
- Prima Notizia 24
- Roma - Mercoledì 15 Luglio 2026
Legge elettorale: governo sotto sulle preferenze, le opposizioni chiedono dimissioni. Ciriani: "Andiamo avanti"
Schlein attacca: "Maggioranza spaccata, pronti al voto in ogni momento". La replica di Meloni: "Manteniamo gli impegni sul ddl sicurezza".
È un vero e proprio terremoto politico quello che si è abbattuto sull'aula di Montecitorio durante l'esame della nuova legge elettorale. Ieri, nonostante l'intesa e il via libera formale annunciati in mattinata da Lega e Forza Italia, l'emendamento di Fratelli d'Italia volto a introdurre le preferenze — un testo sul quale la stessa premier Giorgia Meloni aveva simbolicamente "messo la faccia" — è stato clamorosamente affossato nel segreto dell'urna.
I franchi tiratori hanno colpito duramente la maggioranza, bocciando la proposta per un solo voto di scarto (188 contrari contro 187 favorevoli).
In un'aula gremita da deputati, ministri e sottosegretari, le opposizioni sono esplose in cori di esultanza, chiedendo all'unisono le dimissioni del governo.
Stamani, alla ripresa delle votazioni, l'Aula ha respinto anche l'emendamento sulle preferenze presentato dai parlamentari vicini a Roberto Vannacci (i cosiddetti "vannacciani"), sul quale il relatore di maggioranza Angelo Rossi (FdI) si era rimesso all'Assemblea. Il testo ha raccolto 139 voti favorevoli e 233 contrari, scatenando le proteste e le urla dei proponenti, che hanno esposto cartelli con lo slogan: "Partiti padroni? No! Cittadini sovrani". Poco prima, lo stesso relatore aveva modificato il parere (da contrario a "remissione all'Aula") anche su altre due proposte di modifica presentate da Edoardo Ziello e dal tandem Francesco Gallo-Luigi Marattin.
La durissima sconfitta numerica incassata dal centrodestra ha offerto alle minoranze l'occasione per sferrare un affondo politico frontale contro Palazzo Chigi, denunciando la fragilità della coalizione di governo. “Noi saremo pronti con le opposizioni in qualunque momento, perché la vera notizia di ieri è che è crollata tutta la narrazione di questo governo che si basava sull'idea di una maggioranza solida e compatta e di divisioni presunte tra le opposizioni. Ieri la fotografia chiara è stata al contrario, c'è stata una maggioranza divisa: è bastata la prima prova di un voto segreto.
La legge elettorale era piena di problemi, con un premio di maggioranza abnorme, stanno cercando di far passare il premierato. Giorgia Meloni pur di difendere il suo potere era pronta a sacrificare le altre donne. Ieri è stata punita un'altra arroganza. L'emendamento cancellava completamente la parità di genere anche nei capilista. Ieri si è fratturata la maggioranza e Meloni ha imposto ai suoi di andare avanti ma evidentemente il problema ce l'ha tra i suoi alleati.
E' chiaro che dovrebbe trarne le conseguenze, invece siamo all'assurdo in cui la maggioranza cerca di andare avanti fischiettando come se non fosse accaduto niente. E' incredibile che per questo governo la priorità sia cambiare la legge elettorale perchè hanno paura di perdere il potere”, ha dichiarato la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervistata da Rtl 102.5.
Nonostante lo scossone parlamentare, i vertici dell'esecutivo hanno respinto con fermezza qualsiasi ipotesi di crisi di governo o di elezioni anticipate a settembre, minimizzando l'accaduto e rivendicando i risultati ottenuti su altri provvedimenti strategici, a partire dal ddl sicurezza approvato in Cdm.
La premier Giorgia Meloni ha scelto i canali social per mandare un messaggio chiaro di continuità programmatica agli elettori: “Avevamo preso un impegno con gli italiani: riportare lo Stato dalla parte delle persone perbene. Continuiamo a mantenerlo, un provvedimento dopo l'altro”, ha scritto la presidente del Consiglio.
A blindare la tenuta politica della coalizione è intervenuto direttamente anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, escludendo categoricamente un passo indietro dei partiti di governo. “Noi non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo e siamo orgogliosi della stabilità che abbiamo dato al Paese. Il programma prevedeva il voto domani sera, ora vediamo stamattina come lavora il Parlamento e capiremo. La priorità è chiudere alla Camera e poi la legge andrà al Senato senza le preferenze. E' normale che in un sistema bicamerale l'altro ramo possa modificare il testo ma ne parleremo quando la legge arriverà al Senato. Un passo alla volta, ora chiudiamo la legge alla Camera. Al Senato si può naturalmente modificare. Non so se riusciamo prima della pausa estiva ad approvare la legge elettorale al Senato ma sicuramente a settembre sarà fra i primi se non il primo provvedimento all'esame del Senato”, ha precisato Ciriani a Start su SkyTg24.
Sulla stessa lunghezza d'onda si è sintonizzato anche il titolare del dicastero dell'Economia, interpellato dai giornalisti a margine dell'assemblea dell'Abi circa l'impatto del voto segreto sulla stabilità dell'esecutivo. “Ma cosa c'entra? Ci sono cose peggiori di questa, ci sono le guerre”, ha chiosato programmaticamente Giancarlo Giorgetti, liquidando le preoccupazioni sollevate dalle opposizioni.
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