
- Prima Notizia 24
- Roma - Lunedì 18 Maggio 2026
Medio Oriente, media: Teheran propone lungo stop al programma nucleare e trasferimento dell'uranio in Russia
L'Iran presenta un piano in 14 punti per congelare le attività atomiche e sbloccare lo Stretto di Hormuz. Washington gela le aspettative giudicando il documento insufficiente e paventa il rischio di un nuovo conflitto.
La diplomazia internazionale si muove in un clima di estrema tensione nel tentativo di frenare l'escalation in Medio Oriente. Il ministero degli Affari Esteri iraniano ha comunicato ufficialmente di aver risposto all'ultima proposta statunitense: "Abbiamo risposto all'ultima proposta Usa".
Il documento modificato, consegnato a Washington tramite la mediazione del Pakistan, è strutturato in 14 punti e, come confermato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, "la nuova proposta in 14 punti si concentra sulla fine della guerra". Fonti pakistane interpellate da Reuters hanno tuttavia espresso forte preoccupazione per lo stallo delle trattative, sottolineando che "non abbiamo molto tempo" a causa del continuo mutamento degli obiettivi da parte di entrambi i Paesi.
Sul fronte dei contenuti, secondo indiscrezioni rilanciate da Al Arabiya, la contromossa di Teheran prevede la richiesta di una tregua prolungata e l'apertura graduale dello Stretto di Hormuz con il coinvolgimento di Pakistan e Oman.
Sul piano scientifico, l'esecutivo iraniano si sarebbe detto pronto ad accettare un lungo stop alle attività atomiche anziché lo smantellamento totale, ponendo come vincolo il trasferimento dei circa 400 kg di uranio altamente arricchito a Mosca anziché negli Stati Uniti.
Sul fronte dei risarcimenti, i negoziatori avrebbero rinunciato alle richieste pecuniarie chiedendo in cambio ampie concessioni economiche.
Parallelamente, il Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale dell'Iran ha ufficializzato una stretta strategica sulle rotte marittime: "Creato organismo che gestirà lo Stretto di Hormuz". Il nuovo ente, denominato Autorità dello Stretto del Golfo Persico, ha già attivato un canale ufficiale X (Pgsa) avvertendo che "la navigazione entro i confini stabiliti dello Stretto di Hormuz, precedentemente definiti dalle forze armate e dalle autorità iraniane, è subordinata al pieno coordinamento con tali entità e il passaggio senza autorizzazione sarà considerato ilegal".
La reazione di Washington alle mosse di Teheran si è dimostrata gelida. Come riferito da fonti governative citate da Axios, la Casa Bianca valuta la bozza in 14 punti come decisamente "insufficiente" e priva di avanzamenti reali, intravedendo il serio "rischio di una ripresa della guerra".
Lo stesso presidente Donald Trump ha manifestato tutto il suo scetticismo in un'intervista rilasciata a Fortune: "L'Iran fa un accordo e poi manda un documento diverso", aggiungendo che la controparte "non vede l'ora di firmare" ma poi formula testi privi di correlazione con i patti stipulati.
Il capo dello Stato americano ha inoltre reiterato i suoi duri avvertimenti ai leader iraniani: "L'Iran accetti l'accordo o non rimarrà nulla". Per definire le prossime mosse, il tycoon ha convocato d'urgenza i suoi principali consiglieri di sicurezza (tra cui il vice JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il direttore della Cia John Ratcliffe) presso il suo golf club in Virginia, in vista di una riunione formale della Situation Room.
La pressione statunitense si starebbe muovendo anche sul piano multilaterale, avendo incassato l'impegno formale della Cina a bloccare le forniture militari verso la Repubblica Islamica. In questo quadro di precarietà si inserisce anche l'asse strategico tra Washington e Tel Aviv, confermato da una fitta consultazione telefonica tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il leader israeliano ha chiarito gli scenari operativi di un eventuale allargamento del conflitto: "Se decidesse di riprendere le ostilità con l'Iran, è probabile che Israele verrà chiamato a partecipare", confermando la totale prontezza dei propri apparati d'attacco.
Più a nord, anche il Libano ha voluto delineare i propri confini invalicabili per la diplomazia. Il presidente Joseph Aoun, durante un vertice con i sindacati agricoli, ha blindato la piattaforma negoziale di Beirut: "Il quadro di riferimento che il Libano ha stabilito per i negoziati consiste nel ritiro israeliano, nel cessate il fuoco, nel dispiegamento dell'esercito lungo i confini, nel ritorno degli sfollati e nell'assistenza economico-finanziaria a Beirut", bollando come "errata qualsiasi altra ipotesi" e concludendo che "è mio dovere fare l'impossibile e qualsiasi cosa costi il meno possibile per fermare la guerra contro il Libano e il suo popolo".
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Prima Notizia 24














