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  • Roma - Domenica 31 Maggio 2026

Il ritorno dei fantasmi: quando il progresso perde la bussola

Nel dibattito contemporaneo si pone la questione se il progresso abbia realmente migliorato la società, mentre emergono conflitti e crisi sociali. Temi storicamente superati tornano a influenzare il confronto politico, alimentando interrogativi sull'efficacia dei modelli sociali attuali.

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di Giuseppe Arnò

C'è una domanda che attraversa il nostro tempo e che sempre più spesso emerge nel dibattito pubblico: siamo davvero certi che tutto ciò che abbiamo definito progresso abbia migliorato la nostra società?

Mentre il mondo continua a essere attraversato da guerre, tensioni internazionali e crisi sociali, riemergono temi che fino a pochi anni fa sembravano definitivamente archiviati dalla storia. Questioni considerate superate tornano prepotentemente al centro del confronto politico e culturale, alimentando un dibattito che divide opinione pubblica e istituzioni.

Il fenomeno riguarda molti aspetti della vita collettiva. Dalla gestione del disagio psichico al ruolo delle frontiere, dall'autorità educativa ai limiti della libertà individuale, sempre più persone si interrogano sull'efficacia di modelli sociali costruiti negli ultimi decenni. Non si tratta necessariamente di nostalgia del passato, quanto della ricerca di risposte a problemi che il presente non sembra essere riuscito a risolvere.

In questo contesto si inserisce anche la riflessione sulle nuove tecnologie. L'Intelligenza Artificiale rappresenta probabilmente la più grande rivoluzione del nostro tempo. Una straordinaria opportunità per la medicina, la ricerca scientifica, l'economia e l'organizzazione della società. Ma come ogni grande innovazione porta con sé interrogativi etici e rischi che non possono essere ignorati.

Il tema è stato recentemente richiamato anche da Papa Leone XIV, che ha invitato a una riflessione sul rapporto tra uomo e tecnologia, mettendo in guardia dal rischio di affidare alle macchine funzioni e responsabilità che appartengono alla coscienza umana.

Il vero nodo non è la tecnologia in sé, ma l'uso che ne viene fatto. La storia insegna che ogni strumento può essere impiegato per costruire o per distruggere. La stampa ha diffuso cultura ma anche propaganda; la televisione ha informato ma talvolta ha impoverito il dibattito pubblico; Internet ha avvicinato persone lontane ma ha spesso alimentato isolamento e polarizzazione.

L'Intelligenza Artificiale non fa eccezione. Potrà migliorare la qualità della vita oppure amplificare errori e squilibri già presenti nella società. Molto dipenderà dalla capacità dell'uomo di mantenere il controllo degli strumenti che egli stesso ha creato.

Parallelamente, il confronto politico continua a essere attraversato da temi che riguardano la giustizia, l'immigrazione, l'integrazione culturale e la sicurezza. Questioni complesse che richiedono equilibrio, competenza e capacità di distinguere tra slogan e soluzioni concrete.

In un quadro spesso caratterizzato da contrapposizioni ideologiche, resta la sensazione che il vero problema non sia la mancanza di strumenti, risorse o tecnologie, ma la difficoltà di sviluppare una visione condivisa del futuro.

Eppure esistono ancora ambiti in cui il merito, l'impegno e il talento riescono a emergere senza filtri. Lo sport continua a rappresentare uno di questi. Dalle imprese della vela italiana alle prestazioni dei giovani campioni dell'automobilismo, il linguaggio della competizione conserva una semplicità che spesso manca ad altri settori della vita pubblica.

Forse è proprio qui che si nasconde una lezione utile anche per la società contemporanea: il progresso non può essere misurato soltanto dalla potenza delle tecnologie o dalla velocità dei cambiamenti, ma dalla capacità dell'uomo di governarli con responsabilità.

Perché possiamo disporre dell'energia atomica, dell'Intelligenza Artificiale, della finanza globale e di strumenti di comunicazione sempre più sofisticati. Ma nessuna innovazione sarà mai sufficiente a sostituire il buon senso, la saggezza e la responsabilità individuale.

E sono proprio queste qualità, oggi più che mai, a fare la differenza.

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