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Domani il piccolo ma strategico Stato del Corno d’Africa torna alle urne. Il presidente uscente, al potere dal 1999, non ha rivali di peso dopo aver rimosso i limiti costituzionali di età.
Domani il piccolo ma strategico Stato del Corno d’Africa torna alle urne. Il presidente uscente, al potere dal 1999, non ha rivali di peso dopo aver rimosso i limiti costituzionali di età.
Gibuti si prepara al voto di domani per le elezioni legislative e presidenziali in un clima di esito scontato. Il presidente uscente Ismail Omar Guelleh, 78 anni, corre per il suo sesto mandato consecutivo, favorito da una riforma costituzionale approvata all'unanimità lo scorso novembre che ha eliminato il limite di età di 75 anni per la carica suprema.
Con poco più di 256 mila elettori chiamati alle urne, la consultazione è stata duramente criticata dalle organizzazioni civili: Omar Ali Ewado, presidente della Lega per i diritti umani di Gibuti, ha liquidato l’evento come una “farsa” dal risultato già scritto.
L'unico sfidante è Mohamed Farah Samatar, ex membro del partito di governo oggi alla guida del Centro democratico unificato, la cui notorietà e possibilità di successo sono ritenute pressoché nulle.
L’opposizione storica, infatti, boicotta le elezioni dal 2016, denunciando la mancanza di spazi democratici. Guelleh, noto con l'acronimo Iog, ha difeso la regolarità del processo affermando che le scelte a disposizione “sono coerenti con la democrazia” del Paese, nonostante Gibuti occupi il 168esimo posto su 180 nell'indice sulla libertà di stampa.
Sotto il profilo economico, il Paese affronta una fase delicata. Sebbene Guelleh rivendichi la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina, come la ferrovia per l'Etiopia, il Fondo Monetario Internazionale definisce il debito nazionale “critico e insostenibile” (circa 1,2 miliardi di dollari). La disoccupazione giovanile tocca il 73% e la storica dipendenza dai traffici marittimi etiopi è minacciata dai recenti accordi tra Addis Abeba e il Somaliland per l'accesso a porti alternativi.
Nonostante le accuse di corruzione, nepotismo e repressione del dissenso, Guelleh continua a proporsi come garante della stabilità in una regione turbolenta.
Grazie alla sua posizione geografica all'imboccatura dello Stretto di Bab el Mandab, Gibuti ospita numerose basi militari straniere, tra cui l'unica base permanente degli Stati Uniti in Africa (Camp Lemonnier), la più grande base francese nel continente e installazioni di Cina, Giappone e Italia (la base "Amedeo Guillet"). Questi presidi garantiscono alle casse dello Stato introiti annui per circa 125 milioni di dollari, rendendo il Paese uno snodo geopolitico imprescindibile per le rotte commerciali e militari globali.
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