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  • Roma - Martedì 30 Giugno 2026

Insulti e auguri di morte alla ministra Roccella dopo la scomparsa del marito: indaga la Polizia Postale

Centinaia di messaggi offensivi e di odio pubblicati sui social dopo la morte del marito della ministra della Famiglia Eugenia Roccella sono finiti al vaglio degli investigatori. La Polizia Postale sta verificando l'identità degli autori e accertando se dietro i profili si nascondano persone reali, troll o eventuali campagne coordinate.

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Una valanga di insulti, auguri di morte e messaggi offensivi pubblicati sui social dopo la scomparsa del marito della ministra della Famiglia Eugenia Roccella è ora al centro di un'indagine della Polizia Postale. Gli investigatori hanno già acquisito centinaia di commenti comparsi sulle principali piattaforme social, avviando gli accertamenti per identificare gli autori e verificare se dietro alcuni profili possano celarsi troll, account falsi o eventuali campagne organizzate di manipolazione online.

Gli auguri di morte pubblicati sui social

Tra i messaggi finiti all'attenzione degli investigatori figurano frasi particolarmente violente. "Solo il marito, lei no? Peccato", scrive un utente commentando la notizia della morte di Luigi Cavallari, marito della ministra. Un altro aggiunge: "Mi spiace sia capitato a lui e non a lei." Altri fanno riferimento al "karma", mentre c'è chi arriva a insinuare responsabilità della stessa ministra nella tragedia o a scrivere: "Peccato che non sia successo direttamente a te." Messaggi che, secondo gli investigatori, potrebbero integrare ipotesi di reato e che sono stati acquisiti nell'ambito degli accertamenti.

Verifiche su troll e campagne coordinate

L'attività della Polizia Postale non si limita all'identificazione degli autori dei singoli post. Gli investigatori stanno infatti cercando di capire se dietro la mole di commenti offensivi vi siano utenti reali oppure profili creati esclusivamente per diffondere odio online. Tra le ipotesi al vaglio c'è anche quella di una possibile campagna coordinata, eventualmente riconducibile a gruppi specializzati nella manipolazione dell'opinione pubblica attraverso i social network.

L'indagine della Polizia Postale

L'inchiesta è stata avviata d'ufficio subito dopo la diffusione dei messaggi. A occuparsene sono gli specialisti della Divisione Social del Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, struttura che si occupa anche del monitoraggio dei social network, insieme al Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Lazio. La prima fase consiste nell'analisi delle informazioni pubblicamente disponibili, utilizzando tecniche di Open Source Intelligence (Osint) per ricostruire l'identità digitale dei profili e individuare eventuali collegamenti tra gli account.

Le richieste alle piattaforme

Una volta completata questa prima fase, gli investigatori potranno chiedere alle piattaforme social i dati necessari per identificare gli utenti. In molti casi sarà necessario ricorrere alla cooperazione internazionale, poiché gran parte dei social network ha sede negli Stati Uniti. Proprio questo potrebbe rappresentare uno degli aspetti più complessi dell'inchiesta. La normativa americana, infatti, tutela in maniera molto ampia la libertà di espressione e non sempre consente la trasmissione dei dati degli utenti, salvo nei casi di reati particolarmente gravi.

Possibile l'intervento della Procura

L'indagine della Polizia Postale potrebbe presto confluire in un fascicolo della Procura. Tra le ipotesi vi è l'apertura di un procedimento da parte della Procura di Roma oppure di quella di Viterbo, competente per territorio in relazione al luogo dove è avvenuta la tragedia. In quel caso saranno direttamente i magistrati a poter attivare eventuali rogatorie internazionali nei confronti delle società che gestiscono le piattaforme digitali.

Sempre più casi di hater identificati

Negli ultimi anni sono aumentati i procedimenti nei confronti degli autori di messaggi d'odio pubblicati online. In diversi casi le indagini hanno portato all'identificazione degli utenti nell'arco di poche settimane, con denunce, arresti nei casi più gravi, processi e richieste di risarcimento danni. Gli investigatori valuteranno anche l'operato delle piattaforme, verificando se abbiano adottato misure adeguate per rimuovere o limitare la diffusione dei contenuti ritenuti offensivi o illeciti.

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