
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 15 Luglio 2026
Roggero, una sentenza che divide il Paese e interroga le coscienze
La Corte di Cassazione chiude il caso Roggero, simbolo di un acceso dibattito su legittima difesa e giustizia, sollevando interrogativi sulla sicurezza.
di Paolo Rinaldi
Quattordici anni e nove mesi. Con la decisione della Corte di Cassazione si chiude definitivamente uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni, ma difficilmente si spegnerà il dibattito che lo accompagna.
La vicenda di Mario Roggero, il gioielliere che dopo una rapina inseguì e uccise due dei tre malviventi in fuga, è diventata nel tempo molto più di un processo penale. È stata trasformata in un simbolo, spesso utilizzato per rappresentare due visioni opposte della giustizia e della sicurezza: da una parte chi ritiene che un cittadino abbia il diritto di difendersi con ogni mezzo quando lo Stato non riesce a proteggerlo; dall'altra chi ricorda che uno Stato di diritto non può ammettere che la vendetta sostituisca la giustizia.
La sentenza della Cassazione non cancella il trauma vissuto da Roggero durante la rapina, né minimizza la violenza di chi aveva fatto irruzione nella sua gioielleria. Allo stesso tempo ribadisce un principio fondamentale del nostro ordinamento: la legittima difesa ha limiti precisi e non può estendersi oltre la situazione di pericolo imminente.
È proprio questo il punto più difficile da accettare per una parte dell'opinione pubblica. Chi osserva la vicenda con gli occhi dell'uomo comune tende inevitabilmente a immedesimarsi nella vittima della rapina. È una reazione umana. Ma il diritto non può essere costruito sulle emozioni del momento. Deve fissare regole valide per tutti, anche quando sono impopolari.
La politica, negli ultimi anni, ha spesso utilizzato il tema della legittima difesa come terreno di scontro ideologico, alimentando aspettative che raramente coincidono con la complessità delle aule di giustizia. Il risultato è che ogni sentenza diventa inevitabilmente una battaglia culturale, più che un semplice verdetto.
Il caso Roggero lascia quindi un interrogativo che va oltre la vicenda personale del gioielliere piemontese: quanto è forte oggi la fiducia dei cittadini nella capacità dello Stato di garantire sicurezza? Perché quando questa fiducia si incrina cresce la tentazione di pensare che ciascuno debba difendersi da solo.
È una domanda scomoda, ma necessaria. Perché una democrazia non si misura soltanto dalla severità delle sue leggi, bensì dalla capacità delle istituzioni di prevenire i reati, proteggere le vittime e assicurare una giustizia rapida ed equilibrata.
La sentenza è definitiva. Il confronto, invece, è appena ricominciato.
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