
- Prima Notizia 24
- Roma - Sabato 4 Luglio 2026
Un concerto non può fermare la Sanità
Un concerto di Ultimo a Tor Vergata solleva interrogativi sulla pianificazione degli eventi, che non dovrebbe compromettere i servizi sanitari essenziali.
Ci sono notizie che dovrebbero far riflettere molto più di quanto non stiano facendo. Perché raccontano un modo di amministrare gli eventi che rischia di perdere completamente il senso delle priorità.
Il concerto di Ultimo a Tor Vergata è destinato a entrare nella storia della musica italiana per numeri e partecipazione. Oltre duecentocinquantamila persone rappresentano un evento straordinario, capace di richiamare fan da tutta Italia. Nessuno mette in discussione il valore culturale, artistico ed economico di una manifestazione di queste dimensioni.
Ma proprio perché si tratta di un evento eccezionale, avrebbe richiesto una pianificazione altrettanto eccezionale.
E invece accade che medici specializzandi siano costretti a interrompere il proprio lavoro per correre a spostare l'automobile. Che giovani chirurghi, anestesisti, medici legali e personale sanitario debbano trasformare il proprio turno di servizio in una corsa a ostacoli. Che il Policlinico Tor Vergata modifichi addirittura gli orari delle visite ai pazienti ricoverati per adattarsi alle limitazioni imposte dal concerto.
È normale tutto questo? Francamente no.
La sanità dovrebbe rappresentare il livello più alto delle priorità pubbliche. Un ospedale universitario non è una struttura qualsiasi: è un luogo dove ogni giorno si curano persone, si formano i medici del futuro e si svolgono attività chirurgiche, diagnostiche e di ricerca che non possono essere subordinate alle esigenze logistiche di uno spettacolo, per quanto importante esso sia.
Il racconto degli specializzandi è emblematico. Professionisti impegnati in attività delicate, talvolta nel pieno di un'autopsia o di un intervento clinico, costretti a interrompere il lavoro perché alle 16 il parcheggio deve essere liberato. Una situazione che appare difficilmente conciliabile con il rispetto dovuto a chi opera quotidianamente per garantire il diritto alla salute.
Ma la questione va ben oltre i parcheggi. È inevitabile porsi alcune domande.
Siamo davvero certi che un concerto di tali proporzioni, con impianti audio di enorme potenza, non produca effetti sul vicino Policlinico Tor Vergata?
Sono state effettuate valutazioni tecniche indipendenti sull'impatto acustico all'interno delle aree ospedaliere?
I reparti più sensibili – terapie intensive, rianimazioni, neonatologia, sale operatorie – sono stati oggetto di specifiche verifiche?
Esistono misurazioni preventive e controlli durante l'evento?
Non è corretto affermare che vi sia stato un impatto acustico sull'ospedale senza dati che lo dimostrino. Ma è altrettanto legittimo chiedere se tali verifiche siano state effettuate e rese pubbliche. Quando un evento coinvolge centinaia di migliaia di persone a ridosso di un grande presidio sanitario, la trasparenza dovrebbe essere totale.
E poi c'è il tema della mobilità.
Interi parcheggi universitari sottratti a studenti e personale sanitario. Viabilità rivoluzionata. Accessi contingentati. Parcheggi ufficiali con costi che hanno alimentato polemiche tra gli stessi spettatori. Persino le aree destinate al semplice recupero delle persone risultano a pagamento.
La domanda diventa inevitabile: era davvero impossibile individuare un'area diversa?
Roma dispone di numerosi spazi destinati ai grandi eventi. Perché scegliere proprio un'area che ospita una delle principali università italiane e uno dei più importanti policlinici del Centro Italia?
L'impressione è che, ancora una volta, il successo di un grande evento sia stato misurato esclusivamente in termini di presenze e ritorno mediatico, senza valutare adeguatamente il prezzo pagato da chi continua a lavorare mentre la città si diverte.
Il punto non è essere contrari ai concerti. Il punto è pretendere che uno spettacolo non possa mai interferire con servizi essenziali come la sanità, l'università e la ricerca.
Le grandi capitali europee organizzano eventi giganteschi senza compromettere il funzionamento degli ospedali. Perché la salute pubblica viene prima di qualsiasi palcoscenico.
Roma dovrebbe fare altrettanto. Un concerto dura una sera.
Le conseguenze di una cattiva pianificazione, invece, rischiano di lasciare un segno molto più lungo.
Perché una città moderna non si giudica soltanto dalla capacità di organizzare grandi eventi. Si giudica soprattutto dalla capacità di farli convivere con i diritti fondamentali dei cittadini.
E il diritto alla salute non dovrebbe mai essere costretto a cercare parcheggio.
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