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  • Firenze - Giovedì 14 Maggio 2026

Fine vita in Toscana, il caso di “Mariasole”: quarta morte assistita dopo una battaglia legale

La 63enne, affetta da parkinsonismo degenerativo, ha ottenuto il farmaco letale dal SSN dopo nove mesi di attesa e un ricorso al Tribunale. L'Associazione Coscioni: “Vinta una resistenza burocratica e ideologica”.

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La Toscana registra il suo quarto caso di suicidio medicalmente assistito. Protagonista è “Mariasole” (nome di fantasia), una donna di 63 anni colpita dal 2015 da una forma severa di parkinsonismo degenerativo, deceduta lo scorso 4 maggio nella sua abitazione tramite l'autosomministrazione di un farmaco fornito dal Servizio sanitario regionale.

La notizia è stata resa nota dall'Associazione Luca Coscioni, che ha supportato la donna in un complesso iter durato nove mesi. La patologia aveva reso Mariasole totalmente dipendente: non poteva camminare, soffriva di grave disfagia e comunicava solo attraverso un sintetizzatore vocale.

Per veder rispettata la propria volontà, la donna “ha dovuto intraprendere un lungo iter legale iniziato con la prima richiesta alla Asl nel luglio 2025 e durato nove mesi” ed è stata assistita da un collegio legale “coordinato dall’avvocata Filomena Gallo”.

Nonostante l'irreversibilità della condizione e le sofferenze intollerabili, l'Asl aveva inizialmente negato l'accesso alla procedura, contestando il requisito del "trattamento di sostegno vitale".

Solo dopo una diffida, un ricorso d'urgenza al Tribunale di Pisa e il rifiuto della donna alla nutrizione artificiale (Peg), la commissione sanitaria ha riconosciuto la sussistenza dei requisiti previsti dalla Corte Costituzionale.

Nelle sue ultime volontà, Mariasole ha denunciato gli ostacoli incontrati: “I motivi per cui ho deciso di fare questa scelta sono vari: l’impossibilità di vivere una vita che sia degna di questo nome, non poter vedere, non poter parlare e quindi l’impossibilità di comunicare, non avere la possibilità di muovermi in nessun modo, non poter mangiare, in pratica non vivere. In questo periodo di attesa mi sono sentita defraudata di un diritto che dovrebbe essere inalienabile e la cosa più triste, che toglie dignità, è la lotta che ho dovuto fare insieme a chi mi è accanto. Spero che nessuno debba attendere nella sofferenza come me e sentirsi sola davanti a ostacoli che non dovrebbero esserci una volta accertata la malattia e la volontà libera della persona”.

Filomena Gallo e Marco Cappato, dell'Associazione Coscioni, hanno ribadito come la vicenda dimostri l'importanza di un'interpretazione moderna del concetto di assistenza vitale, che includa il lavoro dei caregiver e il diritto al rifiuto di terapie invasive. La segretaria e il tesoriere hanno lodato la tenacia della donna “contro un sistema che ancora oppone resistenze ideologiche e burocratiche”, rivolgendo un appello alla Regione Toscana affinché organizzi una campagna informativa per i medici sul rispetto delle regole stabilite dalla Consulta.

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