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- Roma - Martedì 19 Maggio 2026
Emergenza carceri, rapporto Antigone: oltre 64 mila persone detenute, sovraffollamento record al 139%
Il XXII dossier dell'associazione fotografa un sistema penitenziario allo stremo: calano i posti reali disponibili nonostante i piani del governo. Impennata di suicidi, autolesionismo e violenze interne in scia alle nuove restrizioni. Crollano anche le misure alternative.
Il sistema penitenziario italiano si trova nel mezzo di una crisi strutturale senza precedenti recenti. I dati ufficiali aggiornati al 30 aprile evidenziano la presenza di ben 64.436 persone ristrette negli istituti della penisola, a fronte di una capienza regolamentare teorica di 51.265 posti, che scendono all'atto pratico a soli 46.318 posti realmente fruibili.
Tale asimmetria proietta il tasso reale di sovraffollamento alla soglia critica del 139,1%. La sesta edizione del monitoraggio evidenzia come la criticità sia ormai diffusa: sono ben 73 le strutture in cui l'indice di affollamento è pari o superiore al 150%, mentre in 8 istituti si oltrepassa la spaventosa barriera del 200%.
Di contro, appena 22 carceri su scala nazionale registrano indici di presenze regolari. I numeri smentiscono l'efficacia delle contromisure governative: dall'avvio del tanto pubblicizzato "Piano carceri", la disponibilità logistica reale è paradossalmente diminuita di 537 unità.
Il XXII Rapporto di Antigone, intitolato 'Tutto chiuso', mette in luce un progressivo invecchiamento della popolazione detenuta. Se nel 2010 la quota di under 40 rappresentava oltre il 60% del totale, la percentuale si è contratta fino al 44,1% a fine 2024 e al 43,9% a fine 2025. Parallelamente, la fascia degli over 50 è quasi raddoppiata in quindici anni, passando dal 15,8% del 2010 al 29,5% registrato a fine 2025.
Questo trend di invecchiamento viene solo parzialmente calmierato da una recente e controtendenza risalita delle presenze di giovani adulti: la fascia 18-20 anni è cresciuta dall'1% del 2021 all'1,6% del 2025, così come i giovani tra i 21 e i 24 anni sono risaliti dal minimo storico del 4,7% (2022) fino all'attuale 5%.
Sotto il profilo della gestione quotidiana, oltre il 60% dei reclusi trascorre ormai l'intera giornata confinato all'interno della cella, mentre appena il 22,5% è inserito in sezioni a sorveglianza dinamica. Le recenti circolari restrittive emanate dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) hanno ulteriormente compresso la libertà di movimento e i contatti con l'esterno. Una stretta che, contrariamente alle intenzioni, ha surriscaldato gli animi: le aggressioni ai danni del personale di Polizia penitenziaria sono aumentate del 12,4% (da 2.154 a 2.423 casi), gli scontri violenti tra detenuti sono letteralmente esplosi facendo segnare un +73% (da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025) e gli atti turbativi generali sono saliti del 27,6%.
La disperazione interna si traduce in una strage silenziosa: nel solo 2025 si sono registrati 82 suicidi e ben 254 decessi totali (il picco da diversi decenni); dall'inizio del 2026 i suicidi sono già 24, portando il tragico bilancio a 106 morti in meno di un anno e mezzo. Resta drammatico anche l'autolesionismo, con una media di un detenuto su cinque che compie atti di violenza contro se stesso.
Il fallimento del sistema si riflette anche sull'altissimo tasso di recidiva: solo il 40,8% dei detenuti si trova alla prima carcerazione, mentre quasi il 60% è già entrato in cella più volte (il 2,7% addirittura più di dieci volte). A fronte di una stabilità generale dei delitti in Italia – con i primi mesi del 2025 che mostrano un calo dell'8% dei reati – l'aumento delle presenze è trainato dalle politiche penali introdotte dall'esecutivo, che dall'inizio della legislatura ha varato oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti edittali di pena.
Per contro, le attività di reinserimento restano marginali: lavora solo il 29,3% dei detenuti (quasi tutti alle dipendenze interne del Dap), la formazione professionale copre appena il 7,9% dei presenti, la scuola il 31% e l'università un risicato 3%. A completare il quadro allarmante vi è l'inedito arretramento sul fronte delle misure alternative, segno che dal carcere, come denuncia Antigone, "si esce sempre meno". Nel 2025 gli affidamenti in prova ai servizi sociali sono scesi a 24.627 (erano 26.151 l'anno precedente) e le detenzioni domiciliari sono calate a 13.519 (da 14.247). Eppure, a fine 2025, ben 24.348 reclusi avevano un residuo pena inferiore ai tre anni (di cui 7.790 meno di dodici mesi) e avrebbero potuto beneficiare di misure esterne.
Di fronte a questo scenario, il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, lancia un appello per un "piano Marshall" estivo volto a riaprire gli istituti al mondo esterno: "Un carcere chiuso non è un carcere più sicuro, ma un carcere dove le persone e gli operatori sono più soli e più abbandonati. Dove le giornate passano nella noia e nell'apatia, con l'uso di psicofarmaci come elemento 'calmante' e 'stabilizzante'. Bisogna invece aprire il carcere, al mondo esterno, al volontariato, alle attività".
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