"Questa cerimonia celebra l’eccellenza nell’Arte Militare e l’attitudine ad assumere responsabilità e ad esercitarle. L’Ordine Militare d’Italia premia i militari di ogni ordine e grado che, esercitando il comando, hanno, con intelligenza, iniziativa, perizia, senso di responsabilità, coraggio, contribuito al buon esito di campagne e operazioni militari, dando testimonianza dei valori che contrassegnano le Forze Armate.
È consuetudine che, con questa cerimonia, si aprano le celebrazioni del Giorno dell’Unità Nazionale e della Giornata delle Forze Armate -domani, 4 novembre - a ricordo della vittoria che pose fine alla Prima Guerra Mondiale e portò al compimento del sogno risorgimentale dell’unità d’Italia.
Il cammino nazionale attraversò l’immane tragedia del secondo conflitto mondiale e la Guerra di Liberazione. Dopo la dissoluzione del regime fascista e l’occupazione da parte delle truppe naziste, le Forze Armate onorarono i principi del loro servizio alla Patria e, con spirito di sacrificio e con fedeltà al giuramento prestato, combatterono contro le forze nazifasciste.
Lo fecero in uniforme nelle file regolari del Primo Reggimento Motorizzato e, successivamente, nel Corpo Militare di Liberazione e nei vari Gruppi di Combattimento e Divisioni Ausiliarie che, con grande valore, al fianco degli Alleati, risalirono la penisola sconfiggendo le truppe occupanti.
Lo fecero nei campi di concentramento tedeschi, dove gli oltre seicentocinquantamila internati militari italiani, rifiutando di aderire alla guerra nazista, patirono brutali vessazioni e immani sofferenze, che causarono la morte di cinquantamila di loro.
Lo fecero passando alla clandestinità sui monti e nelle città, dando vita e unendosi alle formazioni partigiane, creando fronti clandestini. Pagine iscritte nella nostra storia che ci chiamano a riflettere sul valore della pace e della sicurezza. Condizioni costruite in settantasette anni di vita repubblicana e di collaborazione internazionale. Un bene incommensurabile, che per tanti anni abbiamo forse iniziato a considerare come scontato.
Per molti Paesi e popoli non è mai stato così. E oggi, purtroppo, la situazione, a partire dal nostro continente, è ancora più compromessa. Sono sempre più numerosi i Paesi in cui la pace è minacciata o cancellata.
La tragedia della guerra è tornata vicino a noi. La brutale aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa ha riportato d’attualità la consapevolezza che la guerra è ancora possibile anche in Europa.
La guerra in Ucraina è, prima di tutto, la tragedia del popolo ucraino che, da oltre diciotto mesi, combatte e soffre con tante vittime e devastazioni, ma è anche un gravissimo attacco all’intera comunità internazionale e alle regole faticosamente costruite nell’ambito delle Nazioni Unite. Tutto questo sta provocando effetti generali destabilizzanti.
Un’altra tragedia è in atto in Medio Oriente. I vili attacchi terroristici portati da Hamas lo scorso 7 ottobre contro inermi cittadini dello Stato di Israele – dai bambini agli anziani - hanno alimentato drammaticamente l’irrisolto conflitto israelo-palestinese, con migliaia di morti su entrambi i fronti, pagando un prezzo elevato per un contrasto che da oltre settant’anni dilania la regione senza che si sia pervenuti, responsabilmente, a una soluzione condivisa.
Purtroppo tensioni e crisi affliggono molte altre parti del mondo: nei Balcani, nel Nord Africa, nel Sahel, nelle repubbliche del Caucaso, per ricordare soltanto quelle a noi più vicine. Soltanto un rinnovato impegno, nel solco nelle nostre scelte atlantiche ed europeiste, può rafforzare l’unità di intenti tra le democrazie, necessaria per difendere i valori delle nostre comunità e contribuire a creare un ambiente internazionale pacifico e prospero.
La Repubblica Italiana, membro fondatore della Unione Europea e della NATO, in tutta la sua storia si è costantemente impegnata nel mantenimento della pace attraverso una continua azione volta a migliorare e consolidare i legami tra le nazioni, così come indica la nostra Costituzione.
In oltre settant’anni, i contingenti italiani - dall’esercizio del mandato fiduciario, conferito dall’ONU all’Italia nel 1950 in Somalia, alle odierne missioni della Nato, schierate sul confine orientale dell’Alleanza a seguito del conflitto in Ucraina - le Forze Armate hanno sempre contribuito alla pace e alla sicurezza internazionale, rafforzando così la condizione e il prestigio dell’Italia e riscuotendo grande considerazione per il lavoro svolto e per gli importanti risultati conseguiti.
Oltre dodicimila militari italiani operano, in questo periodo, con professionalità e competenza, in circa cinquanta missioni, distribuite in tre diversi continenti, inseriti in contingenti sotto l’egida delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e della Nato, o in missioni nazionali, agendo con apprezzato rispetto nei confronti delle popolazioni locali.
Domani, al monumento al Milite Ignoto, ricorderemo tutti coloro che hanno sacrificato la vita per consentirci di vivere in un Paese libero e prospero. A loro, alla loro memoria va la riconoscenza della Repubblica. Ai loro familiari il pensiero e l’abbraccio di tutti gli italiani.
Desidero esprimere sentimenti di apprezzamento e di riconoscenza a tutte le donne e gli uomini in divisa, impegnati in operazioni in Italia e all’estero; e ai loro familiari. Sono contraddistinti da spirito di servizio, da altruismo, da coraggio, da abnegazione, da amor di Patria. Il servizio quotidiano dei militari lo conferma ogni giorno.
Rivolgo i complimenti più alti ai nove nuovi decorati. Sono certo che continueranno a operare al servizio dell’Italia, con la grande professionalità e dedizione che hanno manifestato e per le quali sono stati insigniti. Congratulazioni e auguri".
Così il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel suo intervento in occasione della Cerimonia di consegna delle onorificenze dell’Ordine Militare d’Italia.
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