E’ Pasqua anche per i “Bambini della guerra”, storia di una adozione.
La guerra in Ucraina e il dramma di milioni di bambini costretti a vivere nei tanti orfanotrofi della vecchia Madre Russia, con la Pasqua ormai alle porte si ripropone il problema della dozioni internazionali, tema questo al centro di un libro appena fresco di stampa “La stanza di Adel”, (Santelli Editrice), firmato da Ruggero Pegna, uno dei promoter musicali oggi più conosciuti e famosi del Sud.
di Pino Nano
Sabato 16 Aprile 2022
Roma - 16 apr 2022 (Prima Notizia 24)
La guerra in Ucraina e il dramma di milioni di bambini costretti a vivere nei tanti orfanotrofi della vecchia Madre Russia, con la Pasqua ormai alle porte si ripropone il problema della dozioni internazionali, tema questo al centro di un libro appena fresco di stampa “La stanza di Adel”, (Santelli Editrice), firmato da Ruggero Pegna, uno dei promoter musicali oggi più conosciuti e famosi del Sud.

Avete mai immaginato di adottare un bimbo straniero? Avete mai desiderato di avere tra le vostre mura una bambina o un bimbo da addottare per tutta la vita? C’è un libro che dovreste leggere, “La stanza di Adel”, è davvero un romanzo da non perdere, sia per chi ha vissuto e per chi vive questa stupenda realtà dell’adozione, sia soprattutto per chi ancora immagina che l’adozione sia una pratica difficile e lontana dalle nostre possibilità soggettive materiali e umane. Ne “La stanza di Adel”, il suo autore, Ruggero Pegna, racconta di un padre che ripercorre la sua stessa vita tra paure, sogni, speranze e la sofferenza dovuta all’impossibilità di avere un figlio finché un giorno, in un Istituto russo, incontra e adotta la piccola Adeliya, di appena pochi mesi.

 

-Ruggero Pegna, come nasce questa storia di adozione?

Da sempre nei miei romanzi racconto storie di condizioni umane particolari, che mi stimolano e mi emozionano. In "Miracolo d'Amore" ho raccontato la mia improvvisa leucemia fulminante, diagnosticata a 24 ore dal matrimonio, tra la realtà delle terapie e la fede, segnata dalle preghiere della mistica Natuzza Evolo, a cui ho attribuito il miracolo della mia guarigione. Nella "Penna di Donney" mi sono invece immedesimato in un condannato a morte innocente, recluso in una prigione americana, assolto all'ultimo istante.

-Ma poi è venuta la storia di un altro bimbo immigrato?

Ne "Il cacciatore di meduse" ho raccontato il viaggio della speranza e poi le difficoltà dell'integrazione di Tajil, un bambino somalo arrivato a Lampedusa.

-Infanzia, e ancora infanzia nelle sue cose?

La Stanza di Adel, in quest'ultimo, a stimolarmi è stata l'esperienza personale dell'adozione di una bimba di appena dieci mesi, che apre a mille riflessioni e sensazioni, ma che innanzitutto pone i genitori nel compito non certo facile di raccontare gradualmente una verità speciale, come è quella di essere un figlio che una cicogna sbadata ha portato in una destinazione sbagliata. Come in una favola, i genitori hanno cercato la loro bimba ovunque, fino a trovarla.

-Una nuova famiglia? Una famiglia vera e propria?

Vede, la costruzione di una famiglia e i modi per diventare genitori possono essere diversi da quelli definiti naturali, ma alla fine l'amore rende tutto normale e riporta ai valori più semplici e più innati. La voglia di essere genitori, di creare una famiglia e il bisogno di un figlio di averli, s'incontrano in modo altrettanto naturale nell'adozione, realizzando un vero miracolo. In fondo, una famiglia nasce da infinite combinazioni di attimi, incontri, casualità, destini. L'adozione è una di queste incredibili combinazioni. Un figlio adottato potrebbe far parte di una famiglia ovunque, come un bimbo naturale, che nasce in un luogo senza chiederlo o volerlo. L'essere figli è un mistero, come la stessa vita".

-Una scelta condivisa tra lei e sua moglie?

Tra "Miracolo d'Amore" e "La stanza di Adel" c'è un filo reale, seppure scrivendo io abbia poi trasformato la realtà in romanzo. Dopo quella mia prima diagnosi di leucemia,io e mia moglie ci siamo sposati comunque, il giorno dopo in ospedale, e subito dopo ho iniziato subito le cure chiuso nella mia camera sterile, fino al trapianto di midollo ricevuto da una ragazza americana, unica al mondo compatibile con me, e per come aveva predetto Natuzza Evolo. Da quelle chemio e radioterapie ne è derivata l'impossibilità ad avere il figlio che, come tutte le coppie, avevamo sognato e avremmo voluto. Dopo vari consulti medici, abbiamo compreso che l'unica strada sarebbe stata l'adozione, completamente condivisa e vissuta in modo del tutto normale, senza alcun pregiudizio, anzi, con grande gioia ed entusiasmo."

-Chi di voi ne ha parlato per primo?

Io non ho mai perso la speranza di avere un figlio e mia moglie l'ha realizzata. Sono bastate poche parole tra noi, ed è subito partita con tutti i documenti e le pratiche necessarie per avviarla e portarla a compimento. A dire il vero, le procedure sono lunghe e, a tratti, farraginose ed estenuanti, ma la voglia di trovare nostro figlio, ovunque si trovasse, è stata più forte di ogni ostacolo burocratico da superare.

-Quante difficoltà iniziali?

