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- Roma - Lunedì 18 Maggio 2026
Flotilla: Israele inizia le intercettazioni delle barche. Tajani: "Garantire la sicurezza degli italiani"
Alta tensione in acque internazionali: i soldati di Tel Aviv salgono a bordo delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette a Gaza. La portavoce italiana denuncia un "atto di pirateria". A bordo ci sono 35 connazionali: la Farnesina attiva i canali diplomatici, mentre a Roma e Milano esplodono i cortei di protesta.
La Marina israeliana ha dato il via a un'operazione su vasta scala per bloccare la Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria composta da circa cinquanta imbarcazioni partita dalla Turchia e diretta verso la Striscia di Gaza.
L'intercettazione è scattata a ovest di Cipro. “Le navi dell’IOF hanno cominciato a intercettare le barche della Global Sumud Flotilla“, ha comunicato la portavoce dell’iniziativa in Italia, Maria Elena Delia, sottolineando che l’operazione si sta consumando “illegalmente” e “in acque internazionali”.
Le immagini trasmesse in live streaming dagli attivisti hanno mostrato i cooperanti con i giubbotti di salvataggio e le mani alzate poco prima che i militari in tenuta da combattimento salissero a bordo, momento in cui le trasmissioni video sono state bruscamente interrotte da sistemi di disturbo jamming.
Al momento, l'unità di crisi dei promotori denuncia che “si è perso il contatto con una delle nostre imbarcazioni”.
L'azione militare ha provocato un'immediata mobilitazione diplomatica a Roma. A bordo delle imbarcazioni si trovano infatti 35 cittadini italiani.
“Alcune delle barche della Global Summud Flotilla battono bandiera italiana e sono formalmente considerabili territorio italiano: a bordo ci sono 35 cittadini italiani. Chiediamo al governo di opporsi a questa violazione del diritto internazionale, di attivare i canali diplomatici e di richiedere un passaggio sicuro per la flotta”, ha dichiarato Sara M., responsabile della delegazione italiana. Dallo scacchiere marittimo, un membro dell'equipaggio è riuscito a inviare un video-messaggio drammatico: “Ci sono almeno tre navi da guerra: due alla nostra sinistra, una alla nostra destra. Continuiamo a evadere l’intercetto insieme ad altre decine di barche e facciamo rotta verso Gaza”.
Gli attivisti hanno poi rivolto un duro attacco all'esecutivo italiano, tracciando un parallelo con le sofferenze della popolazione locale: “L’equipaggio è preoccupato, ma non per se stesso. Per i palestinesi, che ogni giorno devono subire la paura che noi in questo momento stiamo provando. Per noi si parla di ore, per loro di 78 anni”. Da Tel Aviv, i vertici politici e militari rivendicano la legittimità dell'operazione.
Poco prima dei blitz, il ministero degli Esteri israeliano aveva intimato lo stop: “Israele esorta tutti i partecipanti a questa provocazione a cambiare rotta e a tornare indietro immediatamente”, avvertendo che “Israele non permetterà alcuna violazione del legittimo blocco navale su Gaza”. Le autorità dello Stato ebraico hanno liquidato la missione come “ancora una volta, una provocazione fine a se stessa: un’altra cosiddetta ‘flottiglia di aiuti umanitari’ priva di qualsiasi aiuto umanitario”, denunciando la partecipazione attiva di sigle turche come la Mavi Marmara e l'IHH.
Il precedente del 30 aprile a Creta, costato il fermo di 175 attivisti e l'espulsione di due di loro tra accuse di torture, pesava già come un forte campanello d'allarme. Di fronte al rischio concreto di nuovi fermi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è attivato tempestivamente con il governo israeliano per chiedere piene rassicurazioni sulle condizioni e sul trattamento dei nostri connazionali, sollecitando ambasciate e Unità di crisi a tutelare l'incolumità degli attivisti.
Nel frattempo, le piazze italiane sono caldissime: a Milano e Roma i cortei dello sciopero generale si sono trasformati in oceaniche manifestazioni pro-Palestina. A Milano i manifestanti hanno sfilato da piazzale Loreto verso piazza della Scala, mentre a Roma la protesta ha bloccato l'area della stazione Termini. “Lo stato criminale Israele ferma ancora una volta la Flotilla”, ha urlato al microfono Maya Issa dei Giovani Studenti Palestinesi, annunciando un lungo presidio a oltranza: “Ci sarà una nuova Norimberga per processare uno stato che non ha interesse a fare la guerra a Hamas come dice ma vuole sterminare donne, bambini e uomini palestinesi. La nuova legge sulla pena di morte ne è la prova. Staremo qui tutto il giorno. Non ci arrendiamo. Alle 18 partiremo in corteo”.
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