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  • Roma - Lunedì 24 Agosto 2026

Migranti, la Sea Watch 5 bloccata per 45 giorni dal Viminale. L'Ong attacca: “Non collaboriamo con i criminali”

Nuovo fermo amministrativo per la nave tedesca dopo il soccorso del 13 agosto: scontro aperto tra maggioranza e opposizioni sulle autorità libiche.

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Nuovo fermo amministrativo per la Sea Watch 5, la nave battente bandiera tedesca bloccata per 45 giorni con una sanzione di 7.500 euro a seguito delle operazioni di soccorso condotte lo scorso 13 agosto in acque internazionali e del successivo sbarco di 6 persone nel porto di Napoli.

A motivare la misura è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi su X: “L’imbarcazione, battente bandiera tedesca, non ha rispettato ancora una volta gli obblighi di legge previsti per le operazioni in mare”. Il titolare del Viminale parla di “una grave violazione delle normative: le attività di ricerca e soccorso in mare devono essere gestite e coordinate dagli Stati competenti, non dalle Ong”.

Forte la controreplica dell'organizzazione non governativa che spiega le ragioni del mancato contatto: “Sea-Watch 5 è stata fermata per 45 giorni con l’accusa di non aver cooperato con le autorità libiche. È vero: giovedì 13 agosto, dopo aver soccorso 6 persone in acque internazionali, abbiamo informato l’Italia e i Paesi europei limitrofi, ma non il cosiddetto centro di coordinamento per il soccorso marittimo libico, un’autorità fantoccio che serve a legittimare e rendere interlocutore accettabile quegli uomini e trafficanti che, poco dopo il soccorso, ci hanno puntato contro un fucile intimandoci di allontanarci dal ‘loro territorio’”.

La Ong prosegue chiedendosi: “Sono queste le ‘autorità competenti’ a cui si riferisce il ministro Piantedosi? Le stesse a cui l’Italia ha versato un miliardo di euro in navi, fondi e addestramento, per poi vederle usare regolarmente per catturare e uccidere persone in mare, e riportarle nei lager gestiti dai trafficanti?”.

Secondo l’organizzazione “l’Italia e l’Europa hanno dato, e continuano a dare, legittimità e protezione a questi criminali, trasformando il Mediterraneo in un far-west. Non sono fantasie: a questi fatti corrispondono nomi e cognomi precisi. Non ci siamo dimenticati di personaggi come Bija, Almasri e Saddam Haftar: criminali internazionali accusati, tra gli altri reati, di traffico di esseri umani, con cui il Governo italiano ha stretto, e continua a stringere, accordi”.

La nota dell'Ong si chiude con un affondo diretto: “Noi non collaboriamo con criminali e trafficanti. Il Governo italiano può dire lo stesso?”.

Il provvedimento accende il dibattito politico. Per l'opposizione interviene il co-portavoce di Europa Verde e deputato Avs Angelo Bonelli: “A Rimini la destra ascolta il Papa e applaude quando afferma che le persone contano più dei confini. Ma mentre quelle parole venivano pronunciate, il ministro Piantedosi sequestrava la Sea Watch, multandola per 7.500 euro, colpevole di aver salvato in mare 6 migranti e un bambino”.

Di segno opposto la reazione del governo affidata al ministro per gli Affari europei Tommaso Foti: “Stupisce la domanda di Sea-Watch al Governo italiano. La risposta è affermativa, senza esitazioni. Il Governo Meloni è in prima linea nella tutela della legalità e nella lotta ai trafficanti di esseri umani: difendiamo i confini, contrastiamo l’immigrazione illegale, lavoriamo per diminuire gli sbarchi e rendere effettivi i rimpatri di chi non ha diritto a restare in Italia. Un percorso che portiamo avanti anche in Europa e che sta raccogliendo sempre più sostegno e consensi tra gli altri Stati membri, orientando le politiche comunitarie in questa direzione”. Foti evidenzia infine che “quanto alle Ong c’è una regola semplice che vale per tutti: le leggi si rispettano, anche quando non si condividono”.

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