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Amico personale di Dacia Maraini, Michelangelo La Luna è oggi uno dei massimi italianisti d’America. Una carriera vissuta tra Harvard, Cambridge, e l’Università di Rhode Island.
Amico personale di Dacia Maraini, Michelangelo La Luna è oggi uno dei massimi italianisti d’America. Una carriera vissuta tra Harvard, Cambridge, e l’Università di Rhode Island.
Poeta, saggista, poliglotta, intellettuale dinamico e soprattutto moderno, padrone assoluto delle dinamiche sociali, e come tale testimone del suo tempo, storica guida spirituale dei suoi studenti a Harvard. Michelangelo La Luna è tutto questo ed altro ancora. Amato ammirato coccolato e seguitissimo dai suoi studenti, ogni sua lezione al Campus sembra un concerto da star. Esperto di processi culturali internazionali e divoratore instancabile di classici italiani, la sua casa è una biblioteca di letteratura italiana come poche in America. Calabrese di origini arberesch, viene da un paesino del Pollino, San Demetrio Corone, in USA oggi Michelangelo La Luna è un’autorità accademica che riempie di orgoglio la grande tradizione culturale italiana in America. Ma lo è forse ancora di più sua moglie, Daniela Roma, pianista italiana di grande successo.
“Sono stato molto fortunato a incontrare Daniela. È accaduto nell’estate del 2014 all’Università della Calabria. Daniela è figlia di Giuseppe Roma, un uomo straordinario, professore ordinario di archeologia cristiana all’Università e che ci ha lasciati qualche anno fa. Daniela è la prima ad aver inciso ed eseguito a livello mondiale la musica del compositore calabrese Alfonso Rendano. È altresì la direttrice artistica del Festival Internazionale Alfonso Rendano, organizzato ogni giugno dalla Fondazione Attilio e Elena Giuliani presso la Villa Rendano di Cosenza. Daniela è anche una raffinata esecutrice della musica del compositore russo Aleksandr Nikolaevič Skrjabin che inciderà nei prossimi mesi”.
In questa loro casa americana si respira poesia arberesch, letteratura italiana e musica d’autore, Classe 1967, 55 anni, ordinario di lingua e letteratura italiana presso la University of Rhode Island, e direttore di Italian International Engineering Business and Pharmaceutical Sciences Programs, per studenti che intendono effettuare sei mesi di studio e sei mesi di tirocinio in Italia. Nel 2000 Michelangelo La Luna fonda il Centro Internazionale di Studi Deradiani, e nel 2001 il De Rada Italian Institute, istituti che oltre a promuovere numerose manifestazioni culturali in Italia e negli USA, gestiscono da vent’anni in Calabria e in Puglia un programma di lingua e cultura italiana per studenti delle migliori università americane. Nel 2002-2003 hanno persino ospitato il primo programma storico della Harvard University in Italia, e dal 2005 quello della University of Rhode Island.
Un numero uno in senso assoluto. Michelangelo La Luna si laurea nel 1991 in Lettere Classiche presso l’Università della Calabria, e si trasferisce in quello stesso anno negli Stati Uniti, dove studia ed insegna italiano. Prima presso la University of Pittsburgh, e successivamente presso la Harvard University dove consegue il Master e il Ph.D. in Romance Languages and Literatures, con una tesi su “La figura e la presenza di Girolamo De Rada nella cultura letteraria italiana dell’Ottocento”. Poi torna per un periodo a studiare di nuovo in Calabria, all’ UNICAL, dove nel 1997 consegue il dottorato di ricerca in Albanologia, e dove svolge prima l’attività di Post-Dottorato, e successivamente quella di Giovane Ricercatore in Discipline Linguistiche. Ma è solo un passaggio molto veloce della sua carriera, che Michelangelo torna presto a vivere con intensità e grande successo oltre oceano.
-Professore, il suo incontro con Dacia Maraini ha prodotto vari lavori. Posso chiederle che rapporto è stato il vostro?
“Ho incontrato Dacia Maraini nel 1997 quando è venuta a tenere una serie di seminari sulla scrittura e sulla letteratura italiana ad Harvard. Ho avuto la fortuna di farle da cicerone a Cambridge. Ricordo che le piaceva molto visitare il cimitero che, a differenza di quelli italiani, le dava un grande senso di pace. Una sera è venuta a vedere il Mistero Buffo di Dario Fo, da me messo in scena insieme ad altri otto attori, e mi ha fatto molto piacere ricevere i suoi complimenti per lo spettacolo.
