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  • Roma - Lunedì 17 Agosto 2026

Medio Oriente, Trump: "Meglio che Israele non attacchi Gaza"

Il presidente Usa avverte Mascate sulle rotte di Hormuz e sostiene che Hamas sia pronta al disarmo. Intanto Teheran alza il tiro e scoppiano scontri tra clan a Gaza.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alza la tensione nel Golfo e lancia un avvertimento diretto a Mascate durante un'intervista rilasciata a Fox News: "Se l'Oman si mette di mezzo, lo bombarderemo senza pietà".

Le affermazioni giungono mentre Teheran dichiara di aver avviato contatti con l'Oman per la riapertura dello Stretto di Hormuz. A confermare il clima di forte stallo è anche una fonte governativa iraniana, che alla Reuters ipotizza un'escalation lungo la rotta strategica e nell'intera regione qualora i canali diplomatici con Washington dovessero fallire, prefigurando una svolta da una postura difensiva a una di natura offensiva.

Teheran avrebbe fissato un ultimatum di poche settimane per dare piena attuazione al memorandum d'intesa con gli Stati Uniti. Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, nei due mesi di cessate il fuoco ormai giunti a scadenza l'Iran avrebbe intensificato la produzione di droni e missili e riorganizzato i propri vertici in vista di un allargamento delle ostilità.

In questo scenario si inserisce anche il lancio notturno di due droni Hadid-110 diretta verso l'ufficio del primo ministro della regione del Kurdistan, Masrour Barzani, e la residenza del capo della sicurezza a Pirmam; un'azione priva di vittime ma fermamente condannata dalla Direzione Generale per l'Antiterrorismo (CTD).

Parallelamente, la Casa Bianca tenta una linea di contenimento nei confronti dello scacchiere palestinese: "Sarebbe meglio se gli israeliani non attaccassero Gaza", ha dichiarato ancora Trump a Fox News, motivando la richiesta con la garanzia che "Hamas ha accettato di deporre le armi".

Sul campo, intanto, la Striscia resta attraversata da gravi disordini interni. Filmati diffusi sui social documentano violente proteste nel nord dell'enclave durante le esequie dei fratelli Wasim e Hassan Abu Warda, esponenti di spicco dell'omonimo clan uccisi a colpi d'arma da fuoco nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City. La famiglia accusa direttamente le brigate di Hamas, lamentando l'uccisione di ben 15 propri appartenenti nel quadro di una faida più ampia. Tali frizioni, secondo fonti locali, sarebbero esasperate dalla prospettiva di un imminente disarmo forzato delle milizie e delle fazioni, previsto dai passaggi attuativi del piano statunitense.

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