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  • Prima Notizia 24
  • Sabato 25 Aprile 2026

Middle class, la crisi è solo un mito: il ceto medio cambia volto e cresce ancora nel mondo

Tra crisi del lavoro tradizionale, nuove professioni e spinte globali, il ceto medio arretra in parte dell’Occidente ma cresce con forza in Cina e India, smentendo la narrazione di un declino uniforme.

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Nella società contemporanea, sempre più frammentata e polarizzata, il ceto medio viene spesso descritto come una realtà in declino. Eppure, se si allarga lo sguardo oltre i confini nazionali e si osservano le dinamiche globali, il quadro appare molto meno lineare e per certi aspetti persino in controtendenza.

Nel Sud Europa, Italia compresa, gli ultimi quindici anni hanno lasciato ferite profonde. Alla crisi economica si sono sommate instabilità politiche quasi sempre figlie della stessa fragilità strutturale, con un aumento del rischio di povertà, della disoccupazione, della sottoccupazione e delle condizioni di deprivazione che hanno colpito ampie fasce dei ceti medio-bassi.

A pesare, in questi Paesi, non è stato soltanto il ridotto valore aggiunto di molti comparti tradizionali, ma anche l’effetto del labour saving legato all’innovazione tecnologica, che ha ridotto il fabbisogno di manodopera in numerosi settori. Un processo che ha contribuito a rendere più vulnerabile una parte significativa della classe media, soprattutto quella meno protetta e meno specializzata.

Diverso il quadro nel Nord Europa, dove i ceti medi hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta e, in molti casi, anche di crescita. Qui hanno inciso positivamente competenze, competitività individuale e un sistema economico capace di valorizzare il rendimento professionale, con effetti visibili anche sul reddito nazionale.

In questi Paesi il welfare ha continuato a svolgere una funzione decisiva, proteggendo occupazione e redditi e consentendo ai ceti medi di resistere all’erosione del proprio equilibrio sociale. Allo stesso tempo, lo Stato sociale ha favorito l’ingresso di nuove figure professionali, contribuendo a rinnovare la composizione della classe media.

Negli Stati Uniti, invece, la crisi del ceto medio si è manifestata prima che nel Sud Europa. A determinarla è stato soprattutto l’impatto del digitale, che ha trasformato in profondità l’economia e i rapporti di forza globali, favorendo l’ascesa dei ceti medi legati alla tecnologia e all’innovazione, ma esponendo quelli tradizionali a un crescente rischio di sostituzione e impoverimento.

Se in Europa e in Canada i ceti medi continuano in larga parte a resistere, negli Stati Uniti si assottigliano e cambiano identità. In America Latina, invece, il loro sviluppo resta sostanzialmente fermo, mentre in Cina e in India si assiste a una fase di forte espansione, accompagnata dalla crescita economica e dall’aumento del benessere.

Secondo numerosi osservatori internazionali e diverse agenzie di rating, la classe media cinese avrebbe ormai superato quella americana in termini numerici. Un dato attribuito alla stabilità del lavoro e delle retribuzioni, pur in un contesto interno fortemente competitivo, nel quale carriera e avanzamento sociale continuano a rappresentare valori centrali.

In Cina, infatti, la spinta al miglioramento individuale si intreccia con lo sviluppo del terziario e dei servizi, che rafforzano il mercato interno e consolidano il ruolo dei ceti medi come protagonisti dei consumi. In India il fenomeno segue una traiettoria simile, anche se resta segnato da profonde disuguaglianze tra grandi aree urbane e periferie, sia sul fronte dei salari sia su quello del costo della vita.

Nelle grandi metropoli indiane, tuttavia, la classe media è cresciuta in modo impressionante, fino a diventare uno dei motori del consumo e della mobilità sociale. È quella fascia che oggi alimenta anche il turismo internazionale di fascia alta, compreso quello che arriva in Italia.

Per centinaia di milioni di asiatici, la classe media rappresenta ancora un traguardo di promozione sociale e di accesso al benessere. Per questo, nel bilancio complessivo, la middle class mondiale non sembra affatto in cattiva salute: in Asia cresce con vigore, mentre in Occidente affronta una fase di trasformazione, segnata dal declino dei vecchi colletti bianchi e dalla contrazione della piccola borghesia autonoma, ma anche dall’emergere di nuove professionalità.

In un tempo in cui è spesso più semplice immaginare scenari distopici che futuri desiderabili, resta comunque uno spazio per la speranza. E forse proprio l’evoluzione del ceto medio, più che la sua scomparsa, racconta il vero cambiamento del nostro tempo.

(Angela Casilli)

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