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- Roma - Martedì 19 Maggio 2026
Immigrazione, Roma ospita il vertice quadrilaterale con Libia, Turchia e Qatar: Tripoli blinda i confini e chiede supporto
Nuovo round di colloqui a Palazzo Chigi sul dossier sicurezza nel Mediterraneo centrale. Presenti i massimi consiglieri diplomatici di Meloni ed Erdogan. La delegazione libica fissa i paletti: "La Libia non si trasformerà in una zona di reinsediamento dei migranti". Pronto un centro operativo congiunto.
L'asse diplomatico tra le principali cancellerie del Mediterraneo e del Golfo si stringe attorno a Roma per blindare le frontiere marittime e contrastare i flussi migratori clandestini.
Nella giornata di oggi si è tenuta nella Capitale una nuova sessione strategica del comitato quadrilaterale che vede sedute allo stesso tavolo le delegazioni di Italia, Libia, Turchia e Qatar. Il tavolo internazionale, interamente focalizzato sul contrasto all’immigrazione irregolare e sulla cooperazione securitaria nel canale di Sicilia, è stato reso noto dal Governo di unità nazionale (Gun) di Tripoli, guidato dal premier Abdulhamid Dabaiba.
La caratura politica del vertice si riflette nell'alto profilo dei partecipanti. Per l'Italia hanno guidato i colloqui il consigliere diplomatico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Fabrizio Saggio, affiancato dal consigliere per la Sicurezza nazionale di Palazzo Chigi. Da Tripoli sono giunti Ibrahim Dabaiba, consigliere per la Sicurezza nazionale del premier libico, e il ministro di Stato per la Comunicazione, Walid al Lafi. Il quadro geopolitico è stato completato da Akif Cagatay Kilic, consigliere senior del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, e dal ministro di Stato qatariota per gli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulaziz Al Khulaifi.
Stando alle note ufficiali diramate da Tripoli, i delegati hanno analizzato i primi report elaborati dalle commissioni tecniche istituite nei mesi scorsi, pianificando una stretta contro i network criminali dediti al contrabbando e alla tratta di esseri umani. I rappresentanti libici hanno colto l'occasione per ribadire la delicatezza del dossier, definendo la gestione dei flussi “un dossier sovrano, securitario e umanitario complesso”.
L'esecutivo del Gun ha invocato l'attivazione di una “vera partnership internazionale” che si traduca nel potenziamento tecnologico e logistico dei ministeri della Difesa e dell'Interno di Tripoli, oltre al finanziamento di progetti infrastrutturali ed economici nei territori chiave attraversati dalle rotte saheliane.
Sul piano geopolitico, la delegazione nordafricana ha voluto porre un fermo veto su qualsiasi ipotesi di accoglienza permanente o di esternalizzazione delle frontiere europee sul proprio suolo, dichiarando che “la Libia non è una patria per l’immigrazione irregolare e non può trasformarsi in una zona di reinsediamento dei migranti”.
La ricetta presentata da Tripoli per risolvere l'emergenza strutturale poggia sul sostegno economico ai Paesi d'origine, sull'implementazione dei programmi di rimpatrio volontario assistito e su mirati piani di stabilizzazione macroeconomica nelle aree di partenza.
A dimostrazione degli sforzi già messi in campo, i delegati di Tripoli hanno illustrato ai partner del quadrilaterale i recenti interventi effettuati sul litorale, che spaziano dal potenziamento operativo dei pattugliatori della Guardia costiera fino al piano per l'apertura imminente di un centro operativo congiunto, che gestirà in tempo reale lo scambio di informazioni di intelligence tra i quattro Stati.
Il formato Libia-Italia-Turchia-Qatar si consolida così come il vero baricentro decisionale per il monitoraggio e il contenimento dei flussi migratori lungo la delicata direttrice che unisce l'Africa subsahariana alle coste italiane.
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