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Non serviva certo il lancio nazionale del nuovo saggio di Franco Napoli “L’Economia Legale” per capire che la Ndrangheta ormai è la prima organizzazione criminale strutturata del mondo, ma ieri sera a Piazza del Parlamento a raccontare la nuova Ndrangheta c’era Marisa Manzini, donna magistrato, lei piemontese di origine, che in Calabria ha attraversato gli anfratti più tortuosi e più pericolosi del sistema mafia. Parterre di donne-coraggio, ma spesso e volentieri sono proprio donne come loro che danno più fastidio alle cosche criminali. Forse per questo, alla fine della serata organizzata dal Vice Presidente Nazionale della Confapi Franco Napoli, per Marisa Manzini e Wanda Ferro è stata una vera e propria standing ovation.
La storia professionale di Marisa Manzini -che di questo libro di Franco Napoli è parte protagonista con un suo contributo diretto- è tutta un succedersi di eventi e di occasioni che fanno presto di lei un magistrato severo, scrupoloso, rigoroso, al di sopra delle parti, attenta sia alla forma che alla sostanza del diritto, un vero esempio da seguire per le nuove generazioni di giovani che si preparano alla carriera di magistrati.
Giovanissima si laurea in giurisprudenza all’Università degli studi di Milano nel luglio 1987, da uditore giudiziario svolge il tirocinio presso il Tribunale di Torino, e dal 1993 al 2003 svolge funzioni requirenti di sostituto Procuratore presso il Tribunale di Lamezia Terme. Nel novembre 2003 viene nominata sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro e entra a far parte del pool della DDA, con competenza specifica per i delitti di criminalità organizzata legati al territorio compreso nel circondario del Tribunale di Vibo Valentia. Parliamo di una delle zone di mafia più difficili e più critiche del Paese.
Saranno anni di duro lavoro per lei, ma alla fine le sue inchieste, consentono di arrivare al riconoscimento, sul territorio vibonese, di ben sei associazioni mafiose diverse che, benché operanti su quel territorio da decenni, non avevano mai ottenuto prima un “riconoscimento” giudiziario. La “ragazza” aveva visto giusto.
Dal 19 ottobre 2009 al 16 aprile 2015 svolge le funzioni di Sostituto Procuratore Generale presso la Procura Generale di Catanzaro e dall’aprile 2010, viene applicata, in considerazione della delicatezza dei procedimenti e dei processi in corso di trattazione, alla DDA di Catanzaro, pur mantenendo le funzioni di Sostituto Procuratore Generale. Nel frattempo, diventa “Punto di Contatto della Rete Giudiziaria Europea e Corrispondente Nazionale per l’Eurojust”, con compiti di cooperazione nel corso delle investigazioni su procedimenti relativi alla criminalità transnazionale.
Poi, dal 16 aprile 2015 al 17 giugno 2019 viene chiamata a svolgere le funzioni di Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Cosenza, ma nel frattempo collabora con la Direzione Distrettuale Antimafia, mantenendo in essere applicazioni in processi in corso di trattazione dinanzi alla Corte di Assise di Catanzaro e il Tribunale di Vibo Valentia fino al febbraio 2017.
Infine, nella sua vita c’è anche una solenne parentesi romana, nei palazzi che più contano, quello di San Macuto. Dal 18 giugno 2019 al 15 marzo 2020 viene infatti chiamata a collaborare con la Commissione Parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere. Ma questa è solo una breve parentesi della sua vita professionale, perché per un magistrato operativo come lei non sarebbe potuto essere diversamente. Marisa Manzini chiede infatti di tornare sul campo minato delle inchieste, e dal 16 marzo 2020 a pochi mesi fa oggi svolge le funzioni di Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Cosenza. Ora è tornata definitivamente alla DDA di Catanzaro.
Per via del suo impegno contro la mafia, il 18 settembre 2020 la Pontificia Accademia Mariana Internazionale chiama Marisa Manzini a far parte integrante del “Gruppo di Lavoro istituito presso il Dipartimento per l’analisi e il monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi”, e questo la dice lunga sul suo ruolo, sulla sua esperienza, soprattutto sul modo come opera, e sulla grande passione che questa donna ha sempre raccontato di avere per la giustizia di questo nostro Paese.
Come sua vecchia abitudine, anche in quella occasione Marisa Manzini cercò di minimizzare questo ennesimo riconoscimento pubblico che le veniva alla carriera da uno degli organismi più elitari di Santa Roma Chiesa. Disse soltanto: “ Il Gruppo di lavoro che è stato istituito presso il Dipartimento per l’analisi e il monitoraggio dei fenomeni criminali e mafiosi della Pontificia Accademia Mariana Internazionale ha come obiettivo fare giungere il messaggio chiaro secondo cui non può esservi alcun momento di contatto tra Religione e mafia”.
Marisa Manzini riconosceva ufficialmente che “La strumentalizzazione da parte della criminalità organizzata delle cerimonie, dei simboli, dei riti religiosi non può essere accettata dalla Religione: soprattutto la figura della Vergine Maria deve essere liberata da ogni forma di uso distorto da parte delle mafie”.
Non mancano nella sua vita varie esperienze accademiche importanti. Nel 2013 assume la direzione del comitato scientifico nel corso di Alta Formazione sulle “Politiche di contrasto alla mafia – Analisi delle mafie e delle strategie di contrasto” presso la Fondazione della Università Magna Graecia di Catanzaro, e nel 2015 viene chiamata a far parte del Comitato scientifico nel corso di Alta Formazione sulle “Prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione”. Dal 2013 al 2019 svolge viene chiamata a insegnare procedura penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Forensi dell’Università Magna Graecia di Catanzaro nell’anno, ma contemporaneamente, nel corso di tutti questi anni partecipa a tantissimi incontri presso le scuole superiori, dove trasferisce a intere generazioni di studenti la propria esperienza in materia di attività investigativa e “Legalità’
C’è ancora dell’altro però nella vita di Marisa Manzini. E cioè i libri, la scrittura, la passione per la saggistica e i romanzi, “Una cosca-famiglia di imprenditori: il caso esemplare del vibonese” pubblicato nel volume “Reti a delinquere –‘Ndrangheta e altre mafie”. Poi ancora, “Cosa c’è di nuovo in Mafia Capitale? Un punto di vista giudiziario”, “La situazione della criminalità organizzata nella provincia di Vibo Valentia”, e ultimo in ordine di tempo “Fai silenzio ca parrasti assai. Il potere delle parole contro la ‘ndrangheta”. E a tempo perso, e anche molto segretamente, di notte diventa anche giornalista per la rivista scientifica “La 7^ Colonna”.
Il futuro? Chi può mai dirlo? Se non avesse scelto di vivere in Calabria, e di restare in Calabria per sempre, lei che viene da un mondo così lontano e così diverso da quello meridionale, probabilmente non si sarebbe mai innamorata della gente del sud come nei fatti è stato, e questa è la parte forse più romantica e più segreta dell’esistenza di questo magistrato in prima linea contro la Ndrangheta.
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