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- Roma - Mercoledì 24 Giugno 2026
Ddl Caccia, le associazioni ambientaliste attaccano: "Una violenza contro natura e animali"
Dopo il via libera del Senato cresce la protesta di Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu e WWF. Le organizzazioni annunciano battaglia alla Camera e denunciano un provvedimento che, a loro giudizio, favorisce i cacciatori a discapito della tutela ambientale.
Non si placa lo scontro attorno alla riforma della legge sulla caccia approvata dal Senato. Le principali associazioni ambientaliste e animaliste italiane hanno duramente contestato il provvedimento, definendolo un attacco alla fauna selvatica e agli equilibri naturali. In una nota congiunta, Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu BirdLife Italia e WWF Italia parlano di una scelta politica che rischia di modificare profondamente il rapporto tra cittadini, territorio e biodiversità.
La protesta davanti al Pantheon
La contestazione si è concretizzata anche in una manifestazione organizzata a Roma, nei pressi del Pantheon, dove centinaia di persone hanno preso parte al sit-in promosso dalle associazioni. Secondo gli organizzatori, la mobilitazione ha rappresentato una chiara opposizione al disegno di legge sostenuto dalla maggioranza di governo. "Il voto di oggi al Senato è una violenza inaccettabile nei confronti della natura e degli animali selvatici", affermano le associazioni, sostenendo che il testo approvato sarebbe in contrasto con le indicazioni della comunità scientifica e con le richieste avanzate da una larga parte dell'opinione pubblica.
"Un regalo a una minoranza"
Nel mirino delle organizzazioni ambientaliste finiscono soprattutto le norme che ampliano gli spazi e le possibilità per l'attività venatoria. Secondo le associazioni, la riforma risponderebbe agli interessi di una ristretta categoria di praticanti, scaricando però le conseguenze sull'intera collettività. "Si tratta di un regalo a una minoranza di cacciatori", sostengono i firmatari del documento, secondo cui a pagare il prezzo delle nuove disposizioni saranno sia gli animali selvatici sia i cittadini che frequentano boschi, campagne e aree naturali.
Le preoccupazioni per la sicurezza
Tra gli aspetti maggiormente contestati vi sono l'ampliamento delle aree cacciabili, la possibilità di intervenire in alcuni valichi montani, l'utilizzo di strumenti tecnologici come i visori notturni e una maggiore autonomia concessa alle Regioni nella definizione dei calendari venatori. Le associazioni ritengono che tali modifiche possano aumentare i rischi per la fauna e rendere più difficile la convivenza tra attività venatoria, turismo naturalistico ed escursionismo. Nel loro giudizio, il risultato sarebbe quello di trasformare progressivamente molte aree naturali in luoghi dove la presenza dei cacciatori diventa sempre più estesa. "Con questa controriforma i boschi assomiglieranno sempre più a poligoni di tiro", denunciano.
La battaglia si sposta alla Camera
L'approvazione del testo al Senato non conclude l'iter parlamentare e il fronte ambientalista guarda ora al prossimo passaggio alla Camera dei deputati. Le associazioni annunciano una nuova fase della mobilitazione, con l'obiettivo di modificare o bloccare le disposizioni più contestate del provvedimento. Secondo i promotori della protesta, negli ultimi mesi il dissenso avrebbe coinvolto non solo il mondo ambientalista ma anche esponenti della ricerca scientifica, della cultura e numerosi cittadini.
Appello alla politica
Nel documento diffuso dopo il voto, le organizzazioni ringraziano i parlamentari delle opposizioni che hanno contrastato il disegno di legge durante l'esame in Senato e rivolgono un appello ai deputati che saranno chiamati a esprimersi nelle prossime settimane. L'obiettivo dichiarato è quello di impedire che la riforma entri definitivamente in vigore nella sua attuale formulazione. Per le associazioni, la posta in gioco riguarda non soltanto la disciplina della caccia, ma una più ampia visione della tutela ambientale e del diritto dei cittadini a vivere e frequentare gli spazi naturali in sicurezza. La partita parlamentare, dunque, è tutt'altro che conclusa e si preannuncia uno dei temi più divisivi del dibattito ambientale dei prossimi mesi.
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