La difficoltà è innanzitutto quella della scelta: adottare o cercare altri percorsi clinicamente possibili. Poi, adozione nazionale o internazionale? Il percorso di adozione è particolarmente impegnativo e ci vogliono determinazione e convinzione. Il peregrinare tra uffici, tribunali, agenzie, assistenti sociali, a tratti diventa scoraggiante. Ci sono aspetti comprensibili ma discutibili, come la radiografia che si subisce da ogni punto di vista, anche economico. Certamente è un modo per proteggere il bimbo, ma credo che la burocrazia oggi necessaria si possa snellire e velocizzare.

-Cosa vuol dire tutto questo Ruggero?

Che adottare comporta dei costi, anche consistenti. Certo, bisogna saper dare ad ogni aspetto un significato che lo giustifichi, pensando all'obiettivo di trovare il proprio figlio e completare la propria famiglia. In casi come il nostro, non sarebbe stato il figlio in più, quasi un gesto umanitario, ma il figlio che aspettavamo per diventare genitori, nostro figlio."

-Quando e come è arrivata la notizia che potevate finalmente vedere il bimbo o la bimba da addottare?

La prima parte del romanzo si ispira ai fatti reali. Abbiamo appreso che fosse una bimba arrivati in Russia, a sorpresa, da una foto che ci è stata consegnata il giorno prima d'incontrarla. Non svelo altro.

-Come ricorda il volo per la Russia?

Credo di aver saputo raccontare nel romanzo solo una parte della sensazioni provate, alcune difficilmente traducibili in parole. In Russia non c’eravamo mai stati. Tutto ci emozionava e, al contempo, spaventava. Stavamo per incontrare nostro figlio o figlia e da quel viaggio in poi nulla sarebbe stato come prima, sia per noi, sia per il dono che Dio aveva scelto per completare la nostra famiglia.

-L’arrivo in orfanotrofio?

Quella notte non dormimmo, guardando la foto in bianco e nero che ci avevano consegnato in quell’ Istituto russo, anticamera dell’orfanotrofio. Era una foto bruttina, sfocata. Attendemmo all’alba l'autista come pupazzi di neve, fuori dall'hotel. Faceva molto freddo, ma pensavamo soltanto a quell'incontro che, da lì a poco, ci avrebbe cambiato la vita.

-Come avete scelto la bimba?

Non è stata una nostra scelta ma di chi aveva il compito di analizzare tutti i dati su di noi, in particolare le nostre fotografie, quelle dei nostri genitori e familiari. Nostro figlio o figlia, evidentemente, doveva somigliarci! Non ho voluto approfondire il meccanismo della scelta, ma certamente è nostra figlia, l’abbiamo riconosciuta in tutto, somiglia a entrambi! E’ lei!

-L’arrivo in italia?

E' stato un altro momento emozionante, con tutti i cuginetti tra i 3 e i 5 anni in aeroporto ad attenderci. Poi, l'arrivo a casa, con le scale piene di palloncini e una gigantesca topolina regalo di una zia ad attenderla sul divano. Un ricordo meraviglioso! Era felice, finalmente cominciava la sua vita come tutti i bambini.

-Quali le prime difficoltà?

Dopo i primi incontri a soli 10 mesi, è venuta con noi al 18° mese, esattamente la notte di Natale. Indimenticabile anche quello. Difficoltà? Quelle di tutti i genitori che hanno un figlio di quell'età, da custodire e fra crescere. C'è stata un'alchimia immediata, che ha reso tutto incredibilmente semplice.

-Avete mai raccontato la verità alla bimba? Lo farete?

Sì, col contagocce, gradualmente, come se fosse una favola, fino a tutta la verità quando ormai l'aveva compresa. Anche in questo caso mi sono fatto aiutare dalle fede, cercando di consegnarle una mia convinzione che vale per tutto: è Dio che ha deciso che lei fosse nostra figlia e noi i suoi genitori, facendo in modo che ci incontrassimo tra infinite combinazioni, compreso quella di poter avere prima un altro figlio. Anche la Madonnina, che continuerà a proteggerla sempre, ha voluto che fosse questa la sua e la nostra famiglia.

-E se un giorno volesse tornare in Russia per ritrovare la sua storia?

Mia figlia ora ha dieci anni. Nel romanzo parto dall'immaginarla a diciannove anni, rispondendo proprio a questa domanda, ma non aggiungo altro, perchè è in questo racconto che la realtà diventa romanzo. Poi, chissà, da romanzo potrebbe tornare realtà!

-Ha messo in conto di perderla di nuovo?

L'amore unisce per sempre, qualsiasi sia il destino di ognuno. Le ragioni per cui un figlio si distacca dai genitori possono essere molteplici, dallo studio al lavoro, al matrimonio. E questo vale per ogni figlio cresciuto nell'armonia e nell'amore di una famiglia. Un figlio non perde mai il padre e la madre con cui ha vissuto e si è cresciuto, e viceversa. Una famiglia è per sempre!

-Che consiglio darebbe ad una coppia come la sua senza figli?

Di cominciare a cercarlo, perchè le cicogne sbadate, che perdono l'orientamento e lasciano i bambini in luoghi lontani, sono tante. Il loro figlio li aspetta. Aspetta le loro coccole, i loro giocattoli, il loro amore.

-Se la bimba avesse avuto tre anni e non dieci mesi, l’avrebbe presa lo stesso?

Certamente, anche se ammetto che siamo stati fortunati o si è compiuto un destino ben preciso.  In ogni caso, perché lasciare questi bambini negli Istituti per anni? L'adozione di un bimbo nato da poco, non ha alcuna differenza con la nascita cosiddetta naturale. In questi casi, nè i genitori nè i figli perdono momenti irripetibili della loro vita, cementando l' unione, questa sì, nel modo più naturale possibile!

-Che dire di più?

Buona Pasqua, basta questo oggi.

 

 


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