-Dacia Maraini donna e scrittrice. Colgo nelle cose che mi dice un senso di immensa ammirazione…
“Vede, da lei ho imparato ad amare la montagna e i suoi animali, a sciare, a fare lunghe escursioni nei boschi della Marsica. Di lei ammiro il coraggio, la caparbietà, la difesa dei diritti delle donne e dei minori, la grande capacità di comunicare. Da lei ho capito che cosa è il mestiere di scrivere, la grande disciplina e la fatica che richiede, e a lei devo “il coraggio di scrivere”. La nostra amicizia si è rafforzata con il passare del tempo, e dal 2012 ho iniziato a organizzare i suoi tour annuali presso le università americane e a partecipare alla presentazione dei suoi libri. Sì, è vero ho nei suoi riguardi un’ammirazione infinita”
-E la sua prima esperienza all'estero?
“Dopo essermi laureato a marzo del 1991, sono stato accettato al programma di Master in Italian della University of Pittsburgh che però non ho completato perché l'anno successivo mi sono trasferito ad Harvard”.
-Ricorda ancora il suo primo giorno ad Harvard?
“Il mio primo giorno ad Harvard è stato bellissimo: ho preso possesso della stanza al Perkins Hall e ho conosciuto un sacco di persone provenienti da tutto il mondo e con cui sono ancora in contatto. La sera c'è stata una festa bellissima alla Dudley House dove ho conosciuto molte altre persone con cui poi ho condiviso momenti indimenticabili, fatti di studio, ma anche di incontri culturali, di concerti, di feste e così via. Harvard, mi creda, ha una magia tutta sua, difficile da raccontare, con tutte le emozioni che il campus e in particolare la Widener Library ti lasciano dentro e per tutto il resto della tua vita”.
-Harvard vuol dire il mondo internazionale della cultura, crocevia di incontri internazionali di altissimo profilo. Quanti studiosi interessanti ha incontrato e conosciuto?
“Nell’aprile del 1993 ho fatto la conoscenza del professor Umberto Eco. Eco veniva ogni due settimane ad Harvard per tenere i suoi talks sulla semiotica per The Charles Eliot Norton Lectures. La sera del 23 aprile, a casa del professor Fido, mi avvicinai a lui e gli dissi che avevo scritto un racconto seguendo le trame narrative delle sue conferenze. Lui dopo averlo sfogliato, lo ha ripiegato e lo ha infilato nella tasca della giacca dicendomi: “lo leggerò questa sera prima di andare a letto. Se riesco a dormire vuol dire che il racconto era buono, se non riesco a dormire significa che non mi è piaciuto.”
-Come andò a finire?
Che qualche giorno dopo ci siamo rivisti al Casablanca a chiacchierare insieme ad altri amici di MIT, e Umberto Eco mi dice platealmente che il mio racconto gli era piaciuto molto, illustrando l’idea del tempo con un giro delle sue mani su sé stesse e dicendo “si può continuare all’infinito…” Il racconto fa ora parte del mio romanzo autobiografico che spero di terminare per questa estate.”
Michelangelo La luna, oltre a essere autore apprezzatissimo per i suoi saggi su Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini, Carmine Abate, Dante Alighieri, e Girolamo De Rada, è curatore di alcuni volumi espressamente dedicati proprio a De Rada. Parliamo di “Invito alla lettura di Girolamo De Rada”, 2004; “La corrispondenza inedita tra Girolamo De Rada e Niccolò Tommaseo” (1860-1874), del 2006; “Autobiografia”, del 2008; “Opere Letterarie in italiano”, del 2009; “La corrispondenza tra Girolamo De Rada e Angelo De Gubernatis” (1870-1900), del 2016. Di tutto di più, insomma. Ma ancora, in qualità di direttore della collana SOPHIA, Michelangelo La Luna è curatore di alcune opere fondamentali dedicate a Dacia Maraini, di cui ha curato e eseguito personalmente molte traduzioni: “Taccuino americano” (1964-2016), 2016; “Writing Like Breathing. An Homage to Dacia Maraini” (include, “Beloved Writing. Fifty Years of Engagement”, 2016; “Mafia and Other Plays”, 2017; “USA 1964-2017, An Italian Reportage”, 2018; “Dacia Maraini and Her Literary Journey”, 2020; “A Life Devoted to Writing: Festschrift in Honor of Dacia Maraini”, 2021. Mentre per il Gruppo Albatros ha curato il volume, “Dacia Maraini, Writing Like Breathing. Racconti Romanzo Poesia. Sessant’anni di letteratura”, 2021.
-Se oggi le offrissero una cattedra universitaria tornerebbe in Calabria?
“Ci tornerei molto volentieri, anche perché il mondo accademico e la cultura in genere in Calabria hanno fatto passi da gigante. L'uso di internet e la globalizzazione, ci hanno fatto capire che si può vivere e lavorare benissimo anche nei posti più "remoti" del mondo. Ovviamente, sarebbe difficile mollare tutto ciò che ho costruito negli anni e lasciare le mie abitudini americane, i miei studenti, la mia università, dove oltre a insegnare lingua e letteratura italiana, dirigo anche i programmi internazionali di italiano e ingegneria, business e farmacia, un puzzle complicato da sfasciare e da ricostruire”.
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