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- Roma - Giovedì 16 Luglio 2026
Incendi, Legambiente: +36% roghi nei primi mesi dell'anno, in fumo ooltre 9mila ettari
Il nuovo report "Italia in fumo": la crisi climatica allunga la stagione critica. Allarme rosso in Sicilia e Calabria, ma il fenomeno avanza anche al Nord.
La crisi climatica e l'aumento delle temperature stanno allungando la stagione critica degli incendi in Italia, trasformando i roghi in un'emergenza non più solo estiva ma attiva anche in inverno e primavera, ben prima dell'avvio ufficiale della stagione dell'Antincendio Boschivo (AIB), fissata dal 15 giugno al 15 ottobre.
A confermarlo è il nuovo report di Legambiente "Italia in fumo 2026", diffuso oggi in concomitanza con una giornata di caldo record. Secondo lo studio, che analizza i primi mesi del 2026 e traccia un bilancio del 2025, dal 1° gennaio al 15 giugno di quest'anno sono stati registrati ben 469 roghi, con un incremento del 36,3% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando erano stati 344.
Gli ettari andati in fumo nei primi mesi del 2026 sono 9.545, un campanello d'allarme che fa temere il superamento del primato negativo del 2025, definito un vero e proprio "annus horribilis" con 96.517 ettari bruciati.
I dati elaborati da Legambiente su base Effis evidenziano inoltre una nuova geografia dei roghi, con regioni storicamente non esposte che registrano incrementi significativi. Nel nord spiccano il Piemonte, dove si è passati dai 23 ettari bruciati nei primi mesi del 2025 ai 355 dello stesso periodo del 2026, e la Liguria con 386 ettari andati in fumo.
Al centro preoccupano la Toscana, con 623 ettari bruciati nella sola provincia di Lucca a maggio, e il Lazio con 131 ettari colpiti, mentre Abruzzo e Umbria registrano rispettivamente 21 e 24 ettari divorati dalle fiamme. Il Mezzogiorno si conferma comunque l'area più colpita, guidato da Sicilia (4.769 ettari e 175 roghi) e Calabria (1.543 ettari e 156 roghi), seguite da Campania, Puglia, Sardegna e Basilicata.
Preoccupa in particolare il danneggiamento delle aree protette, con la Sicilia che detiene il primato di 1.800 ettari andati in fumo nei siti della rete Natura 2000, seguita da Toscana, Campania e Calabria con 800 ettari ciascuna.
A livello provinciale si registra una forte incidenza in territori non tradizionalmente associati ai grandi roghi nella prima metà dell'anno, come Imperia con 227 ettari bruciati, Torino con 185 e Vercelli con 158. Al sud restano critici i dati di Agrigento, provincia più colpita d'Italia con 1.677 ettari andati in fumo, seguita da Trapani con 1.618 e Reggio Calabria con 834.
Per la prima volta Legambiente ha calcolato anche l'Indice di recidività comunale, che rivela una concentrazione sistematica dei roghi sempre nelle stesse località. Tra i dieci comuni più colpiti d'Italia nella prima metà del 2026, tutti situati in Sicilia e Calabria, si posizionano ai primi posti per numero di focolai Montalbano Elicona nel messinese, Reggio Calabria e Papasidero nel cosentino.
Di fronte a questo scenario, l'associazione ambientalista ha indirizzato 14 proposte al governo per superare le attuali fragilità gestionali e strutturali dovute al clima e all'abbandono delle aree rurali. Tra le richieste principali figura l'anticipazione della stagione AIB al 15 maggio e la piena applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi.
Legambiente chiede inoltre un maggiore sostegno ai comuni per l'aggiornamento del catasto delle aree percorse dal fuoco, un coordinamento più forte della Protezione Civile, e l'istituzione di un sistema nazionale di monitoraggio trasparente sul modello europeo Effis/Copernicus, oltre al rafforzamento delle sanzioni penali e all'aggiornamento delle linee guida per i piani antincendio delle aree protette nazionali.
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