno 2023
Roma - 20 giu 2023 (Prima Notizia 24)
Il processo di autoguarigione è stato da sempre un sogno che ha affascinato generazioni di medici. Oggi intravediamo la possibile realizzazione di una visione terapeutica in cui il cuore cura sé stesso.

La ricerca, coordinata dal Prof. Massimo Fioranelli, e’ stata condotta dai team dell'Università Guglielmo Marconi e della Sapienza di Roma si è concentrata sull'utilizzo del BDNF come possibile agente terapeutico. Le implicazioni di questa ricerca sono promettenti nel campo della cardiologia. Se ulteriori studi clinici confermeranno l'efficacia e la sicurezza del BDNF come terapia antiaritmica, potrebbe aprire la strada a nuovi trattamenti per la fibrillazione atriale, migliorando la qualita’ della vita nei pazienti colpiti.

Nella prospettiva di regolare un ritmo cardiaco alterato attraverso l’utilizzo di sostanze prodotte dal cuore stesso, e’ stato condotto a termine uno studio finalizzato al controllo della fibrillazione atriale , l’aritmia piu’ frequente nella popolazione adulta. Una collaborazione innovativa tra l'Università Guglielmo Marconi e la Sapienza di Roma apre la strada a una terapia antiaritmica del cuore basata sulla somministrazione di BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) , una neurotrofina prodotta da vari organi,  che svolge un ruolo chiave nella sopravvivenza e nella crescita delle cellule nervose. Le ricerche scientifiche hanno portato a ritenere che il BDNF prodotto da cuore, può modulare i processi di eccitabilità e contrazione cardiaca.

Utilizzando il BDNF -spiega il Prof. Massimo Fioranelli- i ricercatori hanno dimostrato la sua efficacia nel prevenire la fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco comune e potenzialmente pericoloso.

Per lo studioso la fibrillazione atriale è una condizione caratterizzata da un ritmo cardiaco irregolare e veloce, che può portare a sintomi come palpitazioni, affaticamento e difficoltà respiratorie; inoltre, aumenta il rischio di ictus e altre complicanze cardiovascolari. “Attualmente- ripete il prof. Fioranelli- le terapie antiaritmiche disponibili hanno limitazioni significative, rendendo la ricerca di nuovi approcci terapeutici una priorità”.

Nel corso dello studio, i ricercatori hanno valutato gli effetti del BDNF in pazienti affetti da fibrillazione atriale parossistica. È stata riscontrata un'importante riduzione della frequenza e della durata degli episodi aritmici; inoltre, il BDNF ha dimostrato di ripristinare la regolarità del ritmo cardiaco, migliorando la funzionalità generale del cuore.

I meccanismi attraverso i quali il BDNF agisce per prevenire la fibrillazione atriale non sono ancora del tutto compresi. Tuttavia, gli scienziati ipotizzano che la neurotrofina possa influenzare direttamente le cellule cardiache, modulando i canali ionici e i processi di segnalazione intracellulare coinvolti nella generazione del ritmo cardiaco. Ulteriori ricerche sono necessarie per approfondire questa comprensione e per ottimizzare l'efficacia del BDNF come terapia antiaritmica.


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