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  • Napoli - Mercoledì 14 Ottobre 2026

L'IA entra nella sfera affettiva, l'allarme dei medici FeDerSerD: "C'è il rischio di dipendenza emotiva"

Al congresso nazionale della Federazione emerso il ruolo dei chatbot come strumento di compagnia e supporto psicologico. L'esperto Omero: "Si passa dalla cattura dell'attenzione alla conquista dell'intimità". La presidente Balestra: "Cosa succede quando non se ne può più fare a meno?".

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Un interlocutore sempre reperibile, pronto all'ascolto, in grado di dispensare consigli, decodificare gli stati d'animo e modellare le proprie risposte sulle esigenze dell'utente. L'intelligenza artificiale sta ridefinendo le dinamiche della comunicazione interpersonale e della ricerca di conforto, ma l'evoluzione tecnologica porta con sé il rischio concreto di sviluppare una vera e propria dipendenza emotiva.

Il tema è stato al centro delle analisi presentate durante il congresso nazionale della FeDerSerD, la Federazione Italiana degli Operatori dei Servizi per le Dipendenze, in corso di svolgimento a Napoli.

A conferma del fenomeno, l'annuale rilevazione sull'utilizzo dell'IA generativa pubblicata dalla Harvard Business Review e richiamata dall'esperto Paolo Omero evidenzia come le funzioni di "terapia e compagnia" si attestino per il secondo anno consecutivo al primo posto tra cento diversi ambiti d'impiego delle piattaforme intelligenti.

"Assistiamo a un passaggio importante: dalla competizione per catturare l'attenzione degli utenti a quella per conquistarne l'intimità", ha spiegato Paolo Omero, specialista di intelligenza artificiale di infoFactory. "I sistemi di intelligenza artificiale sono ormai capaci di interpretare stati emotivi, adattare il linguaggio e offrire risposte che possono apparire profondamente empatiche. Questo non significa che provino emozioni o stabiliscano relazioni affettive. Ma per chi interagisce con queste tecnologie la sensazione di essere compreso può essere forte", ha precisato il tecnico.

La capacità performativa dei software trova riscontro anche nell'evidenza scientifica: uno studio pubblicato su Communications Psychology nel 2025 ha rilevato che sei differenti modelli linguistici hanno conseguito una media dell'81% di risposte esatte in cinque test standardizzati di intelligenza emotiva, contro il 56% totalizzato dai campioni umani di riferimento.

La spiccata abilità nel rilevare gli stati d'animo e nell'elaborare risposte adeguate incrementa la sensazione di empatia perceived dagli utenti.

Sulle implicazioni cliniche e comportamentali si è espressa la presidente nazionale della FeDerSerD, Roberta Balestra: "Le dipendenze non riguardano soltanto le sostanze, ma possono coinvolgere anche comportamenti e modalità di relazione. Non significa che utilizzare un chatbot equivalga a sviluppare una dipendenza, ma dobbiamo interrogarci su cosa accade quando una persona comincia a non poterne fare a meno".

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