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  • Roma - Mercoledì 12 Agosto 2026

Messi, l'addio al padre Jorge in una lettera: "Non ci credo ancora, non so per quanto tempo giocherò"

Il fuoriclasse argentino ricorda il genitore scomparso a 68 anni. Il dolore per il Mondiale, il vuoto per il futuro e la gratitudine: "Sei stato papà, amico e procuratore".

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Un dolore profondo e una riflessione amara sul proprio futuro. Lionel Messi affida ai social network il suo commosso saluto al padre Jorge, scomparso all'età di 68 anni a causa di una lunga malattia, ripercorrendo la loro vita insieme, la vicinanza nei momenti chiave della carriera e l'amarezza legata alle sue ultime condizioni di salute.

"Non posso credere che te ne sei andato. Non riesco a credere che non ti vedrò più, che non parleremo più. So che stavi soffrendo e che è stato meglio così, ma te ne sei andato troppo presto. Avevamo ancora molto cose da goderci insieme", scrive il capitano dell'Argentina.

Nel suo messaggio, Messi rievoca i giorni del torneo e l'impossibilità per il genitore di seguirlo da vicino: "Mi avevi chiesto di giocare l’ultimo Mondiale, ma qualche giorno prima che iniziasse sei peggiorato. E’ stata la prima volta che non mi hai seguito in un torneo, mamma mi diceva che saresti migliorato col tempo e che avresti potuto viaggiare e io ti dicevo che saremmo arrivati in finale.

Dopo ogni partita aspettavo un tuo messaggio, lì ho capito quanto la situazione fosse difficile e io non smettevo di pensare di dover arrivare il più lontano possibile per darti il tempo di venire a vedere una partita.

Siamo arrivati in finale ma tu non potevi esserci. Volevo vincere per portarti la Coppa di nuovo. Non è stato possibile, le mie gambe non ne avevano più, ho provato a spingermi oltre i miei limiti, ma non ci sono riuscito. Non mi sono mai sentito bene".

Il campione argentino ripercorre poi il momento del rientro dopo la sconfitta ai supplementari contro la Spagna, decisa dalla rete di Ferran Torres: "Quando sono tornato pensavi che avessimo perso la finale ai rigori. Non siamo riusciti a parlare di nulla di tutto quello che è successo. Non hai potuto goderti niente. Non siamo diventati campioni, ma non sai quanto ci siamo goduti ogni partita. Ancora una volta, avevi ragione: dovevo esserci e giocarla.

Ti racconto questo perché è stata l’unica cosa di cui non siamo riusciti a parlare, perché tutto il resto già lo sai. Ci parlavamo tutti i giorni e ci vedevamo quando era possibile. Non so cosa farò senza di te, non so come andare avanti. Io giocavo soltanto a calcio e adesso ho parecchi dubbi sul fatto che continuerò a farlo ancora per molto tempo.

Sei stato al mio fianco fin dall’inizio e mancava così poco alla fine. Perché non hai resistito ancora un po’ e non abbiamo concluso questo percorso insieme?

So che la tua felicità era vedere stare bene la tua famiglia, tua moglie, i tuoi figli e, soprattutto, senza che gli altri lo sapessero, vedere giocare me…Fin da piccolo è sempre stato così. Mi portavi a tutti gli allenamenti appena tornavi dal lavoro. A molti mi accompagnava mamma perché tu stavi lavorando. Ovviamente, alle partite non ne saltavi nemmeno una. Quanto soffrivi guardandomi e quanto ti divertivi, anche se non mi facevi mai molti complimenti. Sei stato papà, amico e procuratore".

A chiudere la lettera è il ricordo della figura paterna come guida costante di vita e di famiglia: "Eri sempre la persona che dovevi essere in ogni momento e non hai mai sbagliato nulla. Al di là di qualche rimprovero o litigio, avevi sempre ragione. Alla fine, le cose andavano sempre come dicevi tu. Mi mancherai tantissimo, ma sarai sempre presente, soprattutto nell’educazione dei miei figli, perché insegno loro e li educo come avete fatto voi con me. Riposa in pace e prenditi cura di noi da lassù, come facevi qui. Grazie di tutto. Ti amo, papà".

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