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  • Roma - Giovedì 17 Settembre 2026

Dall'Imu alle accise sui carburanti: la mappa delle tasse più odiate dagli italiani

Il superamento del bollo auto per le medie cilindrate riapre il dibattito sui balzelli più invisi ai contribuenti. La pressione fiscale e il nodo dei prelievi percepiti come burocrazia.

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Le parole di Tommaso Padoa-Schioppa sulla bellezza delle tasse appaiono lontane dalla percezione quotidiana dei contribuenti, spesso oppressi da un carico fiscale elevato e da una serie di adempimenti considerati pura burocrazia.

Il recente intervento dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni con la cancellazione del bollo auto per i veicoli fino a 80 kW ha riacceso i riflettori sulla classifica dei prelievi meno tollerati dai cittadini.

In cima alle preferenze negative della popolazione figurano storicamente le imposte legate alla casa. Se nel 2008 il governo di Silvio Berlusconi portò a compimento la battaglia per la cancellazione dell'Ici sulla prima casa, nel 2012 l'introduzione dell'Imu ha ripristinato il prelievo su seconde case, negozi e locali commerciali. La rabbia dei proprietari scaturisce dal fatto che l'imposta colpisce il semplice possesso dell'immobile, a prescindere dal reddito generato.

Una dinamica simile interessa la Tari, la tassa comunale sui rifiuti, calcolata sull'occupazione dei locali e percepita come sproporzionata rispetto al servizio reso o alla quantità effettiva di immondizia prodotta.

Un altro fronte caldo è rappresentato dalle accise sui carburanti, tornate d'attualità con l'instabilità geopolitica in Iran e i conseguenti rincari ai distributori. Tra imposte di fabbricazione e Iva applicata a cascata — configurando una vera e propria "tassa sulla tassa" —, il prelievo fiscale incide per il 61,1% sul prezzo finale della benzina e per il 57,2% su quello del gasolio. Unificato sotto la presidenza Dini nel 1995 e reso definitivo con la Legge di Stabilità del governo Letta nel 2013, questo balzello è diventato una voce strutturale delle entrate statali e quindi difficilmente erodibile senza causare ampie voragini nei conti pubblici.

Sul fronte dei redditi, l'Irpef rappresenta la trattenuta più visibile in busta paga per lavoratori dipendenti e pensionati, appesantita dalle addizionali regionali e comunali. Particolarmente indigeste risultano anche le imposte di successione, che colpiscono i patrimoni dei defunti già tassati durante la vita, e i prelievi sul risparmio, come l'imposta di bollo da 34,20 euro sui conti correnti sopra i 5.000 euro di giacenza media e la classica marca da bollo necessaria per dare validità legale agli atti.

A chiudere il quadro si trovano il canone Rai, riscosso direttamente nelle bollette elettriche a prescindere dall'effettivo utilizzo del servizio televisivo, e l'Iva ordinaria al 22%, che incrementa i prezzi di una vastissima gamma di beni di consumo.

In un contesto in cui il dibattito politico torna periodicamente a ipotizzare nuove patrimoniali sostenute dalle opposizioni, l'indirizzo della maggioranza punta invece a rivendicare l'alleggerimento della pressione fiscale attraverso la cancellazione dei tributi di proprietà più contestati.

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