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  • Lunedì 27 Aprile 2026

Iran, Putin incontra Araghchi: 'Faremo il possibile per la pace'. Trump riunisce la Situation Room

Teheran propone agli USA lo sblocco di Hormuz in cambio del rinvio sul dossier nucleare, ma il Libano si spacca.

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La diplomazia internazionale si muove su un doppio binario nel tentativo di sbloccare lo stallo in Medio Oriente.

A San Pietroburgo, il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, ribadendo l'impegno del Cremlino nella regione: "Mosca farà il possibile per la pace in Medio Oriente".

Putin ha confermato di voler proseguire le relazioni strategiche con Teheran, trasmettendo la sua gratitudine per un messaggio ricevuto dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei.

Araghchi ha risposto definendo il rapporto tra i due Paesi un "partenariato strategico di altissimo livello" che sarà ulteriormente rafforzato.

Sul fronte dei rapporti con Washington, l'Iran ha presentato una nuova proposta attraverso la mediazione del Pakistan. Il piano punta a risolvere prioritariamente la crisi dello Stretto di Hormuz — dove oltre 2.000 marittimi restano bloccati su 105 petroliere — chiedendo la revoca del blocco statunitense e un cessate il fuoco prolungato. In cambio, Teheran si dice disposta a riaprire la navigazione, ma intende rinviare a una fase successiva i negoziati sul programma nucleare.

"L'Iran sta valutando la richiesta di colloqui dagli Stati Uniti", ha ammesso Araghchi, pur accusando Washington di aver fatto fallire i precedenti cicli di negoziati con "richieste eccessive".

Dall'altra parte, il presidente Donald Trump ha convocato per oggi una riunione d'urgenza nella Situation Room con il suo team di sicurezza nazionale. L'obiettivo è discutere lo stallo delle trattative e valutare le contromisure rispetto alle recenti mosse di Teheran, tra cui una proposta di legge del Parlamento iraniano che mira a stabilire per legge che "l'esercito deve avere l'autorità dello Stretto di Hormuz", prevedendo inoltre che i proventi del passaggio navale siano pagati in rial.

Mentre l'IDF continua a colpire le infrastrutture di Hezbollah nella valle della Bekaa e nel sud del Libano, il clima politico a Beirut è incandescente. Il presidente libanese Joseph Aoun ha lanciato un durissimo attacco a Hezbollah, definendo "tradimento" l'aver trascinato il Paese in guerra per interessi stranieri. Aoun ha rivendicato la legittimità dei negoziati per porre fine alle ostilità, dichiarando: "Il mio obiettivo è raggiungere la fine dello stato di guerra con Israele, in modo simile all'armistizio del 1949". Ha inoltre aggiunto con fermezza: "Vi assicuro che non accetterò di raggiungere un accordo umiliante".

Di contro, il leader di Hezbollah, Naïm Qassem, ha ribadito il suo "categorico rifiuto" di ogni trattativa diretta, sostenendo che "negoziare con Israele creerà un ciclo di instabilità" e che i colloqui in corso non riguardano minimamente il gruppo armato.

La situazione resta estremamente fluida, con la mediazione del Pakistan che prosegue nel tentativo di colmare le distanze tra le parti nonostante i ripetuti fallimenti dei faccia a faccia.

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