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- Roma - Lunedì 22 Giugno 2026
Europa senza guida: l'assenza di veri leader condanna l'Unione all'irrilevanza
L'Europa soffre per la mancanza di leadership e visione, con leader incapaci di affrontare le sfide attuali e di promuovere una federazione utile.
di On. Nicola Bono
Il primo vero problema dell’Europa è l’evidente mancanza di leader capaci. E’ passato un anno e mezzo, del tutto sprecato, senza risolvere nessuno dei problemi sorti sin dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, a partire dalla strategia della difesa Europea. L’incertezza, la confusione e l’incapacità di formulare ipotesi di lavoro ragionevoli
viene banalizzata dalle scelte di iniziative ridicole e del tutto inutili a risolvere i problemi che affliggono l’Unione Europea, favorendo le superpotenze, che litigano
tra loro, ma che sulla disgregazione dell’Europa, e l’eventuale spartizione tra loro sono del tutto d’accordo.
I leader politici, dall’arrivo di Trump, parlano di armamento, che tutti sanno essere una spesa inutile, che non cambierà alcunché, perché i 27 eserciti dell’Unione
Europea sono tutti incapaci di sostenere qualsiasi aggressione, e il rinforzo di armamenti non cambierebbe nulla. Buona parte dei fondi che spendono gli stati
europei servono a pagare i militari, circa il 70% della spesa complessiva, in una logica che non serve ai singoli stati, né tantomeno all’Europa, in quanto impossibilitati a
garantire la sicurezza dei confini, senza la protezione degli USA. E appunto non serviranno qualche centinaio di carri armati e di cannoni in più, sparpagliati qua e là, per risolvere il problema, e subendo inoltre una spesa esagerata, imposta da Trump, del 5% del Pil annuale. Ed è molto strano che nessuno dei leader europei ha mai finora accennato alla
esigenza di dare vita ad una Federazione degli Stati d’Europa, con chi ci sta, con una Costituzione che consenta le modalità per formare un Governo Federale con pochi
ma indispensabili poteri, come la gestione della politica estera e la costituzione di un esercito unico, che costituiscono l’unica vera possibilità di garantire la sicurezza degli
Europei.
Con la federazione i costi sarebbero di gran lunga inferiori a quelli dell’armamento, e senza penalizzazione del welfare, e soprattutto si avrebbe la trasformazione
dell’Europa da attuale gigante economico e nano politico, in gigante militare e quarta superpotenza mondiale. Ma il silenzio dei leader europei su questo tema conferma il limite insuperabile della ideologia sovranista, alla cui difesa è preferibile la disgregazione dell’Unione Europea, e la conseguente colonizzazione da parte delle superpotenze.
Ma si può difendere davvero una sovranità inesistente e del tutto incapace di difendere i confini dei propri Stati, e a caccia di protezioni di autarchici che vogliono
solo sottometterci? E non sembra quindi un tradimento gravissimo dell’Interesse Nazionale ignorare la federazione che ci può dare la Patria Federale, la sicurezza e il
ruolo che ci compete nel mondo alla pari delle altre superpotenze?
Ed è così che il ridicolo si appalesa: si pensi alle decine di volte in cui si è assistito a cambiamenti di posizione e di composizione di gruppi, sia con la coalizione allargata
dei “volenterosi”, poi con la più recente invenzione di riunioni in formato E5 (Gran Bretagna, Germania Francia, Italia e Polonia), poi in formato E3 (Gran Bretagna,
Germania e Francia), poi ancora non si sa. Sono solo chiacchere e distintivo, ma nulla di reale, di credibile e di efficace.
Così come c’è una enorme confusione in merito alle regole dell’UE che vanno velocemente cambiate, ma invece di affrontare questo prioritario tema, si tende con
incomprensibile leggerezza ad allargare l’Unione Europea ad altri otto Stati, ed addirittura si litiga per chi deve essere inserito prima.
E così 27 Stati aderenti all’Unione Europea, che da anni faticano a trovare accordi tra di loro, che spesso sono obbligati a rinvii esasperanti che costringono l’UE a ritardi
nelle decisioni che danneggiano tutti i Paesi, invece di modernizzare le regole, ed eliminare il veto individuale per ogni Stato che comprime le decisioni collettive,
discutono e litigano su quale tra i suddetti otto stati vada accontentato per primo.
Possibile che non si capisca che passare da 27 a 35 Stati, il livello di gestione sarà, senza le necessarie modifiche, un disastro per la velocità di realizzazione delle
decisioni, specie in un momento di particolare difficoltà per l’Europa, che non ha neanche una certezza di mantenere il suo livello di indipendenza e libertà?
Gli otto Stati sono: Albania, Bosnia-Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia, Moldavia e Ucraina.
Come si può intuire dalla loro eterogeneità, ciascun Paese rivendica i propri legittimi interessi che però, una volta entrati nell’UE con le attuali regole, recheranno
problematicità ancora più difficili da gestire di quelle attuali. Ecco perché è fondamentale affrontare, mentre è ancora con 27 stati, ciò che fino ad ora non era stato possibile realizzare, per garantire una organizzazione Europea che rispetti ciascuno dei Paesi, vecchi e nuovi, con regole puntuali, e senza la confusione e le logiche aberranti di veti singoli per ogni Stato, con buona pace di Meloni che non vuole affatto rinunciarci, perché se non si cambia radicalmente il sistema, questo condannerà definitivamente l’UE alla impotenza e conseguentemente alla irrilevanza.
On. Nicola Bono
Presidente Europa Nazione
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