
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 4 Giugno 2026
Eccellenza chirurgica: traguardo storico al San Camillo di Roma, effettuati mille trapianti
Sotto la direzione del professor Giuseppe Maria Ettorre, il centro ha visto un incremento significativo delle operazioni, con oltre 100 trapianti annui nel biennio 2024-2025. L'attività si distingue per la complessità dei casi trattati e l'efficace coordinamento con il Centro Regionale Trapianti del Lazio.
Il panorama della sanità pubblica laziale e nazionale celebra un traguardo di eccezionale valore scientifico e umanitario. Presso l'Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini di Roma sono stati eseguiti tre innesti d'organo nella medesima giornata, resi possibili grazie alle donazioni coordinate provenienti dalle strutture ospedaliere di Agrigento, Latina e dal Sant'Andrea della Capitale.
Questa vera e propria maratona in sala operatoria ha permesso al Dipartimento Interaziendale Trapianti di raggiungere la storica quota dei mille trapianti di fegato effettuati nei suoi venticinque anni di operatività.
La struttura ha mosso i primi passi nel 2001 grazie alla lungimiranza del professor Eugenio Santoro. Successivamente, nel 2007, il centro si è evoluto nel POIT (Polo Interaziendale Trapianti San Camillo-Spallanzani), passando sotto la guida del professor Giuseppe Maria Ettorre.
L'evoluzione dei volumi d'intervento testimonia una progressione straordinaria: se fino al 2020 il polo manteneva una media di circa 35 trapianti all'anno, il cambio di passo decisivo si è registrato nel 2021 con 61 operazioni, salite a 66 nel 2022 e a oltre 80 nel 2023, fino a stabilizzarsi sopra la soglia dei 100 interventi annui nel biennio composto dal 2024 e dal 2025.
Il direttore Giuseppe Maria Ettorre ha voluto dedicare il successo all'intero collettivo di camici bianchi e infermieri: “Questo traguardo è prima di tutto la testimonianza dell’impegno quotidiano di una squadra straordinaria. Dietro ogni trapianto ci sono competenza, sacrificio e una motivazione profonda. È grazie a questo spirito che riusciamo a garantire risposte concrete a pazienti in condizioni critiche, spesso senza altre opzioni terapeutiche”.
Il primario ha inoltre colto l'occasione per difendere l'affidabilità della rete medica italiana, nonostante le recenti polemiche sollevate dalla cronaca: “Il sistema trapianti italiano funziona ed è un bene collettivo che va sostenuto e alimentato, a partire dalla cultura della donazione, gesto di straordinario valore che consente di salvare vite e offrire nuove possibilità di cura a numerosi pazienti”.
L'attività del POIT si caratterizza oggi per l'elevata complessità clinica dei casi trattati. Attualmente, il 30% delle procedure viene eseguito in regime di urgenza su soggetti in imminente pericolo di vita, mentre ben il 40% dei riceventi è costituito da pazienti affetti da gravi patologie di natura oncologica, quali l'epatocarcinoma, il colangiocarcinoma e le metastasi epatiche derivanti da tumori del colon-retto.
La struttura ha attivato cinque specifici protocolli terapeutici avanzati — tre dedicati alle metastasi colorettali non trattabili con la chirurgia tradizionale e due per il colangiocarcinoma — offrendo prospettive di guarigione a malati che fino a pochissimi anni fa venivano considerati fuori dalla portata delle cure.
I dati parziali del 2026 certificano un ulteriore incremento delle performance: nei primi quattro mesi dell'anno si contano già 58 trapianti, un ritmo che viaggia verso il superamento dei record precedenti. L'autorevolezza scientifica del centro attira un flusso costante di pazienti da tutta l'Italia, con una quota di mobilità attiva da fuori regione che sfiora il 40% dei ricoveri complessivi. Un risultato che si fonda sulla stretta sinergia tra l'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale e Trapianti e l'UOC di Anestesia e Rianimazione guidata dal professor Luigi Tritapepe, il cui apporto risulta decisivo per la sicurezza dei pazienti durante le delicate fasi perioperatorie.
Il successo di questo modello poggia infine sul coordinamento strategico del Centro Regionale Trapianti del Lazio, guidato da Mariano Feccia, che garantisce la tempestività della catena di reperimento degli organi. L'efficacia delle prestazioni è sostenuta dagli investimenti pluriennali della Regione Lazio che, nell'agosto scorso, ha consegnato al dipartimento nuove sale operatorie dedicate e reparti di ultima generazione all'interno del Padiglione Puddu del nosocomio romano.
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