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  • Roma - Venerdì 28 Agosto 2026

Guerra in Sudan, cresce la tensione ai confini con Ciad ed Etiopia: si teme l'allargamento del conflitto

N'Djamena denuncia un attacco aereo sul proprio territorio e alza l'allerta, mentre Khartum accusa Addis Abeba e rivendica l'abbattimento di droni etiopi. Gli Usa chiedono una tregua immediata.

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La guerra in Sudan entra in una fase critica caratterizzata dal progressivo sconfinamento delle ostilità, alimentando il timore di un'escalation su scala regionale. L'esercito del Ciad ha denunciato un attacco condotto sabato 22 agosto da un drone – attribuito alle Forze armate sudanesi (Saf) o a loro alleati – contro un convoglio militare nell'est del Paese, a circa 100 chilometri dalla frontiera sudanese.

L'incursione, originata in territorio sudanese e proseguita oltre confine senza causare vittime civili, ha spinto le autorità di N'Djamena ad alzare il livello di allerta lungo la linea demarcativa, uno snodo strategico cruciale per l'accoglienza dei rifugiati e il transito degli aiuti umanitari verso il Darfur.

L'episodio ha fatto registrare la presa di posizione degli Stati Uniti. Il 27 agosto Massad Boulos, consigliere del presidente statunitense Donald Trump per gli Affari arabi e africani, ha condannato le incursioni aeree delle Saf in Ciad e ha riferito di un colloquio con il presidente ciadiano Mahamat Idriss Déby Itno per valutare i rischi di destabilizzazione dell'area.

Boulos ha esortato i belligeranti ad accettare una tregua immediata e ha chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di aggiornare il regime di sanzioni e l'embargo sulle armi, proponendo l'estensione del blocco dei voli militari a tutto il territorio sudanese per neutralizzare i finanziamenti e la propagazione delle ostilità.

Di contro, il ministero degli Esteri di Khartum ha diffuso una nota il 27 agosto in cui ribadisce il rispetto della sovranità del Ciad, rivendicando tuttavia il diritto costituzionale delle Saf di tutelare l'integrità territoriale del Sudan.

Nella stessa dichiarazione, il governo sudanese ha contestato il silenzio della comunità internazionale sui presunti attacchi sferrati da droni etiopi, annunciando l'abbattimento di due velivoli strategici nello Stato del Nilo Azzurro, al confine con l'Etiopia, il 24 e il 27 agosto.

Oltre alle tensioni diplomatiche, il fronte sud-orientale dello Stato del Nilo Azzurro registra un'intensa attività militare: le Forze di supporto rapido (Rsf) e la milizia alleata Splm-N hanno dichiarato la presa delle località di Geisan e Kurmuk, a ridosso della frontiera etiope. Il mutamento degli equilibri nella zona minaccia di coinvolgere direttamente Addis Abeba, dove peraltro fonti di stampa riferiscono della presunta visita del comandante delle Rsf, Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti).

L'Etiopia si conferma così uno snodo centrale non solo per le dinamiche militari, ma anche come spazio di mediazione e confronto politico per le fazioni civili sudanesi. L'intreccio tra gli incidenti di frontiera in Ciad, le accuse incrociate tra Khartum e Addis Abeba e gli scontri nel Nilo Azzurro delinea il rischio di una definitiva internazionalizzazione della crisi sudanese, in cui la competizione tra potenze regionali e il sostegno logistico esterno rischiano di aggravare il già drammatico quadro umanitario del Paese.

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