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- Roma - Mercoledì 15 Luglio 2026
"Una, Due, Cento": il silenzio che parla al cuore. Emanuele Gallo firma un cortometraggio intenso sulla memoria e sull'assenza
Il cortometraggio "Una, Due, Cento" di Emanuele Gallo esplora emozioni profonde attraverso silenzi e sguardi, raccontando il legame madre-figlia con delicatezza.
di Maurizio Pizzuto
Ci sono film che raccontano una storia e altri che scelgono di evocare emozioni. "Una, Due, Cento", il nuovo cortometraggio diretto da Emanuele Gallo, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In appena nove minuti riesce infatti a costruire un racconto intimo, delicato e universale, trasformando una spiaggia battuta dal vento del Circeo in un luogo dell'anima, dove memoria, dolore e riconciliazione si intrecciano in un equilibrio narrativo di rara sensibilità.
Lontano da ogni facile sentimentalismo, Gallo sceglie la strada più difficile: quella dei silenzi. La macchina da presa osserva, accompagna, ascolta. Sono gli sguardi, le pause e il rumore incessante del mare a raccontare ciò che le parole non riescono a esprimere.
Al centro della storia c'è una giovane donna che ritorna nei luoghi della propria infanzia e, attraverso l'incontro con una bambina, si ritrova a fare i conti con il ricordo di una madre distante, incapace di colmare quel bisogno d'affetto rimasto sospeso nel tempo. È una narrazione costruita con eleganza, dove il confine tra realtà e memoria si dissolve fino a diventare un unico flusso emotivo.
Determinante è il contributo delle due protagoniste. Carolina Signore offre un'interpretazione misurata e autentica, affidata quasi esclusivamente all'espressività del volto. Il suo personaggio vive di tensioni interiori, ricordi trattenuti e ferite mai completamente rimarginate, restituendo allo spettatore un'intensità che non ha bisogno di enfasi.
Accanto a lei, Penelope Flamma rappresenta molto più di una semplice presenza narrativa. La sua figura assume progressivamente il valore simbolico dell'infanzia perduta, della memoria che riaffiora e della possibilità di riconciliarsi con il proprio passato. Il dialogo silenzioso tra le due attrici costituisce il vero motore emotivo del film.
La sceneggiatura firmata da Carola Carulli evita qualsiasi spiegazione didascalica, preferendo suggerire piuttosto che raccontare. È una scrittura essenziale, capace di lasciare spazio allo spettatore, che viene chiamato a completare i vuoti narrativi con la propria esperienza personale. Una scelta coraggiosa che rende il cortometraggio profondamente universale.
Dal punto di vista registico, Emanuele Gallo dimostra una notevole maturità. I primi piani diventano strumenti di indagine psicologica, mentre la fotografia sfrutta la luce naturale del Circeo per costruire immagini sospese tra il reale e l'onirico. Il mare agitato, gli scogli e le dune non rappresentano soltanto un fondale, ma diventano veri protagonisti del racconto, metafora delle tempeste interiori della protagonista e della lenta conquista di una nuova consapevolezza.
Anche il comparto sonoro svolge un ruolo decisivo. Il rumore delle onde, il vento e i lunghi silenzi amplificano il peso emotivo delle immagini, dimostrando come sia possibile costruire tensione narrativa senza ricorrere a dialoghi ridondanti.
"Una, Due, Cento" è un'opera che parla del rapporto madre-figlia, ma in realtà affronta temi ancora più profondi: l'elaborazione del lutto, la ricerca della propria identità, il bisogno di essere visti e riconosciuti, il difficile percorso che conduce dall'assenza all'accettazione.
In un panorama cinematografico spesso orientato verso ritmi frenetici e narrazioni esplicite, il cortometraggio di Emanuele Gallo sceglie la sottrazione e trova proprio nella semplicità la propria forza. Un piccolo film che lascia un segno profondo, dimostrando come il cinema breve possa raggiungere una notevole intensità emotiva quando incontra una regia sensibile, interpreti credibili e una scrittura capace di parlare direttamente all'anima dello spettatore.
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