
- Prima Notizia 24
- Roma - Giovedì 16 Luglio 2026
Elezioni Duma, la strategia di Putin per blindare il parlamento a settembre
Le ultime proiezioni sulle elezioni russe mostrano un calo di Russia Unita e l'ascesa di partiti di destra, con una crescente influenza di veterani e nazionalisti.
di Nico Marino
Nessuna sorpresa, certo. Ma a ben guardare, gli ultimi rilevamenti sulle intenzioni di voto per il rinnovo della Duma di Stato — la camera bassa del parlamento di Mosca, in calendario dal 18 al 20 settembre — rivelano diversi segnali d'interesse.
Secondo le ultime proiezioni di PolitPro, piattaforma indipendente che aggrega i sondaggi politici di oltre settanta parlamenti nel mondo, i partiti allineati al governo Putin potrebbero conquistare un solido 66,4% dei voti, maggioranza che garantisce altri cinque anni di controllo presidenziale. Le novità emergono però se si analizzano le performance delle singole forze politiche.
La leadership del partito governativo Russia Unita non è in discussione, ma con il 46,4% dei consensi registrerebbe un calo di 3,5 punti percentuali. Per la prima volta dal 1993, anno della sua fondazione, il Kprf — il partito comunista dell'anziano leader Gennadij Zjuganov — perderebbe invece lo scettro di seconda forza del Paese, scivolando a un risicato 13% dopo una flessione di quasi 6 punti.
A beneficiarne sarebbe il partito "liberal-democratico" (Ldpr) di Leonid Sluckij, formazione che a dispetto del nome si colloca nell'alveo della destra populista e antioccidentale. I nazionalisti otterrebbero una crescita di 6 punti, diventando con il 13,6% la seconda forza politica russa. Cresce anche Gente Nuova, partito riformista d'opposizione fondato nel 2020 dall'imprenditore Alexei Nechaev; la sua strategia intergenerazionale — che ha visto l'arruolamento tra le proprie fila del rapper Guf (Alexei Dolmatov) per intercettare il voto giovanile — sembrerebbe premiare la formazione con un balzo in avanti del 6%.
Nulla di davvero preoccupante per il Cremlino, ma resta interessante osservare la mutazione in atto nella classe dirigente russa. L'avanzata dell'estrema destra ha spinto Vladimir Putin a una contromossa preventiva per non perdere l'egemonia su quell'elettorato patriottico che rischia di sfuggire al controllo di Russia Unita. La risposta si chiama Vremya Geroev ("Il tempo degli eroi"), il programma governativo strategico varato con l'esplicito obiettivo di rifondare l'ossatura del potere russo attingendo direttamente dai ranghi dei militari e dei veterani che hanno combattuto al fronte ucraino. Nel suo discorso all'Assemblea Federale nel 2024, lo stesso Putin aveva sancito questo passaggio epocale, definendo la nuova, autentica élite del Paese non più sulla base delle competenze tecnocratiche o burocratiche, ma sul sacrificio e sulla comprovata lealtà dimostrata sul campo di battaglia.
Questo tentativo di occupare lo spazio politico della destra radicale si traduce nei numeri impressionanti denunciati da un'inchiesta del giornale indipendente Novaya Gazeta e rilanciati dalle agenzie internazionali, che registrano la presenza di circa 1400 ex soldati in lizza per un seggio. Tra le figure di spicco di questa nuova classe dirigente "in mimetica" figurano il reduce Vladislav Golovin e il noto corrispondente della televisione di Stato Yevgeny Poddubny, entrambi feriti durante gli scontri in Ucraina, a testimonianza di una saldatura sempre più stretta tra l'apparato bellico e quello legislativo. Sebbene a livello internazionale l'operazione sollevi ombre per la presenza di soggetti formalmente coinvolti in crimini di guerra, la strategia domestica appare delineata nella sua logica di conservazione: facendo propri i simboli e la retorica della guerra, Russia Unita punta a rispondere alla concorrenza dell'Ldpr, preparandosi a una Duma che comunque vada uscirà profondamente mutata, radicalizzata nei toni e capace di influire sulle future scelte strategiche del Cremlino.
Il rischio è che l'ascesa di veterani e ultranazionalisti possa portare a una radicalizzazione della politica estera russa, traducendosi in uno scontro geopolitico permanente con l'Occidente ed escludendo ogni compromesso diplomatico sull'Ucraina. Con questo scenario Mosca non potrà che accelerare l'integrazione strategica con Pechino e i Brics. I prossimi risultati elettorali potrebbero così compiere un altro passo verso l'isolamento definitivo dall'Europa.
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